Lavoro, giudizi più rapidi

28/03/2007
    martedì 27 marzo 2007

    Pagina 29 – Norme e Tributi

    Giustizia – La commissione Foglia ha raggiunto un’intesa sui punti qualificanti del riordino

      Lavoro, giudizi più rapidi

        Accelerate le cause sui licenziamenti – Ricorsi in metà tempo

          Giovanni Negri

          ROMA
          Il processo del lavoeo è un modello che ha dimostrato di funzionare. Ma che adesso rischia di soccombere sotto il peso dell’arretrato e che, per questo, ha assoluto bisogno di una revisione ormai in dirittura d’arrivo. La commissione del ministero della Giustizia presieduta dal magistrato Raffaele Foglia, in scadenza questa settimana, ha inlarghissima parte completato la stesura di un progetto di legge che interviene su molti degli aspetti cruciali del rito.

          Mancano all’appello solo alcuni aspetti della parte sul processo previdenziale, ma sul resto l’accordo tecnico è ormai raggiunto. Basterà probabilmente una proroga molto contenuta per consentire la consegna del disegno di legge nelle mani del ministro Clemente Mastella entro aprile.

          La commissione – partita dalle conclusioni raggiunte nel 2001 da un analogo organismo presieduto dallo stesso Foglia che arrivarono però a legislatura ormai terminata – ha innanzitutto rilanciato l’allarme per l’enorme aumento delle controversie. Qualche dato: al 30 giugno erano pendenti 900mila cause di lavoro e previdenza su 3.413.000 procedimenti civili di primo grado; mentre in appello erano 140mila su 337mila cause civili. Una situazione che, fa notare la commissione, non è certo destinata a migliorare. Un po’ perché, a breve termine, non sono certo previsti stanziamenti aggiuntivi in grado di incrementare le risorse su questo fronte; un po’ perché l’attibuzione di nuove competenze, come quelle in materia di pubblico impiego è ormai strutturale; molto, infine, perché nuove forme contrattuali come quelle introdotte con la legge Biagi generano inevitabilmente contenzioso. Di qui la necessità di intervenire sul processo per individuare soluzioni in grado di coniugare riduzione dei tempi e rispetto della natura degli interessi in gioco.

          Il progetto, che si muove in sintonia con molti dei contenuti del disegno di legge messo a punto dala Governo per la riforma del processo civile approvato in consiglio dei ministri una decina di giorni fa, punta quindi da una parte a valorizzare la conciliazione e i filtri precontenziosi; dall’altra, a individuare meccanismi processuali d’urgenza per la definizione delle controversie sui punti più delicati come trasferimenti e licenziamenti. Sul primo punto, la fase conciliare è potenziata rispetto all’attuale, che sinora non ha dato risultati soddisfacenti. La difesa tecnica viene coinvolta in maniera più stringente, ma l’assenza del ricorrente o d entrambe le parti all’udienza fissata per la conciliazione è sanzionata con la cancellazione del processo. Tocca poi al giudice oppure a un conciliatore da scegliere tra quelli iscritti a uno specifico Albo formulare una proposta che, se accettata, acquista efficacia di titolo esecutivo con decreto del giudice e, se respinta, trova comunque posto in un verbale con l’indicazione delle ipotesi di soluzione non accettate dalle parti.

          È nella fase conciliativa, poi, che si può innestare la soluzione suggerita in tema di arbitrato: che prevede la possibilità di affidare il mandato al conciliatore in ogni momento del tentativo di conciliazione, la possibilità di ricorrere all’arbitrato se fallisce la conciliazione, la necessità che la devoluzione all’arbitrato sia espressa in forma scritta e con termini rigidi per la conclusione.

          Quanto al tema dei licenziamenti e trasferimenti (uno dei più delicati) il progetto di propone di accelerare il percorso processuale rivedendo, per esempio, i termini di impugnazione, introducendo un rito più veloce a cognizione sommaria, stabilendo la priorità nella trattazione di questa materia rispetto ad altre, rafforzando l’ordine di reintegrazione condannando la parte inadempiente al pagamento di una somma per ogni giorno di ritardo.

          Il rito “classico” del lavoro uscirà poi dalla riforma con modifiche significative. Sul versante delle cause seriali, per esempio, viene introdotta una procedura pregiudiziale di interpretazione di leggi, regolamenti o clausole contrattuali: sarà la Cassazione a effettuarla con un intervento immediato che punta all’uniformità giurisprudenziale senza la necessità di passare per l’appello. Ci sarà spazio poi per una drastica riduzione dei termini per l’impugnazione, che verranno dimezzati, passando dall’anno attuale ai 180 giorni. Al giudice del lavoro verranno poi devolute, per evidenti affinità, anche le cause dei soci lavoratori mentre una parte specifica è dedicata all’armonizzazione tra rito del lavoro e rito fallimentare.