Lavoro, il governo adotta il modello Milano

14/05/2002

MILANO
Lombardia



Il sottosegretario ieri a Palazzo Marino: «Siamo pronti a firmare un protocollo d’intesa con il Comune»

Lavoro, il governo adotta il modello Milano


Sacconi: l’esperimento delle colf per gli anziani diventerà un progetto pilota in Italia. Il patto esteso a tutte le metropoli

      Milano laboratorio del lavoro. Il governo è pronto a recepire i contenuti del modello ambrosiano e farli diventare nazionali. Per questo sarà sottoscritto un protocollo d’intesa tra Roma e il Comune. Non solo. Il consiglio dei ministri «adotta» anche il Piano di azione locale per l’Occupazione (Lap) e si fa carico di portarlo a Bruxelles. Milano, Roma, Europa. Unite da un filo. Partito da Palazzo Marino. «Già con il Patto del Lavoro – ha spiegato il sottosegretario Maurizio Sacconi, ieri dal sindaco per la consegna ufficiale del Lap – Milano aveva anticipato le politiche nazionali. Adesso, poi, raccogliamo i nuovi spunti che ci arrivano da questo piano per l’occupazione concentrandoci su alcune idee che potrebbero diventare progetti pilota a livello nazionale». Sacconi cita in particolare l’esperimento delle assistenti familiari, che punta a regolarizzare le migliaia di persone (in particolare extracomunitarie) che già si occupano degli anziani, e il progetto destinato al reinserimento degli over 40: «Se funzioneranno a Milano – ribadisce – saranno generalizzabili in Italia. E comunque, anche il Patto deve essere una base per le aree metropolitane: al suo interno ci sono molte cose positive che dimostrano che il Patto è vivo e lotta insieme a noi». La strada seguita da Sacconi e dal ministero che rappresenta trova subito consensi: «La scelta del governo di adottare il modello milanese-lombardo del patto sul lavoro già prevista dal Libro bianco – commenta Massimo Ferlini, leader della Compagnia delle Opere – esalta l’idea della flessibilità locale ed è una buona medicina per sviluppare le occasioni di impiego non solo al nord».

      BIAGI INSEGNA – Insomma: Milano è un passo avanti. E non a caso, come ha più volte ricordato Sacconi, Milano era stata scelta dal professor Marco Biagi come laboratorio dei nuovi progetti in tema di occupazione e inserimento delle categorie a rischio. Anche il documento presentato ieri porta la firma del tecnico assassinato dai terroristi: «E proprio il giorno prima di venire ucciso – insiste Sacconi – Biagi aveva controllato minuziosamente l’ultima parte di questo testo».
      I pilastri del piano per l’occupazione, illustrati ieri dall’assessore Carlo Magri, partono dall’esperienza dello Sportello Milano Lavoro: «Abbiamo cercato di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. E da settembre 2000 al dicembre scorso, sono stati inseriti in banca dati oltre 4 mila disoccupati: con 600 assunti, 638 persone inserite nei corsi di formazione e orientamenti. E sono già stati approvati progetti di assunzione per 1500 posti di lavoro».

      CON ITALIA LAVORO - Durante l’incontro di ieri, il Governo non si è limitato a recepire il piano per l’occupazione e a dare l’ok per la firma al protocollo Comune-Ministero. Sacconi ha annunciato una convenzione con la società pubblica Italia Lavoro, che metterà a disposizione di palazzo Marino i dati e il portale già esistente per fornire un supporto alla definizione dell’accordo con le parti sociali; inoltre, verrà favorita la definizione di un «ente bilaterale», ossia di uno spazio cogestito da sindacati e imprenditori: «Un passaggio importante – sottolinea l’assessore Magri – per la gestione degli ammortizzatori sociali e la lotta al lavoro nero».

      I NUMERI - Il sottosegretario e l’assessore Magri hanno ricordato i numeri da cui Milano parte per l’aumento dell’occupazione: la media europea è del 64 per cento, a fronte di un 54 per cento registrato in Italia. È vero che la Lombardia gira meglio del resto del Paese, ma il suo 62,2 per cento non basta «perché da questa regione ricca ci si attende un risultato migliore che contribuisca ad elevare la media nazionale», spiega Sacconi ricordando che l’obiettivo per il 2010 è il 70 per cento. I problemi, poi, riguardano in particolare le donne (il tasso di occupazione femminile è inchiodato al 40 per cento: peggio anche delle vicine signore greche) e gli over 55 (22,6 per cento). In questo, Milano è come il resto d’Italia.

Elisabetta Soglio


Cronaca di Milano