Lavoro: governo e sindacati rinviano lo scontro a lunedì

21/11/2001


MERCOLEDÌ, 21 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 30 – Economia
 
Cofferati, Pezzotta e Angeletti divisi sullo sciopero. Berlusconi: "Sulle pensioni siamo d’accordo"
 
Lavoro, governo e sindacati rinviano lo scontro a lunedì
 
Cgil, Cisl e Uil: se si tocca l’articolo 18 sarà rottura
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

Roma — Non è ancora rottura, ma governo e sindacati ci sono andati molto vicini. La decisione di rinviare a lunedì il chiarimento definitivo sull’art.18 dello Statuto dei lavoratori, ma anche sulle altre questioni aperte, è stata presa in extremis alle 8 di sera quando il vertice fra Silvio Berlusconi, i ministri del Tesoro e del Lavoro, Tremonti e Maroni e i leader di Cgil, Cisl e Uil era praticamente finito in un muro contro muro e l’ipotesi di sciopero messa concretamente sul tavolo. «Bene, rifletteremo sulle vostre richieste» aveva concluso il presidente del Consiglio accomiatandosi dai sindacalisti dopo un’ora e mezzo di confronto. Poi a qualcuno della delegazione sindacale è venuto in mente di accertarsi se davvero il premier intendeva lasciare aperto uno spiraglio e Berlusconi (che nel frattempo era rientrato nel suo studio) ha fatto sapere che, sì, un nuovo incontro si poteva tenere lunedì.
Ma i margini per un avvicinamento di posizioni, se non per un accordo, sembrano inesistenti, anche perché il ministro del Lavoro poco prima dell’incontro aveva ribadito di non vedere ragioni per un ripensamento sull’art.18, dopo il voto unanime del Consiglio dei ministri la scorsa settimana. «La mia risposta è no», ha risposto senza esitare Sergio Cofferati a chi gli ha chiesto se il rinvio al 26 è parso ai sindacati sintomo di un ripensamento del governo sull’art.18. E anche se i segretari generali di Cisl e Uil sono stati formalmente più cauti — «se Berlusconi dice che rifletterà, significa che non ha ancora deciso» ha osservato Luigi Angeletti — l’inconciliabilità delle posizioni fra governo e sindacati è risultata di tutta evidenza da quanto hanno riferito i sindacalisti in una conferenza stampa.
«Chiediamo che le proposte di modifica dell’art.18 vengano cancellate» dal disegno di delega sul mercato del lavoro, questa norma dello Statuto (quella che impone il reintegro nel posto di lavoro del lavoratore licenziato senza giusta causa) «va bene così com’è, dunque non può essere oggetto di nessun confronto», hanno dichiarato in coro i leader di Cgil, Cisl e Uil, aggiungendo che «se il governo confermasse la volontà di smantellare» tale norma «la rottura sarà inevitabile e allora risponderemo con la coerenza che serve».
Sarà sciopero generale e, in caso affermativo, le tre Confederazioni sono d’accordo? Savino Pezzotta ha risposto con un secco «no», seguito da un «decideremo dopo l’incontro di lunedì», mentre Cofferati non ha dubbi: la Cgil «proporrà alle altre organizzazioni lo sciopero generale». «Metteremo in atto tutte le possibili iniziative», ha rincarato Angeletti. Forme di lotta a parte, il fronte sindacale su questo punto è risultato compatto e inamovibile. «Ma non eravate d’accordo?», avrebbe chiesto Berlusconi rivolto a Maroni, come stupito. Dal resoconto di un sindacalista il presidente del Consiglio avrebbe anche aggiunto di non volere uno scontro sul tema dei licenziamenti, «ma se farete lo sciopero mi costringerete ad eliminare l’art.18 dello Stato». Frase di dubbia interpretazione: «Era una semplice battuta e tutti, attorno al tavolo, l’abbiamo intesa come tale», ha commentato un altro sindacalista.
Il contenzioso del resto è molto ampio e i sindacalisti hanno chiesto risposte al governo anche sulle «risorse insufficienti nella Finanziaria per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego» e maggiori dettagli sul capitolo pensioni. La Cgil, in particolare, respinge l’intero impianto della delega per la riforma del mercato del lavoro.