Lavoro, flessibilità per correre ancora

12/11/2004


    venerdì 12 novembre 2004


    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 15
    Secondo il rapporto Cnel continuerà la crescita degli occupati anche se a ritmi meno sostenuti
    Lavoro, flessibilità per correre ancora
    MASSIMO MASCINI
    ROMA • Cresce l’occupazione. L’anno scorso sono stati creati 225mila nuovi posti di lavoro, l’1% in più, performance eccezionale se si pensa che nello stesso arco di tempo il prodotto interno lordo è salito solo dello 0,3%. E anche la disoccupazione è scesa: 67mila persone in meno a cercare un posto. Di questo momento fortunato descritto dal Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro nel 2003, presentato ieri a Roma, ha approfittato poco o nulla il Sud, perché la crescita è stata tutta al Centro e al Nord, mentre è cresciuta molto l’occupazione femminile e quella degli over 50, toccando quasi solo persone istruite, con laurea o diploma superiore. È salita l’occupazione dei servizi e del commercio, poco quella nell’industria. È rimasto stabile il rapporto tra gli impieghi a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato.

    Dati nel complesso positivi, che non devono però far abbassare la guardia. Anzi, sarà bene prestare sempre più attenzione all’occupazione, perché il boom di crescita degli scorsi anni è finito. Già l’ultimo trimestre del 2003 ha mostrato segni di debolezza e i primi mesi del 2004 confermano che la crescita forte degli anni passati è finita.

    Il Rapporto afferma senza giri di parole che «si sta chiudendo la fase aperta dalla flessibilità normata, cioè dal "pacchetto Treu"», e aggiunge che «questo apre un serio interrogativo: se la crescita dell’occupazione potrà risalire con il solo ausilio della flessibilità generalizzata, cioè della "riforma Biagi". Che la riforma del lavoro operata dalla legge 30 sarà sufficiente, non è, a giudizio del Rapporto, «né probabile, né facile». Si tratta di lavorare attivamente sul binomio crescita-flessibilità perché l’incremento dell’occupazione non faccia un tonfo e ci si avvicini ai traguardi indicati dall’accordo di Lisbona del 2000.

    Il sociologo Aris Accornero, coordinatore del gruppo di ricercatori che ha messo a punto il Rapporto, nel presentare lo studio è stato chiaro sul fatto che un ciclo virtuoso si sia ormai esaurito. A suo avviso tra le cause più rilevanti, oltre alla forte crisi produttiva in atto, il venir meno delle politiche di liberalizzazione e la desensibilizzazione del credito d’imposta per chi assumeva a tempo indeterminato. Ma, ha aggiunto, non c’è stata crescita della precarietà e lo stesso fenomeno dei Co.co.co. va ridimensionato, perché — ha precisato — non interessa più di 6/700mila persone.


    Le parti sociali sostanzialmente hanno confermato questa valutazione, chiedendo la massima attenzione ai fenomeni che hanno fatto crescere l’occupazione in questi anni. Tutti hanno infatti concordato sull’importanza del pacchetto Treu e sulla limitata rilevanza della legge Biagi: per la semplice ragione che i provvedimenti del pacchetto Treu operano da anni, la Biagi è stata approvata un anno fa e non è ancora entrata del tutto in funzione. Il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, ha però ricordato come in questi anni hanno pesato anche altri provvedimenti, quelli per il tempo determinato, per l’emersione dal sommerso, la riforma del collocamento ordinario.


    E per il futuro? Serve attenzione, ma forse non ci si deve disperare. Questo pensa Sergio De Nardis, chief economist dell’Isae, che ha distinto nel lungo periodo di crescita che va dal 1995 al 2003 gli ultimi tre anni (dal 2001 al 2003). Questo «subciclo», a suo avviso «sorprendente», è stato determinato da un incremento della produttività oraria, fenomeno che sta però scemando per la moderazione salariale, per l’abbassamento del costo del lavoro relativo, in particolare per il rallentamento del rapporto tra capitale e lavoro. Ma — rassicura De Nardis — nessuna paura, perché la crescita dell’occupazione calerà, ma non sarà inferiore a quella registrata dal 1997 al 2000. Perché l’inclusione nel mercato del lavoro non è completata, perché le politiche volte a incoraggiare le assunzioni continuano, perché la legge 30 può forse non avere risultati incredibili, ma comunque non ci trascinerà indietro, e se invece avesse successo potrebbe avere un effetto importante sulla produttività del lavoro.