Lavoro, il governo fa quadrato su Maroni

21/01/2002


La Stampa web






(Del 21/1/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
Lavoro, il governo fa quadrato su Maroni
Oggi D´Amato al Quirinale. Martino: l´art.18 brucia occupazione

ROMA

È l´ora del muro contro muro, su pensioni e licenziamenti. I leader sindacali chiedono seccamente lo stralcio delle norme contestate, e il ministro del Welfare Roberto Maroni replica affermando che «della concertazione, intesa come obbligo di fare accordi con la firma di tutti, non c’è più bisogno». Il lavorìo diplomatico dei giorni scorsi, avviato dopo i colloqui al Quirinale, sembra segnare il passo, mentre i ministri e la maggioranza fanno quadrato intorno a Maroni. Mentre Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione comunista, ha esortato i sindacati a replicare con uno sciopero generale, le varie componenti della coalizione di centro-destra – dal ministro della Difesa, Antonio Martino (Forza Italia) a quello dell’Agricoltura, Gianni Alemanno (An), fino al Ccd-Cdu – hanno espresso il loro appoggio a Maroni. Rivendicando il diritto di governo e Parlamento a governare il paese, senza cedere alle interferenze di un soggetto, come il sindacato, costituzionalmente non preposto ad assumersi la responsabilità delle scelte di politica economica. Dal fronte sindacale, intanto, Sergio Cofferati, leader della Cgil, ha interpretato la presa di posizione dell’Esecutivo come un chiaro segnale del fatto che «non c’è nessuna intenzione di discutere con noi». L’intervento più deciso in favore di Maroni è venuto da Martino, economista, liberista convinto ed esponente di punta della linea dei «falchi» all’interno del governo. «L’articolo 18 dello Statuto è una norma ammazza-lavoro», ha tagliato corto Martino. «Sono convinto – ha detto – che gli italiani, se saranno correttamente informati, non si lasceranno ingannare dalla propaganda sindacale». «Quel vincolo è anacronistico, indifendibile e causa di disoccupazione cronica, di sclerosi della struttura produttiva e di lavoro nero». Il fatto che Maroni abbia dichiarato conclusa la concertazione «è un’ottima notizia», anche se forse «è prematuro» darla per finita. Anche Alemanno – esponente della «destra sociale» di An – dà sostanzialmente ragione a Maroni. «La concertazione – sostiene – non significa unanimismo». «Non vuol dire – prosegue Alemanno – dover trovare per forza un accordo con tutti, ma vuol dire sforzarsi di trovare un’intesa più o meno ampia con il maggior numero possibile di soggetti sulle misure economico-sociali». In questi termini «la concertazione è uno strumento utile e necessario per un governo che non intenda creare fratture sociali». Appoggio a Maroni viene anche dai centristi della maggioranza. «Al sindacato non compete governare», sostiene Bruno Tabacci (Ccd-Cdu), presidente della commissione attività produttive della Camera. «Governo e Parlamento hanno il diritto di modificare l’articolo 18». Dello stesso tenore Mauro Cutrufo, senatore del Ccd-Cdu. «La concertazione – osserva – non è il terzo ramo del Parlamento». Nella polemica si è inserito Bertinotti. Per il sindacato, ha detto il leader di Rifondazione, l’addio unilaterale alla concertazione da parte del governo «è l’occasione buona per rispondere: "La rottura la facciamo noi con lo sciopero generale"». Cofferati, però, non ha raccolto il guanto e per ora si è limitato a ribadire in serata «la contrarietà di merito» della Cgil. Cofferati ha anche criticato il comportamento del governo, fatto di «insulti e di slogan triti e ritriti», come per esempio il riferimento al «diktat». E ora? Qualche segnale – assai flebile – di apertura lo lanciano il relatore sulla delega lavoro alla Camera, Oreste Tofani, che ha detto di sperare in un «confronto sereno» con l’opposizione su un «provvedimento che non è blindato». Stessi inviti alla calma dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Domenico Benedetti Valentini (An). Molto dipenderà dalla posizione che prenderà Confindustria, fin qui particolarmente decisa a invitare il governo ad andare avanti, nonostante le perplessità di molti esponenti della grande industria, preoccupati per l´aggravarsi del conflitto sociale. Oggi il vertice dell´associazione degli industriali guidato da D´Amato verrà ricevuto al Quirinale dal Capo dello Stato.

r. gi.


 
 

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