Lavoro flessibile, da lunedì addio ai co.co.co.

22/10/2004

            venerdì 22 ottobre 2004

            Primo bilancio a un anno dalla riforma Biagi. Arrivano i contratti a progetto. Sacconi: ora i nuovi ammortizzatori sociali

            Lavoro flessibile, da lunedì addio ai co.co.co.
            Per i vecchi collaboratori in caso di accordo sindacale possibile una proroga fino a due anni

            ROMA – L’Italia è diventata, con la «riforma Biagi», il Paese con il mercato del lavoro «più flessibile d’Europa», disse la Confindustria quando la legge delega fu varata (14 febbraio 2003). A un anno esatto dal decreto di attuazione della stessa riforma, nessuno più insiste per aumentare la flessibilità. E tutti, dal governo ai sindacati alle stesse imprese, chiedono ora di passare alla riforma degli ammortizzatori sociali, cioè della cassa integrazione e dell’indennità di disoccupazione, perché la flessibilità, per non trasformarsi in precarietà, deve accompagnarsi con sostegni al reddito nei periodi in cui si resta senza lavoro e a strumenti che aiutino chi perde il posto a trovarne un altro. «Dobbiamo assolutamente completare la riforma Biagi con quella degli ammortizzatori», dice il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi. Ma il potenziamento dell’indennità di disoccupazione è fermo da due anni in Parlamento.

            La legge, tuttavia, non punta solo ad aumentare la flessibilità, ma anche a mettere fine all’abuso dei co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi) ai quali spesso le aziende ricorrono per non assumere lavoratori che sono a tutti gli effetti subordinati. Attraverso la fine di questo tipo di contratto e la sua sostituzione con quello di lavoro «a progetto» si vuole restringere il bacino dei co.co.co. alle collaborazioni vere (legate appunto a un progetto), costringendo negli altri casi le imprese ad assumere. La legge ha concesso un anno di transizione. Da lunedì prossimo i contratti di co.co.co. non saranno più possibili, salvo che nel frattempo aziende e sindacati non abbiano raggiunto accordi per prorogarli (al massimo di 24 mesi). Secondo valutazioni concordanti sia delle associazioni dei direttori del personale sia dei sindacati, i co.co.co. assunti sono una minoranza mentre la maggioranza continua a lavorare o con contratti a progetto (che dopo le interpretazioni estensive del ministero non sono esenti da abusi) o dopo aver preso la partita Iva.

            Tutta la riforma Biagi è finalizzata a migliorare l’incontro tra offerta e domanda di lavoro e quindi a incrementare l’occupazione. Per questo accanto alla maggiore flessibilità c’è l’apertura del collocamento ai privati (che sta per partire) e la borsa telematica del lavoro (per ora sono pronte a connettersi solo due Regioni). Le ultime rilevazioni dell’Istat dicono che nel secondo trimestre del 2004 gli occupati sono risultati 163 mila in più rispetto a un anno prima, che si riducono a 85 mila al netto dei fattori stagionali. L’aumento del tasso di occupazione (persone che hanno un lavoro sulla popolazione tra 15 e 64 anni) sembra essersi arrestato: è arrivato al 57,5%, un decimo di punto in meno rispetto a un anno prima, e comunque lontano dall’obiettivo dell’Ue del 70% entro il 2010. In ogni caso, è ancora presto per valutare eventuali effetti sull’occupazione di una riforma che prevede ben 43 rimandi alla contrattazione con parti sociali e con le Regioni e gli enti locali per rendere operativi molti degli strumenti previsti.


            Una parte di questi cominciano comunque a essere utilizzati. Per esempio, all’Inps risultano 4 mila contratti d’inserimento, destinati, insieme col nuovo apprendistato, a sostituire i vecchi contratti di formazione lavoro. Altre novità incontrano resistenze. «Quasi tutti i contratti di lavoro – dice Fulvio Fammoni (Cgil) – hanno chiuso le porte allo staff leasing e al lavoro a chiamata, che per noi restano inaccettabili». Altre misure restano al palo. È il caso del nuovo part-time: «Abbiamo cercato di renderlo più appetibile per le imprese – spiega Sacconi – ma resta poco diffuso: interessa solo il 9% degli occupati contro il 19% della media europea». Conclude Natale Forlani, uno degli autori, insieme con Marco Biagi, del libro bianco all’origine della riforma: «Giuste o sbagliate che siano le tipologie contrattuali scelte, bisognava affrontare tutto ciò che fino agli anni Novanta era considerato tabù. È stata una rivoluzione culturale».

            Enrico Marro
            Economia