Lavoro, grande freddo tra Cofferati e Pezzotta

06/03/2002


La Stampa web







 
Lavoro, grande freddo tra Cofferati e Pezzotta
Battaglia al congresso Uil di Torino, Angeletti tenta una nuova mediazione

6 marzo 2002

di Roberto Giovannini

TORINO. Luigi Angeletti, il gruppo dirigente Uil e i delegati nell’Auditorium del Lingotto possono fare ben poco: dinanzi a loro ieri si è consumata una nuova tappa del duello tra Savino Pezzotta e Sergio Cofferati. Angeletti ha un bel dichiarare che «si è fatto un passo avanti per eliminare la politica del sospetto», che per Cgil-Cisl-Uil «ora è possibile riprendere un percorso comune». La sua Uil non demorde affatto: proprio in queste ore tenta di organizzare un incontro unitario, di rimettere intorno allo stesso tavolo i tre segretari generali, di concordare linea e iniziative. Ma è un compito improbo: di fronte alla platea congressuale Pezzotta e Cofferati hanno battagliato con grande asprezza. Ora tra Cgil e Cisl – e soprattutto tra i due leader – c’è un baratro.


Poco compatibili (anche) sul piano personale, Cofferati e Pezzotta sembrano fatti apposta per non capirsi. Pezzotta non ha perdonato l’accusa di «trattare sottobanco» con Fini; Cofferati non tollera che le posizioni della Cgil sul governo siano tacciate di «logica politica». Lunedì, sull’aereo che li portava a Torino i due si sono incontrati, ma non si sono rivolti la parola. Ieri, al termine dei rispettivi interventi, due strette di mano freddissime. Quasi senza incrociare gli sguardi.


Pezzotta è andato subito all’attacco, ricordando l’«intrecciarsi» delle vicende di Cisl e Uil in quattro occasioni, ma contro la Cgil: gli accordi del 1984, del 1992, i contratti a termine, i metalmeccanici. Il leader cislino analizza criticamente i ritardi del sindacato nell’affrontare i problemi dei nuovi lavori, rivendica la bontà della scelta di trattare con le imprese. E conferma che pur apprezzando il gesto di Maroni di togliere dal tavolo la questione dei licenziamenti, «la Cisl sarà contraria a qualsiasi riscrittura della delega che proponga di modificare l’articolo 18». In questo caso «la risposta inevitabile sarà lo sciopero generale». Ma in questa fase, pur condividendo molte scelte, i sindacati «non sono mai stati così divisi». Colpa della Cgil, che proclamando una manifestazione e uno sciopero generale ha aperto «una ferita profonda che non sarà facile rimarginare», e indebolito la battaglia del sindacato. Una scelta, quella del sindacato di Cofferati, che nasce da «ragioni che si collocano su di un versante tutto politico»: la Cgil è troppo coinvolta dal travaglio della sinistra. «Angeletti – conclude Pezzotta – ha chiesto alla Cgil di non fare troppi danni. Ma io credo che siano già stati fatti, e che ora sia già il tempo di vedere se e come si possono riparare». E poi ancora una stoccata: «La nostra posizione dovrebbe essere rispettata. Non dico condivisa, ma rispettata».


La risposta di Cofferati arriva subito. Prima, una lunga requisitoria contro le scelte di politica economica del governo, tutte ostili al sindacato e agli interessi che rappresenta, e che dunque in nome dell’autonomia e per ragioni di merito il sindacato deve contrastare. Sull’articolo 18, la Cgil non poteva sedersi al tavolo: «un negoziato normale passa dallo stralcio dell’articolo 18», perché altrimenti si tratta sotto una costante minaccia. La «mossa» di Maroni al Congresso Uil? «Un balletto stucchevole», commenta Cofferati, con il ministro che sembra «aprire» e poi «fuori di qui» conferma che lo stralcio (condizione decisiva) non ci sarà. E poi, il confronto interno. Cofferati è pronto a «rispettare» le scelte di Pezzotta se la Cisl non «tradurrà in caricatura le posizioni della mia organizzazione». «Savino – scandisce – non puoi chiedermi di abbandonare la politica del sospetto, e poi sostenere che la scelta della Cgil è solo politica».


Cofferati incassa moltissimi applausi dalla platea del Lingotto: più di Pezzotta, più convinti e calorosi. Ma i consensi si trasformano in bordate di fischi quando afferma che la Cgil ha deciso di organizzare manifestazione e sciopero «senza intenzione di rompere i rapporti con nessuno». Anche se uno spiraglio per l’unità c’è: «come voi starete in campo con le vostre iniziative – è la conclusione – la Cgil ci sarà con le sue. Rispetteremo le vostre così come chiediamo la stessa attenzione e lo stesso rispetto alle nostre. E siamo pronti, se ci sono novità, a discuterne insieme, come sempre è stato».


Pietro Larizza, presidente del Cnel e storico leader Uil, lancia due appelli: al governo, affinché ritiri le norme contestate, alla Cgil perché tiri il freno. «Da soli – ha dichiarato – si possono scalare solo collinette, per scalare una montagna ci vuole una cordata». Angeletti e la Uil confidano in una ricucitura, ma Pezzotta raggela le speranze: «Cofferati ha confermato la sua opinione e io confermo le mie – afferma – lui non ha cambiato idea e neppure io. Con quello che sta capitando l’unità sindacale non è vicina». A meno che il governo, che ha promesso un nuovo testo della delega sul lavoro, non faciliti il compito ai «pontieri».

 

 
 
 

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