Lavoro, il confronto resta in salita

23/04/2002


La Stampa web







(Del 23/4/2002 Sezione: Economia Pag. 18)
PRIMO VERTICE A TRE DOPO LO SCIOPERO: SI LAVORA AD UNA PROPOSTA SUGLI AMMORTIZZATORI. SACCONI PRESENTA IL «NAP»
Lavoro, il confronto resta in salita
Pezzotta: Maroni vuole lo scontro? Lo dica

ROMA

Si annunciano settimane complicate. Di qui al 6 maggio – considerando il viaggio in Canada per il G8 lavoro di Maroni, e le «feste» del 25 aprile e del 1 maggio che vedranno in piazza i sindacalisti – non succederà granché. Ma ben presto il clima diventerà caldo. Ieri sera i tre segretari generali di Cgil-Cisl-Uil, Cofferati, Pezzotta e Angeletti si sono incontrati per fare il punto dopo lo sciopero generale e decidere le prossime mosse, a cominciare dalla non scontata elaborazione di un piano unitario sugli ammortizzatori sociali da sottoporre al governo. «Stiamo ragionando per vedere di trovare una piattaforma comune – ha dichiarato al termine il leader della Cisl, Savino Pezzotta – aspettiamo che il governo ci chiami; se ci chiama ci andremo e diremo quello che pensiamo». «Risponderemo sicuramente alla chiamata del governo – ha ribadito il numero uno della Uil, Luigi Angeletti – è possibile che giungeremo ad una proposta unica sugli ammortizzatori sociali». «L’incontro – ha sottolineato Sergio Cofferati – è stata l’occasione per scambiare delle opinioni sugli ammortizzatori sociali e sulla formazione che saranno i temi al centro del dibattito nel prossimo futuro, ma è servito anche a considerare la riuscita dello sciopero generale che è stata altissima sia per adesione che per partecipazione». Il clima dei rapporti, non c´è dubbio, è decisamente peggiorato dopo la recente intervista al «Giornale» del ministro del Welfare Roberto Maroni, che ha eloquentemente fatto capire che se le confederazioni continueranno a creare fastidi, il governo e la maggioranza colpiranno duramente. Il ministro aveva parlato di un sindacato che ha «troppi poteri e privilegi», che «rastrella soldi pubblici», e che va «ridimensionato» attraverso una legge da votare presto. Ieri ha replicato il leader cislino Savino Pezzotta. «Il governo vuole lo scontro sociale? – chiede retoricamente il sindacalista – lo dica chiaramente. Noi siamo pronti, ma poi non ne piangano le conseguenze». Nel mirino di Maroni ci sono tutte le più importanti fonti di finanziamento di Cgil-Cisl-Uil: i patronati sindacali, che gestiscono centinaia di migliaia di pratiche previdenziali a tariffe «sociali»; i centri di assistenza fiscale, che compilano i modelli Unico; gli enti bilaterali, che si occupano di formazione e assistenza; i distacchi e le contribuzioni figurative dei quadri sindacali. Infine, i proventi del tesseramento sindacale: il centrodestra punta a rendere più complicato il meccanismo con cui i datori di lavoro girano alle confederazioni le trattenute per le tessere (il 2% della retribuzione), e a «scoraggiare» (eliminando gli automatismi) lo stesso tesseramento dei lavoratori. Intanto, ieri il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi ha illustrato alle delegazioni sindacali la bozza del piano nazionale per l’occupazione (Nap), che contiene gli impegni in tema di politica del lavoro che l´Italia presenta alla Commissione Europea. Tra questi, un potenziamento dei servizi per l’impiego, incentivi alla formazione per la diffusione del part-time. Per Sacconi, lo sciopero generale sull´articolo 18 è stato «assurdo», visto che in dieci mesi di attività del governo ci sono stati moltissimi accordi che dovrebbero far ritenere «positivo» il quadro delle relazioni industriali. Vero è che nella lista Sacconi ha indicato anche intese di non particolare rilievo, come quella sugli «agenti chimici». In ogni caso, i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil al termine dell´incontro, giudicato «interlocutorio», si sono lamentati di uno «scarso coinvolgimento» sui contenuti del Nap. E ieri Cgil-Cisl-Uil hanno scritto a Silvio Berlusconi per chiedere (come già avevano fatto sul fisco) un incontro urgente. Argomento, la mancanza dei finanziamenti per far partire i patti territoriali già programmati e approvati nel Mezzogiorno. Senza risorse, si rischiano di perdere importanti occasioni di sviluppo produttivo.

r. gi.