Lavoro, il governo tenta di riallacciare il dialogo

04/04/2002
La Stampa web





(Del 4/4/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
AL SENATO PROCEDE FATICOSAMENTE IL VOTO SULLA LEGGE DELEGA
Lavoro, il governo tenta di riallacciare il dialogo
Marzano: da Cofferati aperture insperate. Pronto il riordino del collocamento

ROMA

«L´opposizione fa un ostruzionismo legittimo e civile. Noi cerchiamo di coniugare la velocità dell´iter con il consenso sociale». E´ pacato e conciliante il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi nel commentare il dibattito che in Senato si sta tenendo sulla delega in materia di occupazione. I toni non sono più quelli aspri di appena due giorni fa. L´opposizione stessa ha visto passare alcuni suoi emendamenti (ma ne ha presentati 250 solo per l´articolo 1). Il clima – nell´insieme – si fa più disteso e prelude ad una ripresa delle trattative tra governo e parti sociali, auspicata per dopo lo sciopero generale del 16 aprile. Intanto il medesimo sottosegretario Sacconi ha annunciato che oggi il ministro Maroni diramerà presso gli altri ministri, il decreto legislativo sul riordino del collocamento e anche un «documento» di revisione degli ammortizzatori sociali. Il governo aderirebbe così alla volontà di dialogo da più parti emersa e che suggerisce proprio negli ammortizzatori sociali, il tema da cui riprendere il confronto. Sta di fatto, però, che di questo «documento» si hanno solo labili indizi, al punto che qualcuno pensa che esista solo come buona intenzione e nulla più. Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, ha commentato la proposta di Cofferati in materia di lavoro e ammortizzatori, espressa alcuni giorni fa, come «una apertura che peraltro non pensavamo potesse esserci. Si tratta di una porta socchiusa – ha aggiunto – e se ne riparlerà dopo lo sciopero». Anche il suo collega delle Risorse agricole, Gianni Alemanno, ha lanciato una istanza di dialogo (sia pur con chiusure sull´art. 18): «Bisogna uscire dal vicolo cieco. Il dialogo sociale va condotto a livello della presidenza del consiglio. Il luogo del dibattito è la discussione sul Dpef: bisogna ricostruire la trama del dialogo sociale e vedere quali risorse il governo può mettere sul tavolo per gli ammortizzatori sociali. Lo stralcio dell´articolo 18 però – precisa Alemanno – non è proponibile, sarebbe un regalo a Cofferati». Dunque si conferma nella politica complessiva del lavoro, del collocamento e degli ammortizzatori, l´agenda che riporterà forze sociali e governo intorno a un tavolo. Un invito in questo senso è presente anche nelle parole del leader della cisl, Savino Pezzotta: «Occorre che si cominci a parlare di ammortizzatori». Anche il portavoce di An, Mario Landolfi, ha sottolineato le medesime priorità: «Dopo lo sciopero ripartirà il dialogo. E sicuramente verranno affrontati temi tali, per cui Cofferati e gli altri sindacati non potranno continuare a disertare il tavolo negoziale. Si parlerà, tra l´altro, degli ammortizzatori sociali». La questione lacerante dell´articolo 18 comunque resta: Giorgio Cremaschi, della Fiom cgil, infatti non è convinto che dopo il 16 aprile ci sia una ripresa del dialogo se il governo non recede dalla sua chiusura sull´articolo 18. «L´esecutivo dovrebbe fare un gesto di coraggio e stralciarlo dalla trattativa» suggerisce il segretario della cisl. E anche se Alemanno non vuol sentirne parlare, l´ipotesi non è campata per aria, dato che anche i pasdaran di Confindustria cominciano ad accusare una stanchezza per questa guerra di trincea: il vicepresidente Nicola Tognana, conversando con gli imprenditori di Udine, ha detto che «Il Paese ha bisogno di tre, quattro modernizzazioni e gli accordi volontari sono sempre preferibili alle imposizioni». Sull´articolo 18 però, Tognana si è sbilanciato meno, anche se non è stato perentorio: «quello che vuole il sistema produttivo italiano è di fare una breve sperimentazione». Poi si vedrà. Linea morbida insomma, tanto più che un gruppo di «Imprenditori liberal» che si è raccolto intorno al milanese Riccardo Sarfatti, ha contestato l´intransigenza di D´Amato sul discusso «articolo», «in quanto – dicono in una nota – c´è bisogno di coesione sociale per favorire i consumi e modernizzare il paese, altrimenti, anche se dietro l´angolo c´è il treno della ripresa, l´Italia rischia di non prenderlo». Perfino Rocco Buttiglione, che nei giorni scorsi si era mostrato irremovibile, ha compiuto un gesto distensivo: «Ci siamo lasciati impiccare ad una questione non poi così importante: bisognerebbe ripartire dalla riforma del mercato del lavoro in un mondo che cambia e da un ripensamento dell’impresa, che è società di capitali ma anche comunità di persone». Oggi, al congresso di An, sull´intera questione è attesa una presa di posizione dello stesso vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini.

Raffaello Masci