Lavoro, la delega al Senato con mille emendamenti

02/04/2002
La Stampa web








(Del 2/4/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
PARTE OGGI IL VOTO. SI PUNTA A CHIUDERE ENTRO IL 19 APRILE. CLIMA TESO, BERLUSCONI SPERA DI RILANCIARE IL CONFRONTO
Lavoro, la delega al Senato con mille emendamenti
Cofferati: il governo deve cambiare idea. Pezzotta: l´art.18 non si tocca

ROMA

Finita la breve pausa di Pasqua, ricomincia la complessa vicenda della riforma dell´articolo 18. Oggi pomeriggio al Senato inizieranno le votazioni sul disegno di legge delega del governo sul mercato del lavoro, in un clima politico pesante; sullo sfondo, lo sciopero generale proclamato dai sindacati (confederali e non) per il 16 aprile. A suscitare qualche modesta speranza che il braccio di ferro in atto tra Esecutivo e sindacati, le cautissime aperture del presidente del Consiglio Berlusconi, che avrebbe (ma il condizionale è d´obbligo) lanciato a Cgil-Cisl-Uil una profferta di dialogo, anche sull´articolo 18. Come detto, alla Commissione Lavoro del Senato da oggi si comincia a votare sul testo. Il calendario stabilito dal relatore, Oreste Tofani (An) è massacrante: in teoria, entro il 19 aprile la Commissione dovrebbe aver esaminato gli oltre 1.000 emendamenti depositati dai gruppi. Non è escluso, inoltre, che in sede di dibattito parlamentare il governo o i gruppi della maggioranza presentino una serie di modifiche al testo: ad esempio, possibili norme per potenziare gli ammortizzatori sociali. La battaglia si infuocherà durante l´esame dell´articolo 10 della delega, che prevede le modifiche su licenziamenti e arbitrato. Tofani si attende «un serio approfondimento e un sereno dibattito», in attesa di riprendere «il dialogo con le parti sociali dopo lo sciopero generale». Le opposizioni contestano il calendario dei lavori e i Verdi confermano la loro volontà ostruzionistica. Tiziano Treu (Margherita) ricorda che il suo partito ha presentato un pacchetto di emendamenti sugli ammortizzatori sociali. Un eventuale «no» della maggioranza, e la conferma della norma sull´art. 18 farà sì che «in Commissione ci sia guerriglia». E i sindacalisti si attrezzano a questi 15 giorni che si annunciano particolarmente tesi. In un´intervista al quotidiano spagnolo «El Pais», Sergio Cofferati ribadisce sia la sua volontà di abbandonare la Cgil al termine del suo mandato, il 29 giugno, che l´intenzione di tornare alla «sua» Pirelli senza un immediato salto alla politica. «La sinistra? – afferma il sindacalista – la proposta politica deve essere anteposta al problema della leadership». Quanto alla contesa sull´articolo 18, Cofferati ribadisce le ragioni della posizione sindacale, e conclude affermando che «la legittimità del governo è fuori discussione, ma non condividiamo la sua politica economica e sociale. Il nostro obiettivo – spiega – è obbligare questo governo ad arrivare a un accordo che sia positivo per i lavoratori che rappresentiamo. Questo è tutto». Intervistato dall´«Ansa», il numero uno della Cisl, Savino Pezzotta, richiama i senatori che si accingono ad esaminare la riforma del governo al «buonsenso»: «Speriamo che in quella sede si capisca che la modifica dell’art.18 crea solo tensione sociale e impossibilità di dialogo – afferma – e pertanto il Parlamento, che rappresenta gli interessi generali del Paese, elimini dal provvedimento i riferimenti all’art.18. La questione è tutta lì». Tempo e modo per ricucire c´è: basterebbe abbandonare la riforma contestata, e riprendere il confronto con le parti sociali sugli ammortizzatori sociali e il «Libro Bianco» di Marco Biagi. Se invece il dialogo sociale «è un prendere o lasciare – rimarca Pezzotta – allora lo sciopero generale è la prima reazione che si dà, poi si vedrà». Per la Uil, il segretario confederale Franco Lotito afferma che in Italia è in atto «uno scontro sociale con chiare implicazioni politiche». «È una sfida rivolta al sindacato dal governo e dalla Confindustria – spiega – ma aggredire il sindacato significa aggredire l’area riformista del paese». Quanto alla previdenza, il sindacalista va all´attacco sulla decontribuzione per i nuovi assunti: «Potrebbe mai il sindacato dire di sì a un regalo di 5 punti di decontribuzione alle imprese? C’è una ventata di follia che attraversa il ministero: si immagina che gli interlocutori siano dei cretini». E sullo scontro sociale interviene anche il presidente di Confindustria Antonio D´Amato, per il quale la partita non si gioca sull’art.18, ma «più in generale sulle riforme». «È vero che si è determinato un livello di conflittualità molto al di sopra delle righe – ammette – ma bisognerebbe sedersi intorno ad un tavolo, esaminare le proposte del governo, entrare nel merito delle singole questioni». Invece, rimarca D’Amato, «quando ci si appresta a creare lavoro, correggere le iniquità sociali, aumentare la capacità competitiva delle nostre aziende, far crescere le imprese, c’è sempre qualcuno che alza i toni o si tira fuori: come quando abbiamo firmato l’accordo sui contratti a tempo determinato e la Cgil non c’era».

r. gi.