«Lavoro, la delega estenderà i diritti»

07/05/2002





Per il premier la riforma creerà occupazione – Fini: non ritireremo le modifiche all’art. 18 – Tremonti incontra i sindacati sul fisco
«Lavoro, la delega estenderà i diritti»
Pezzotta: il dialogo dipende anche dalle confederazioni, i veti non servono – Angeletti: ora aspettiamo le indicazioni del Governo

Lina Palmerini
ROMA – Alla platea dei candidati della Casa delle libertà per il voto amministrativo del 26 maggio, Silvio Berlusconi detta la linea su uno dei temi più spinosi della campagna elettorale. La riforma dell’articolo 18 diventa infatti uno dei passaggi principali del discorso del premier e, anche, l’argomento forte per attaccare la sinistra conservatrice. Euforico per i risultati elettorali francesi, Berlusconi intesta al Centro-destra la leadership riformista insidiata, a suo giudizio, dal l’opposizione. «Se potessimo fare le riforme senza l’opposizione della conservazione – ha detto – potremmo anche migliorare il risultato sull’occupazione, che nell’ultimo anno è cresciuta di 371mila addetti. Il problema è che in campo c’è una squadra che si oppone sempre, giocano contro di noi anche quando vogliamo fare goal nell’esclusivo interesse del Paese». Le ragioni delle modifiche alla legge sui licenziamenti (inserite nella legge delega che oggi torna all’esame del Senato), sono quelle di «estendere i diritti e non toglierli». Uno slogan chiave, che Berlusconi spiega più nel dettaglio. «La modifica dell’articolo 18 non tocca i diritti di nessuno, di nessuno che ha un lavoro. Con questa riforma vogliamo estendere le tutele a chi non le ha perché in Italia ci sono gli ipertutelati, i tutelati e i niente-tutelati». Insomma, il nuovo articolo 18 «darà la possibilità alle imprese di espandersi sopra i 15 dipendenti, per i giovani del Sud trasformerà i contratti a termine in tempo indeterminato. Vi sembra dunque – ha detto il premier rivolgendosi ai candidati – che sia togliere diritti o non invece darli a chi non li ha? Questo è l’articolo 18». I sindacati, intanto, aspettano per la prossima settimana la convocazione. E anche con impazienza, come dice Savino Pezzotta, che ritiene «urgente» l’apertura di un tavolo «altrimenti ci saranno altre azioni di lotta». Per il momento però parte solo il tavolo di trattativa sul fisco, per quello sul lavoro bisognerà ancora aspettare, come ha confermato Berlusconi. «La convocazione? Non so, vediamo, ci sono ancora dei temi aperti di cui parlare». Ma lo stralcio delle nuove misure sui licenziamenti, come chiedono Cgil, Cisl e Uil, non è proprio all’orizzonte. «Nessuno di noi intende togliere la riforma dell’articolo 18», ha detto il vicepremier, Gianfranco Fini anche se la sintesi politica su come gestire la trattativa è ancora in corso. Si aspetta il ritorno del ministro Maroni, previsto per l’inizio della prossima settimana mentre continuano i contatti informali per non aprire una trattativa al buio. «Il Governo – ha confermato il ministro Marzano – convocherà i sindacati al ritorno del ministro Maroni ma a un tavolo aperto, senza preclusioni che sarebbe inutile». Ma domani si potrebbe aprire la fase del disgelo. Il ministro dell’Economia Tremonti ha convocato i sindacati per discutere della delega fiscale e, se Cisl e Uil si dicono pronte al confronto, la Cgil non ha ancora deciso se andare o no. Già da mercoledì, quindi, si potrebbe profilare un ritorno al passato, alla fase pre-sciopero generale, tra i sindacati. Non a caso, dalla Uil è arrivata una parziale bocciatura alle proposte Cgil sugli ammortizzatori mentre ieri il leader della Cisl ha dato un colpo di freno sull’unità. Un segnale piuttosto significativo, fatto a ridosso di una convocazione. «La possibilità della ripresa del dialogo – ha detto Pezzotta – dipenderà molto dal Governo ma anche dai rapporti interni al sindacato: il diritto di veto non serve a nessuno, né da parte nostra verso le altre organizzazioni, né viceversa. E poi il nostro mestiere è negoziare». E, irritato dalle notizie su suoi incontri con esponenti del Governo, Pezzotta rimette in freezer l’unità sindacale. «Il problema – ha chiarito – è fidarsi a vicenda se non ci si fida è un bel problema parlare di unità. Unità è una parola grossa». La stessa impazienza di Pezzotta di arrivare a un tavolo di trattativa è anche del leader Uil, Luigi Angeletti: «Non possiamo stare a braccia conserte per molto. Ci aspettiamo una convocazione da parte del Governo, ma soprattutto ci attendiamo una nuova proposta sulla delega del lavoro che sia in grado di risolvere il problema dell’articolo 18. Una nuova proposta che prescinda dall’articolo 18. Oggi c’è la necessità di intervenire sui collaboratori coordinati e continuativi». A insistere ancora per un ritorno alla trattativa è Confindustria. «Occorre rimettersi a un tavolo e trovare un accordo riaprendo il dialogo dal libro bianco di Marco Biagi. Anche perché – ha detto Nicola Tognana, vicepresidente degli industriali – credo che le idee del sindacato si stiano stemperando. Poi ci sono altri elementi di cui discutere come il Sud e il sindacato è determinante per favorire l’emersione».

Martedí 07 Maggio 2002