Lavoro, il contratto che non c’è

08/03/2001

Corriere della Sera




Lavoro, il contratto che non c’è
Dai metalmeccanici ai ferrovieri, senza intesa restano cinque milioni di occupati

Il peso delle prossime elezioni. La corsia «preferenziale» per il pubblico impiego. Oggi quattro ore di sciopero alla Fiat per l’integrativo.

Si allarga il solco tra imprenditori e sindacati
      ROMA – Stallo nella trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, categoria simbolo dell’industria. Ieri c’è stato il terzo incontro fra i sindacati e la Federmeccanica, dopo la scadenza del precedente contratto, il 31 dicembre scorso. La vertenza riguarda un milione e mezzo di lavoratori. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un aumento per il biennio 2001-2002 di 135 mila lire lorde, pari al 4,65%. Le imprese ribattono che è troppo. Il presidente della Federmeccanica, Andrea Pininfarina, è pessimista: «Non mi sembra che da parte del sindacato ci sia interesse a una rapida conclusione della vertenza», ha detto due giorni fa. «Temo proprio che i tempi siano lunghi», ha concordato ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti. Per il quale, ovviamente, la colpa è delle imprese che «vogliono chiudere la partita con aumenti sotto l’inflazione». Ma forse la verità è che, come ha detto lo stesso Pininfarina, «c’è il rischio di una politicizzazione della questione, dato che siamo in campagna elettorale». Gli imprenditori sospettano che i sindacati vogliano esasperare il confronto per fini politici o per costringere l’attuale governo «amico» a scendere in campo a loro favore e risolvere il contratto prima del voto. I sindacati sospettano invece che le aziende vogliano aspettare un eventuale governo «amico» guidato da Berlusconi che sposti a loro favore i rapporti di forza.

      I NODI DELLA VERTENZA – Clima politico a parte, sindacati e imprese sono distanti sui contenuti del rinnovo contrattuale. Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil sono arrivate a presentare una piattaforma comune dopo una difficilissima mediazione tra di loro (la Cgil avrebbe voluto chiedere 155 mila lire). I sindacati chiedono un aumento del 4,65% sommando tre voci. 1) L’inflazione programmata per il biennio 2001-2002, pari al 2,9%. 2) Il potere d’acquisto da recuperare nel biennio 1999-2000 nel quale, sostengono i sindacati, le retribuzioni sono cresciute di 1,2 punti meno dell’inflazione effettiva. 3) L’«andamento di settore», che varrebbe circa mezzo punto.
      Nell’incontro di ieri si è affrontato il nodo del recupero del potere d’acquisto. Secondo la Federmeccanica non c’è nulla da recuperare perché l’inflazione effettiva è aumentata nel ’99-2000 più dell’inflazione programmata esclusivamente per cause esterne, cioè per il rialzo del prezzo del petrolio. E l’accordo del luglio ’93, quello che regola i rinnovi contrattuali, dice che dell’inflazione importata non bisogna tener conto ai fini degli aumenti delle retribuzioni. Ma i sindacati hanno ribattuto che «il peggioramento delle ragioni di scambio» (l’aumento del prezzo del petrolio) «è ampiamente compensato dal miglioramento della posizione competitiva del nostro Paese». E quindi l’aumento di 136 mila lire sarebbe pienamente giustificato. Le parti si rivedranno il 19 marzo. Il confronto dunque prosegue, ma l’accordo è lontano. Si avvicinano invece gli scioperi. Dal 22 aprile, quando scadrà la moratoria sugli scioperi (4 mesi a partire dalla presentazione della piattaforma) potranno partire le agitazioni.

      FIAT – La vertenza dei metalmeccanici si intreccia con quella della più importante azienda del settore, la Fiat. La trattativa tra i sindacati e la casa automobilistica sul rinnovo del contratto aziendale è interrotta. Oggi ci sarà uno sciopero generale di quattro ore dei lavoratori del gruppo Fiat. Il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ha deciso di scendere in campo e ha convocato per martedì 13 le parti. La vertenza è aggravata dal braccio di ferro su 147 giovani con contratto a termine cui la Fiat ha deciso di non confermare l’assunzione. Oggi, intanto, Salvi vedrà Cgil, Cisl, Uil e Confindustria per affrontare un’altra partita, quella della riforma dei contratti a termine.

      CINQUE MILIONI IN ATTESA DI CONTRATTO – Sono circa cinque milioni i lavoratori col contratto scaduto. Al milione e mezzo di metalmeccanici si sommano altrettanti dipendenti del commercio. Sono inoltre aperte le vertenze delle ferrovie (110 mila addetti che aspettano il rinnovo da oltre un anno e mezzo), dei settori del gas, elettricità ed energia (130 mila lavoratori). E poi ci sono i contratti per così dire minori, quelli cioè che interessano le aree più deboli del mercato del lavoro pur coinvolgendo tantissime famiglie. È il caso dei 450 mila dipendenti delle imprese di pulizia, il cui contratto è scaduto nell’aprile del 1999, delle 216 mila colf regolarmente denunciate all’Inps (ma si calcola che nel lavoro domestico sia impiegato almeno un milione di persone), dei 35 mila vigilantes privati. Nel pubblico impiego, invece, l’effetto elezioni ha accelerato i rinnovi e quasi tutti i contratti sono stati firmati. Restano solo sanità e ricerca: 700 mila lavoratori in tutto.

Enrico Marro


Economia



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