Lavoro: «grandi» in calo, servizi in controtendenza

29/12/2000

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)


Venerdì 29 Dicembre 2000
italia – economia
Nelle maggiori imprese l’Istat registra a settembre una discesa del 2,2% rispetto al ’99 con 18mila posti in meno.

Lavoro, «grandi» in calo.
In controtendenza i servizi che per il sesto mese sono in leggera crescita (+0,2%)

(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA In sintonia con quanto sta accadendo sul mercato del lavoro in generale, anche nelle grandi imprese l’industria continua a perdere addetti, pur facendo registrare ottimi progressi per quanto riguarda costo del lavoro e cassa integrazione. Al contrario, ormai da sei mesi i servizi sembrano aver cambiato rotta e l’occupazione sta facendo registrare un moderato ritorno alla crescita. In settembre infatti l’industria, su base annua, ha accusato una diminuzione di 18mila posti di lavoro, mentre il terziario ha beneficiato di un incremento di circa 2.200 unità. Il saldo complessivo dell’occupazione nelle grandi imprese continua comunque a segnare rosso (-15.800 addetti), anche se il deficit diventa progressivamente meno pesante. Sotto il profilo congiunturale tuttavia la situazione non appare destinata a far registrare miglioramenti significativi nei prossimi mesi: i dati destagionalizzati denunciano, rispetto ad agosto, una contrazione dello 0,2% sia nell’industria sia nei servizi.

Le tendenze di fondo che hanno determinato negli ultimi anni il calo dell’occupazione nelle grandi imprese non sembrano dunque aver perso smalto. Nell’industria l’accelerazione dell’attività produttiva non ha potuto minimizzare gli effetti di una profonda ristrutturazione che sta lentamente sfociando nella frammentazione in unità di minori dimensioni, più agili di fronte alla rapidissima trasformazione di mercati sempre più segmentati. Nei servizi invece le nuove tecnologie stanno imponendo un veloce cambiamento "culturale" che si è rivelato un formidabile stimolo alla crescita, come dimostra l’irruzione di Internet e della new economy in molti settori, banche, comunicazioni e commercio in testa.

Secondo i dati resi noti ieri dall’Istat nel settembre scorso l’indice degli occupati alle dipendenze nelle imprese industriali con oltre 500 addetti (pari a 89,7 con base dicembre 1995=100) ha denunciato una diminuzione – misurata attraverso i dati destagionalizzati — dello 0,2% sul mese precedente (-0,1% al netto della Cassa). Su base annua, e cioè rispetto al settembre 1999, il calo tocca il 2,2% (stesso risultato al netto della Cassa), traducendosi in termini assoluti in un taglio di 18mila addetti.

Sempre in settembre — precisa l’Istat — la contrazione tendenziale nell’industria manifatturiera si è attenuata (-1,3%). Le flessioni occupazionali più significative si registrano nel settore della carta (-8,5%) e nelle industrie alimentari (-5,3%). Variazioni negative più decise che in passato si segnalano soltanto per i mezzi di trasporto (-2,4%). Ci sono anche settori in crescita, come quelli delle industrie manifatturiere varie (+3,8%), della lavorazione dei minerali non metalliferi (+1,3%), dei metalli (+1,2%), della gomma e plastica (+0,7%) e della meccanica (+0,3%).

Le ore effettivamente lavorate per dipendente,con un giorno lavorativo in meno, sono scese del 3,5%, l’incidenza delle ore straordinarie è pari al 4,8% e il ricorso alla cassa integrazione è diminuito del 25%. Le retribuzioni lorde per dipendente sono cresciute dello 0,1% e il costo del lavoro (per il terzo mese consecutivo) è calato dello 0,9 per cento.

L’occupazione nelle grandi imprese dei servizi, al contrario, sale da sei mesi consecutivi, anche se sotto il profilo congiunturale in settembre si è verificata una diminuzione dello 0,2%. L’indice è risultato pari a 97,4 (base dicembre 1995=100), con un incremento dello 0,2% nei confronti del settembre 1999. L’occupazione nei servizi aumenta quindi di circa 2.200 unità su base annua. Sempre in accelerazione il numero degli addetti ad alberghi e ristoranti (+6,2%) e soprattutto al commercio (+7,2%), mentre gli occupati nei trasporti sono in calo (-2,9%). In aumento risulta la cassa integrazione (+40,3%), mentre le ore lavorate scendono del 2,2%, con un’incidenza percentuale del 6% delle ore straordinarie. Le retribuzioni lorde sono aumentate dell’1,5%, il costo del lavoro dello 0,5 per cento.

Elio Pagnotta