Lavoro interinale: Italia sotto tiro Ue

08/02/2002





Va abolita la cauzione chiesta alle societ� europee
Lavoro interinale: Italia sotto tiro Ue
(DAL NOSTRO INVIATO)

BRUXELLES – Nuova sferzata della Corte di Giustizia europea all’Italia, per garantire una concorrenza pi� intensa ed equa sul mercato del collocamento nazionale. Gli eurogiudici hanno condannato ieri il nostro Paese per aver imposto il versamento di una cauzione di 361.516 € (700 milioni di lire) alle societ� che vogliano aprire in Italia agenzie che offrono lavoro temporaneo. Per mettersi in regola, il Governo dovr� perci� decidere al pi� presto l’abolizione del deposito cauzionale prescritto dalla legge 196 del 1997 (legge Treu). La Corte del Lussemburgo ha, infatti, accolto in pieno la posizione della Commissione europea, e osservato che il deposito cauzionale pu� costituire un ostacolo per le imprese straniere che intendano avviare l’attivit� nella Penisola. Infatti, la richiesta del pagamento della cauzione appare giustificabile nel Paese di origine di un’impresa, ma non per il solo fatto di esercitare l’attivit� in un secondo Paese Ue. La distorsione del mercato appare evidente ai giudici comunitari, in quanto, attualmente, aziende di altri Stati che gi� onorano obblighi finanziari dove hanno la sede principale, sono costrette a pagare una seconda cauzione in Italia, a differenza dei concorrenti italiani che vogliano operare all’estero. Continua cos� l’opera della Corte europea in favore di una equa liberalizzazione del mercato del collocamento in Italia, iniziata con la condanna del monopolio pubblico con la famosa sentenza �Job Centre� nel 1997. In realt� la sentenza di ieri (C-279/00), ha censurato tre aspetti della legge Treu, ma due di questi erano gi� stati "corretti in corsa" e modificati dal legislatore italiano. La legge originariamente prevedeva, infatti, alle agenzie per il lavoro temporaneo di avere sede legale o una filiale in Italia e di versare la cauzione presso un istituto bancario italiano. Due chiare violazioni della libera prestazione di servizi (articoli 49 e 56 dei Trattati Ue). Su questi due punti, la legislazione italiana � stata per� gi� cambiata garantendo che la sede dell’azienda pu� essere anche in un �altro Stato membro dell’Unione europea�, cos� come la banca dove versare la cauzione. La Commissione Ue non ha per� accettato di ritirare il ricorso ritenendo che anche il pagamento della cauzione in s� costituisse un ostacolo alla libera concorrenza e una violazione degli articoli 49 e 56, per il doppio onere imposto alle imprese non italiane. Una considerazione che � stata ripresa in pieno dai giudici di Lussemburgo, obbligati comunque a esprimersi su tutti e tre le contestazioni originarie dell’Esecutivo Ue, e molto netti nel prevedere la condanna dell’Italia per tutti e tre, includendo anche il versamento del deposito cauzionale che � ancora previsto dalla nostra normativa.
Enrico Brivio

Venerd� 08 Febbraio 2002