LAVORO INTERINALE – ACCORDO DI VERIFICA L. 196/97 DEL 22.11.1999

    Oggi 22 novembre 1999 in Roma si sono incontrate le delegazioni contraenti il primo Contratto Nazionale delle Imprese di lavoro temporaneo sottoscritto il 28 maggio 1998.

    Le parti concordano nel valutare positivamente i risultati derivanti dall’applicazione dell’istituto del lavoro temporaneo da parte di tutti i soggetti interessati, che nella pluralità di missioni hanno la possibilità di effettuare esperienze concrete in differenti realtà produttive, ed a porsi nel mercato del lavoro stabile nelle migliori condizioni professionali.

    Le parti registrano che l’alto numero dei lavoratori temporanei avviati nel primo semestre 1999, insieme alle importanti stime di crescita occupazionale per i prossimi anni, sono certamente indicativi della positività con cui lo strumento risponde alle finalità prefissate dalla legge, sia di crescita delle occasioni di lavoro sia di notevole gettito fiscale e contributivo per l’intero Paese.

    Se i risultati di una prima applicazione del lavoro temporaneo sono complessivamente positivi, non vanno dimenticati alcuni limiti ancora oggi presenti nell’impianto della legge 196/97.

    Le parti concordano altresì sul fatto che il lavoro temporaneo debba svolgersi in un quadro di relazioni sindacali consapevoli e nell’ambito di regole certe di applicazione dell’istituto, che rimane connotato nella sua essenzialità.

    Considerato quanto sopra, le parti auspicano un intervento urgente da parte del Governo per affrontare le seguenti tematiche:

    Formazione
    La formazione è certamente la scommessa fondamentale del lavoro temporaneo: quella cioè, non solo di essere strumento utile a creare nuova occupazione – facilitando l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro -, bensì di essere soprattutto strumento capace di formare quelle professionalità, vecchie e nuove, richieste dalle aziende che oggi sono già mancanti all’interno del mercato del lavoro italiano.

    Sono pertanto fondamentali procedure più snelle ed operative per rendere più agevole il diritto dei lavoratori alla formazione come avviene negli altri paesi europei che hanno previsto l’obbligatorietà degli investimenti formativi.

    Ciò considerato le parti reputano necessario sostituire l’attuale regolamentazione prevista dall’art. 5 della legge con una norma che demandi all’Ente Bilaterale del settore del lavoro temporaneo, già previsto dal relativo Contratto collettivo nazionale di cui al comma 5, art. 11 della legge 196/97, la definizione delle procedure di gestione e controllo degli interventi formativi.
    E’ sin d’ora condivisa dalle parti la necessità che l’Ente Bilaterale preveda procedure specifiche per la formazione dei lavoratori temporanei anche sul posto di lavoro ad avvio di missione. Le parti sottolineano che la formazione in avvio di missione si svolge nell’ambito dell’oggetto sociale delle aziende fornitrici di lavoro temporaneo.
    Con riferimento agli importi già versati dalle imprese fornitrici in esecuzione di quanto previsto dall’art. 5 della legge, le parti concordano sulla necessità di una pronta utilizzazione delle risorse già disponibili, attraverso l’Ente Bilaterale.

    Contenuto professionale
    Anche alla luce dell’esperienza pratica ed applicativa dello strumento del lavoro temporaneo, le parti ritengono superabile l’attuale divieto di legge mediante il rinvio alla contrattazione collettiva di categoria della individuazione delle eventuali qualifiche da escludere.

    Utilizzo del lavoro temporaneo
    Anche alla luce dell’esperienza applicativa e concreta dello strumento, le parti valutano importante il ruolo della contrattazione collettiva anche di secondo livello per l’introduzione di casi di utilizzo del lavoro temporaneo oltre a quanto già eventualmente previsto a livello nazionale
    Quanto ai settori dell’edilizia e dell’agricoltura le parti privilegiano la realizzazione di una concreta sperimentazione della legge in entrambi i settori, auspicandosi altresì che la contrattazione nazionale definisca di far rientrare nell’area di intervento del lavoro temporaneo quei profili professionali che hanno caratteristiche assimilabili agli altri settori produttivi che già sperimentano questa modalità di rapporto di lavoro, come, ad esempio, quelle impiegatizie. Le parti valutano positivamente il risultato sin qui raggiunto dalla contrattazione collettiva e concordano sul fatto che debbono essere rapidamente rimossi gli ostacoli al completamento dei settori esclusi e che, anche questo fine l’eventuale decreto sostitutivo di cui all’articolo 11 legge 196/97 possa intervenire per la definizione della percentuale dei lavoratori temporanei.

    Letto, confermato e sottoscritto.

    C G I L CONFINTERIM

    C I S L

    U I L

    CGIL – NIDIL

    ALAI – CISL

    CPO – UIL

    Nota in calce di Confinterim
    Confinterim auspica l’allargamento dell’oggetto sociale delle imprese fornitrici all’attività di intermediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro.
    Si auspica la riduzione dell’impegno complessivo economico a cui le imprese di fornitura sono obbligate per la formazione dei lavoratori temporanei.