Lavoro, la Cisl apre a Maroni

05/10/2001
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Lavoro, la Cisl apre a Maroni
Venerdì 5 Ottobre 2001
LE CONFEDERAZIONI DIVISE SULLE DELEGHE. SI APRE IL BRACCIO DI FERRO FRA TREMONTI E I SINDACI. I COMUNI CONTESTANO I TAGLI AI TRASFERIMENTI
Cgil e Uil decise a far quadrato: qui salta tutto
Roberto Giovannini
 
ROMA Il fronte sindacale già si sfarina, il giorno dopo l’affondo del ministro del Welfare Maroni? È troppo presto per dirlo, anche se i segnali di «articolazione» tra le confederazioni sono evidenti. Un’articolazione che appare evidente sul tema della riforma del mercato del lavoro, della contrattazione e della flessibilità: durissima ostilità da parte di Cgil e Uil alle proposte contenute nel Libro Bianco di Maroni, ma la Cisl al contrario «apre» con decisione. Più compatto, invece, è il «no» sulla delega legislativa sulle pensioni, così come il rifiuto dell’abbandono della concertazione a favore del «dialogo sociale» propugnato dall’Esecutivo.
Sono due dirigenti di peso della Cisl – Pierpaolo Baretta e Raffaele Bonanni – a scendere in campo, definendo il Libro Bianco sul lavoro «un’opportunità e un terreno di negoziato vero», con «spunti interessanti», ma anche «molte insidie da rimandare al mittente». La Cisl è dunque decisa ad «andare a vedere le carte», afferma Raffaele Bonanni, per il quale «sbaglia Cofferati quando parte lancia in resta prima della discussione, e sbaglia Maroni se intona il de profundis della concertazione». Baretta chiede a tutto il sindacato di «accettare la sfida del governo». Un appello respinto da Cgil e Uil. «Vogliono rompere tutto – spiega Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil – ma non possono pensare che resteremo a guardare. Pagheranno le conseguenze di aver scelto la strada indicata da Confindustria». Stesso discorso dalla Uil. «Se il governo vuole il conflitto torneremo a fare il nostro mestiere», afferma il numero due della Uil, Adriano Musi. Addio moderazione salariale, minaccia il leader, Luigi Angeletti: finita la concertazione, «salta la politica dei redditi e anche il riferimento all’inflazione programmata. E se governo e imprenditori si riterranno liberi da ogni vincolo non si potrà chiedere coerenza ai sindacati». Intanto, a margine, è scontro istituzionale tra il presidente del Cnel Pietro Larizza e il ministro Maroni. Larizza paventa una «disdetta unilaterale degli accordi del luglio ’93» da parte del governo; Maroni lo accusa di «sposare tesi infondate e strumentali» sostenute «dalla sinistra veterocomunista».
Era noto da tempo che sulla discriminante della flessibilità e del depotenziamento del contratto nazionale era possibile per il governo inserire un cuneo tra Cofferati e Pezzotta, con la Uil in posizione intermedia. Non è certo casuale il riferimento del ministro Maroni alla vicenda dei contratti a termine e al contrasto sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Tra l’altro, il Libro Bianco sul contiene espliciti riferimenti a storiche richieste della Cisl: sì a forme di partecipazione (anche azionaria) dei lavoratori in impresa, e il rifiuto di leggi di regolamentazione della rappresentanza sindacale. I commenti di ieri hanno evidenziato che sotto questo profilo l’«operazione cuneo» ha funzionato egregiamente. Forse, però, il governo potrebbe aver commesso due errori, che rischiano di ricompattare ciò che potrebbe essere separato: l’aver posto una grande enfasi sul superamento della concertazione – che per la Cisl è più che un metodo, ma è una politica – e l’aver presentato contestualmente una proposta di riforma delle pensioni la cui necessità il sindacato di Via Po contesta alla radice da anni. Con un paradosso: sulle pensioni, da sempre, è la Cgil a mostrare più disponibilità a tagli e aggiustamenti della riforma Dini.
Intanto, sulla Finanziaria da registrare un botta e risposta tra il ministero dell’Economia e i sindaci dell’Anci. Tremonti contesta che la manovra sottragga 9.000 miliardi (4,65 miliardi di euro) della compartecipazione Irpef ai bilanci comunali; il sindaco di Firenze e presidente Anci Leonardo Domenici critica la riduzione della compartecipazione, e protesta ancora contro i tagli di 1.000 miliardi ai trasferimenti. Al Tesoro infine si si stringono i tempi per accelerare l’operazione di vendita degli immobili pubblici via cartolarizzazione. L’obiettivo è incassare 7.000 miliardi già entro la fine dell’anno, fondamentali per centrare gli obiettivi di deficit concordati con Bruxelles.
 

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