Lavoro, il milione di posti è svanito

31/03/2004


  Economia e lavoro




31.03.2004
Lavoro, il milione di posti è svanito
Il governo canta vittoria per la crescita degli occupati, ma da luglio c’è stata una riduzione di 224mila unità

MILANO Il governo canta vittoria. Nel 2003, dicono i dati Istat, il numero degli occupati è cresciuto di 167mila unità. Un incremento dello 0,8 per cento. Un dato che porterebbe il numero di occupati, in gennaio, a quota 21 milioni 991mila. Mentre il tasso di isoccupazione
è sceso all’8,7 per cento, contro il 9,1 di un anno fa. E il ministro del Lavoro Maroni e il sottosegretario Sacconi si dichiarano soddisfatti.
Sacconi, addirittura, parla di «segnali straordinariamente positivi». Se confrontati con la congiuntura negativa, naturalmente. Le cose, però, a ben vedere stanno diversamente.
Il ritmo di crescita, anzitutto, registra un’ulteriore flessione. A mantenere il saldo in territorio positivo continuano ad essere gli anziani, i lavoratori tra i 50 e i 59 anni che sempre più lentamente riescono ad accedere alla pensione. Il loro numero è passato, in un anno, da 3 milioni 831mila a 3 milioni 943mila. Mentre continua, oltre a quello dell’agricoltura, il calo dell’industria, compensata dal contenuto sviluppo dei servizi. Un dato, per l’economia del Paese, poco confortante. Mentre l’Italia continua a presentarsi spaccata a metà. Nel Mezzogiorno il ciclo di crescita sembra essersi esaurito da un pezzo.
Ma non è solo questo. I dati dell’Istat, spiega Carla Cantone, segretario confederale Cgil, «fotografano» i contratti di lavoro stipulati, non i posti di lavoro effettivi. Come dire, se tu cambi occupazione tre volte in un anno, sempre un solo lavoratore sei, ma i contratti risultato tre. Mentre non vengono sottratti, perché non passano attraverso gli uffici di collocamento, i posti cancellati. Basta vedere le crisi aziendali aperte in questi mesi – e i dati sulla produzione – per capire che non si tratta di cosa da poco. E poi i posti in più sono soprattutto posti precari, contratti a termine.
«Trenta mesi fa, nel luglio 2001 – sottolinea il Nens, il centro studi degli ex ministri ds, Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani – in Italia
gli occupati erano 21 milioni 713mila. La differenza tra gli occupati di allora e quelli di oggi è, quindi, di 278mila unità». Dunque, perché
Berlusconi continua a dire di aver creato un milione mezzo di posti di lavoro? A titolo di documentazione, nei trenta mesi precedenti (allora al governo c’era il centrosinistra) l’incremento era stato di un milione e 318mila unità. E per di più negli ultimi mesi, da luglio in poi, il trend si è invertito. «Gli occupati – sottolineano Visco e Bersani – sono scesi da 22 milioni 215mila a 21 milioni 991mila».
«Il governo canta vittoria – commenta il responsabile Lavoro dei Ds, Cesare Damiano – ma purtorppo il disastro è un disastro. Basta
guardare i dati con serietà». Damiano spiega che dal ’97 al 2001 il tasso di occupazione è cresciuto dal 51 al 55,1 per cento. A ritmo
«europeo». A gennaio 2004 era al 55,8 per cento. «La crescita si è fermata». E a pagarne le conseguenze, continua Damiano, sempre dati alla mano, sono state le donne, i giovani e il Sud.
Se poi si aggiunge che delle nuove posizioni lavorative poste in essere negli ultimi dodici mesi il 43,5 per cento non sono a tempo pieno e/o indeterminato, il quadro è completo. Mentre il governo canta vittoria.
a.f.