Lavoro flessibile: si parte

24/10/2003





venerdì 24 ottobre 2003

Oggi entra in vigore il decreto attuativo della riforma Biagi

Lavoro flessibile, si parte
Una svolta per 7 milioni
Dal posto a chiamata al collocamento privato

      ROMA – «Il 24 ottobre sarà ricordato per l’entrata in vigore della legge Biagi, almeno dagli storici» e non certo per lo sciopero generale di Cgil, Cisl e Uil contro la riforma delle pensioni. Così ieri il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, che ha voluto spostare l’attenzione dallo scontro sulla previdenza alla nuova legge sul mercato del lavoro che comincia da oggi a dispiegare i suoi effetti, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre del decreto attuativo. Secondo il ministro si tratta di una riforma «storica», che aumenterà le opportunità di occupazione. Un giudizio condiviso anche dalla Confindustria, che ha parlato di un provvedimento che rende il nostro mercato del lavoro il più flessibile d’Europa. Per la Cgil, invece, si tratta di una riforma che aumenta la precarietà.

      NUOVI CONTRATTI - Secondo una stima dell’Associazione degli artigiani di Mestre sono sette milioni i lavoratori che, progressivamente, saranno toccati dalle novità previste dalla riforma, nel senso che probabilmente «cambieranno pelle», cioè tipo di contratto di lavoro. Per esempio, una parte dei collaboratori coordinati e continuativi (i cosiddetti «co.co.co.») potrà restare tale per un anno ancora, ma poi dovrà spostarsi sul contratto definito «a progetto» o essere inquadrata in una delle tipologie di lavoro subordinato (a termine, part-time, eccetera). Grandi cambiamenti anche per i contratti di formazione lavoro, che subiscono forti limitazioni, mentre nasce il contratto d’inserimento. Debuttano anche altre tipologie di contratti, come quello «a chiamata» e quello detto di «staff leasing» (manodopera che è in affitto a tempo indeterminato).

      UNA RIVOLUZIONE A TAPPE - Solo una piccola parte della riforma diventerà, però, operativa da oggi. Lo stesso provvedimento prevede infatti 43 rinvii alla contrattazione con le parti sociali e con le Regioni e gli enti locali. È già partita la trattativa per arrivare a uno o più accordi interconfederali per la gestione della fase di transizione verso i nuovi istituti, che poi dovranno essere concretamente disciplinati nei contratti collettivi di lavoro. Altri accordi saranno necessari con le autonomie locali nel rispetto del titolo V della Costituzione (federalismo). Il ministero, infine, ha già annunciato numerose circolari interpretative. Molto attesa è quella sui co.co.co. Le aziende, infatti, in tanti casi non possono trasformare questi rapporti di lavoro in contratti «a progetto» (che progetto si può immaginare per un centralinista?) ma non vogliono essere costrette a stipulare contratti di lavoro dipendente, molto più costosi.

      CONTRATTI OPERATIVI – Da oggi, senza bisogno di nuovi passaggi, entreranno in vigore il contratto «a progetto» per i nuovi collaboratori, i tirocini estivi (tre mesi con minipaga per gli studenti), il contratto «a chiamata» o job on call (il lavoratore è a disposizione dell’azienda che lo impiega per un certo numero di ore e per il resto gli corrisponde un’indennità), il lavoro «ripartito» o job sharing (lo stesso posto condiviso da due lavoratori) e le nuove regole per rendere più flessibile il part-time (il datore di lavoro può più liberamente variare gli orari e prevedere gli straordinari).
      Il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi, sottolinea che tutta la riforma andrà a regime in modo «non traumatico» e che lo scopo è di aiutare l’Italia ad avvicinarsi all’ambizioso obiettivo europeo di avere un tasso di occupazione del 70% nel 2010 (oggi è del 56%).

      BANCA DEL LAVORO - La riforma parte dalla liberalizzazione dei servizi all’impiego, con l’apertura del collocamento anche ai privati e in particolare alle agenzie di lavoro interinale (ma il cittadino non dovrà pagare nulla). Collocamento pubblico e privato saranno collegati tra loro e con il ministero (ma ci vuole tempo) attraverso il Sil (Sistema informativo del lavoro), una banca telematica alla quale potranno accedere liberamente aziende in cerca di lavoratori e viceversa. Le imprese potranno ricorrere più facilmente al lavoro in affitto, anche a tempo indeterminato. Il contratto di formazione cederà il passo al nuovo apprendistato e ai contratti d’inserimento. Infine, arriva il «lavoro occasionale» per "acquistare" prestazioni di breve durata: baby-sitter, ripetizioni private, giardinaggio, manutenzione, eccetera.

Enrico Marro


Economia


INDAGINE TRA I DIRETTORI DELLE RISORSE UMANE
«Ma solo il 19% delle aziende cambierà nel primo anno»
      L’impatto della riforma Biagi sarà lento e non privo di problemi. Lo dice anche un sondaggio realizzato dall’Associazione dei direttori delle risorse umane Gidp-Hrda, network di circa 800 responsabili del personale di medie e grandi imprese presieduto da Paolo Citterio. Dall’indagine, che ha coinvolto 46 società con 43 mila dipendenti, emerge che solo il 19% delle aziende del campione pensa di utilizzare nei prossimi 12 mesi alcuni dei nuovi contratti previsti dalla riforma del mercato del lavoro. I contratti di lavoro previsti dalle stesse imprese nel prossimo anno sono 240 per il job on call , 19 per il job sharing e 200 per la somministrazione di manodopera (interinale e staff leasing ). In tutto 459, pari a circa l’1% del totale dei dipendenti. La gran parte degli intervistati ritiene di non poter utilizzare queste nuove forme di lavoro perché «non applicabili» al proprio modello organizzativo o perché di «difficile gestione». Gli stessi ricercatori avvertono comunque che la realtà potrebbe essere migliore. Bisogna infatti tener conto che la domanda è stata fatta su un orizzonte breve e ravvicinato (il primo anno della riforma) e del fatto che i direttori del personale sono in genere «molto prudenti».
      Sulla riforma interviene anche l’Assores, che rappresenta le società di consulenza nella ricerca e selezione del personale che, attraverso il presidente Egidio Garbelli, sottolinea il «ruolo determinante affidato ai privati e alle agenzie per rivitalizzare il mercato del lavoro».
Enr. Ma