Lavoro, i sindacati contro i consulenti

05/03/2004


        Venerdí 05 Marzo 2004

        NORME E TRIBUTI


        Lavoro, i sindacati contro i consulenti


        ROMA – Il nuovo sistema di mediazione tra domanda e offerta di lavoro a rischio trasparenza. Lo sostengono i sindacati confederali, che ieri, con un comunicato congiunto, hanno stigmatizzato il ruolo riconosciuto ai consulenti del lavoro dal decreto del Welfare 23 dicembre 2003 sulle modalità per richiedere l’autorizzazione per l’iscrizione all’Albo delle agenzie (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Con il decreto – secondo i sindacati – si autorizzano «i singoli consulenti del lavoro a svolgere tutte le azioni necessarie all’attività di intermediazione, nonché tutte le azioni ad essa collegabili». L’ipotesi – ricostruisce la nota – era già stata formulata in una prima versione del decreto legislativo 276/03: ma l’«unanime indignata reazione» delle organizzazioni sindacali e di gran parte delle Regioni e delle Province spinse a correggere la rotta (articolo 6 del decreto 276).
        Il decreto del 23 dicembre stabilisce che i consulenti del lavoro possono essere delegati dalla Fondazione del Consiglio nazionale, abilitata all’intermedizione, a svolgere l’attività e tutte le azioni a essa collegabili.
        «Il ministero, con un sostanziale colpo di mano (le parti sociali non sono neppure state consultate), sconfessa lo stesso Parlamento e – proseguono i sindacati – riconsegna a ogni singolo consulente del lavoro la facoltà di svolgere ogni e qualsiasi attività inerente il governo del mercato del lavoro. Così si dimostra – conclude la nota congiunta – che le lobbies valgono molto più delle garanzie di trasparenza e di qualità dei servizi da offrire ai giovani, ai disoccupati, a tutti coloro che vogliono migliorare la loro condizione lavorativa».