Lavoro, il governo apre sull´arbitrato

10/05/2002
La Stampa web





(Del 10/5/2002 Sezione: Economia Pag. 19)
IL SOTTOSEGRETARIO OTTIMISTA SUL RITORNO AL DIALOGO. IL CONFRONTO FORSE ESTESO AL DPEF
Lavoro, il governo apre sull´arbitrato
Sacconi: serve una convergenza

ROMA
Nuovi passi avanti verso la distensione dei rapporti tra governo e sindacato. Ieri il sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, ha spiegato che il governo non insisterà sul nuovo arbitrato «secondo equità» previsto dalla delega se il suo impianto dovesse essere modificato dal Parlamento o se le parti sociali non dovessero registrare su quel meccanismo «un´ampia convergenza». L´arbitrato per equità è uno dei punti ritenuti inaccettabili dal sindacato, insieme alle deroghe all´art. 18, sulle quali il governo continua ad insistere. «Le riforme parziali dell´articolo 18 – ha ricordato ieri Silvio Berlusconi in un´intervista a Panorama – si applicano solo nell´ambito della creazione di nuovi posti di lavoro o a quei lavoratori del sud che passeranno da una forma di occupazione precaria, e priva di diritti, a quella a tempo indeterminato, e con tutti i diritti di chi è già occupato. Una riforma come questa, anziché stralciata, dovrebbe essere sostenuta e rivendicata dal sindacato» ha aggiunto Berlusconi. Resta il fatto che dopo la prima parziale schiarita di mercoledì sulla riforma fiscale, la nuova mossa del governo sull´arbitrato può essere interpretata come un nuovo segnale di distensione. «Il testo proposto dal governo, l´arbitrato secondo equità e la ricorribilità al giudice ordinario solo per vizi di procedimento è l´unico che può, verosimilmente, dar luogo ad un arbitrato effettivamente praticato dalle parti. Qualunque attenuazione renderebbe vano lo strumento e perciò inutile» ha affermato ieri Sacconi, che già mercoledì sera, alla Commissione Affari Sociali del Senato, dove la delega è in discussione, aveva detto che il nuovo arbitrato non è considerato «fondamentale» dal governo. «La revisione delle disposizioni in materia di arbitrato introdotta con l’articolo 12 della delega – aveva spiegato Sacconi – non è considerata dal governo un tema fondamentale e quindi non si insisterebbe per il mantenimento di tale articolo nel caso in cui la proposta delineata non dovesse trovare un’ampia convergenza delle parti sociali». Lo stesso Sacconi, dopo gli ultimi sviluppi, si è detto «moderatamente ottimista» sulla ripresa del dialogo a tutto campo tra il governo e le parti sociali. «Vedo – ha detto – che si stanno superando gli atteggiamenti pregiudiziali e vi è una diffusa disponibilità a entrare nel merito delle riforme». La ripresa del confronto con le parti sociali sulla delega, tuttavia, non sarà immediata. Messi in cantiere alcuni punticini in suo favore, il governo parrebbe intenzionato a far decantare ancora un po´ le acque e riproporre il negoziato solo dopo le elezioni amministrative del 26 maggio. Tanto più che la Commissione del Senato, dove si discute la delega, tra pochi giorni sospenderà il lavoro a causa delle elezioni per riprenderlo solo a giugno inoltrato. Il governo, in ogni caso, sta ancora ragionando sull´architettura del tavolo di dialogo, che oltre alle deleghe per le riforme, potrebbe a questo punto investire anche le direttrici di politica economica in vista della definizione del Dpef. Non è stato ancora stabilito se dovrà essere un unico tavolo comprensivo di tutte le materie, o se debbano invece essere aperti più ambiti di confronto e, in quest´ultimo caso che appare più verosimile, che tipo di "scambio" possa esserci tra l´uno e l´altro tavolo. Nel frattempo il governo avrà anche modo di riflettere sull´articolo 18 che pesa sul negoziato, lasciandolo comunque nel percorso e nell´agenda parlamentare. I sindacati insistono nella richiesta di uno stralcio, continuano a sollecitare l´apertura del tavolo, ma almeno la Cisl sembra pronta a cogliere il nuovo clima. «Non siamo insensibili ai segnali del governo», ha detto ieri il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Mi pare proprio che gli elementi di divisione nel mondo sindacale siano tanti» ha detto il presidente della Confindustria, Antonio D´Amato. «Mi auguro – ha aggiunto – che il tavolo riparta il più presto possibile e mi sembra che una parte dei sindacati abbia finalmente voglia di sedersi a un tavolo e dialogare».

Mario Sensini