Lavoro in affitto senza vincoli

05/03/2003




5 marzo 2003
Lavoro in affitto senza vincoli

La bozza del decreto attuativo della riforma: via i limiti contrattuali

      ROMA – Il terrorismo non ferma l’attività del ministero del Welfare. La riforma del mercato del lavoro «diventerà legge il 13 marzo, 6 giorni prima dell’anniversario dell’uccisione di Marco Biagi», ha ricordato ieri il ministro Roberto Maroni, e le bozze dei decreti attuativi sono già pronte. L’obiettivo è far partire già quest’anno le nuove forme di flessibilità: lavoro «a chiamata», «a progetto», «occasionale», «staff leasing», «job sharing», part-time «elastico». La bozza di decreto sui nuovi contratti atipici, finora riservata, si compone di una quarantina di articoli, che ancora devono essere discussi con le parti sociali. Ma è facile prevedere che su più di un punto il ministero si scontrerà coi sindacati, anche con Cisl e Uil che hanno firmato il Patto per l’Italia. Il decreto prevede infatti una sostanziale liberalizzazione del lavoro in affitto, che potrebbe espandersi a piacimento delle aziende, saltando la contrattazione. Le imprese, si legge nella versione attuale del decreto, potranno ricorrere al lavoro interinale «in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo» (è la formula generica già utilizzata dal governo per la liberalizzazione dei contratti a termine). Vengono così cancellati i limiti previsti dalla legge Treu del ’97, primo fra tutti quello che assegna ai contratti la definizione dei casi in cui il lavoro in affitto è consentito. Inoltre, questa forma di flessibilità viene estesa all’agricoltura e all’edilizia.

      STAFF LEASING - Anche l’articolo che riguarda l’affitto di manodopera a tempo indeterminato, prevede una causale generica. Individua inoltre una lunga lista di settori dove le aziende potranno ricorrervi senza altri ostacoli: facchinaggio, pulizia, manutenzione, vigilanza, call center, installazione d’impianti e lavori di edilizia negli stabilimenti, assistenza informatica, cura della persona, trasporti aziendali, gestione magazzini e archivi. E lascia ai contratti solo l’individuazione di «altri casi» da aggiungere all’elenco.

      LAVORO OCCASIONALE – È una novità assoluta. Potranno svolgerlo disoccupati, casalinghe, studenti ed extracomunitari. Chi ha bisogno di piccoli servizi (assistenza familiare, giardinaggio, insegnanti privati) o di preparare manifestazioni sociali, culturali o sportive o di lavori di emergenza (calamità naturali) o di solidarietà potrà comprare (dove è ancora da definire, ma potrebbero essere le agenzie di lavoro interinale o gli uffici postali) buoni al prezzo di 7,5 euro ciascuno (validi per un’ora ora di lavoro) con i quali pagare gli «occasionali» che poi restituendo gli stessi buoni incasserebbero quasi 6 euro per ora di servizio (il resto andrebbe a Inps e Inail).

      LAVORO A CHIAMATA – Sindacati e associazioni imprenditoriali avranno 4 mesi di tempo per disciplinare con i contratti questa forma di flessibilità, altrimenti lo farà il ministero stabilendo anche l’indennità mensile che dovrà essere corrisposta al lavoratore per la sua disponibilità a prestare servizio secondo le necessità dell’azienda, che però, dice la bozza, dovrà convocare la persona con un preavviso di almeno 24 ore. I lavoratori a chiamata non entreranno nel calcolo dell’organico dell’impresa (ad esempio ai fini della soglia dei 15 dipendenti per l’applicazione dello statuto).

Enrico Marro


Economia