Lavoro femminile, Italia in ritardo

23/06/2003

 
domenica 22 giugno 2003

 
Pagina 31 – Economia
 
 
Un convegno della Fondazione Debenedetti sui rapporti tra donne, occupazione e tasso di fertilità
Lavoro femminile, Italia in ritardo
"Più flessibilità e asili accessibili"
          "Orari più elastici e rilancio della formula del part time E poi politiche fiscali che riducano le aliquote sui redditi medio-bassi"
          In Italia lavorano solo 41 donne su 100, contro una media europea del 55% e l´obiettivo 60% fissato al summit di Lisbona

          DAL NOSTRO INVIATO
          RICCARDO DE GENNARO

          ALGHERO – Sarà molto difficile che l´Italia raggiunga entro il 2010 l´obiettivo di alzare al 60 per cento il tasso di occupazione femminile, come fissato nel 2000 a Lisbona dal summit dei paesi europei. È importante, tuttavia, che inizi perlomeno a seguire l´esempio dei paesi del Nord Europa, dove – grazie a politiche di sostegno alle madri che lavorano – l´aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro non compromette più l´andamento del tasso di fertilità. Un convegno, organizzato ieri in Sardegna, ad Alghero, dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti in collaborazione con Child, ha preso le mosse da questo dato: oggi, in Italia, lavora soltanto il 41,1 per cento delle donne tra i 15 e i 64 anni, a fronte di una media europea del 55,4 per cento. Che fare?
          «Si tratta di offrire in primo luogo asili nido di qualità a prezzi accessibili e forme di lavoro sicuramente flessibili, ma integrate nel sistema di protezione sociale», sostiene Carlo De Benedetti, presidente della Fondazione, il quale ricorda che «l´esperienza di molti paesi ci dice che questo è possibile senza ridurre la natalità».
          Il fatto è che nell´arco di quarant´anni l´Italia ha fatto su questo terreno pochi passi avanti: nel 1960 il tasso di occupazione femminile era del 28,1 per cento, nell´80 era aumentato di soli 5 punti mentre oggi è poco sopra il 40 per cento, si legge nella ricerca di uno dei due gruppi di lavoro incaricati dalla Fondazione Debenedetti di esaminare il problema dei rapporti tra mercato del lavoro, occupazione femminile e tassi di fertilità. Dalla stessa ricerca emerge che, a tutt´oggi, soltanto le donne tra i 30 e i 44 anni hanno raggiunto l´obiettivo di un tasso occupazionale del 60 per cento. Tasso che, tra l´altro, aumenta all´87 per cento – sottolinea la sociologa Chiara Saraceno – per le donne della stessa fascia di età, nubili e senza figli.
          Non basta: «Le donne continuano a essere discriminate sia nel tipo di lavoro che svolgono, sia nel salario che percepiscono», dice Christopher Pissarides, uno dei ricercatori della Fondazione, che tra le soluzioni per conciliare lavoro e cura dei figli propone quella del part-time, una tipologia contrattuale che tuttavia non è molto amata in Italia.
          Dice un´altra ricercatrice, Daniela Del Boca: «Sono necessari, da un lato, politiche sociali che permettano un´articolazione più flessibile degli orari di lavoro e un´espansione dei servizi per l´infanzia. Dall´altro, politiche fiscali finalizzate alla riduzione delle aliquote sui redditi medio-bassi e all´introduzione di programmi di reddito minimo».
          In Italia, rileva un´indagine dell´istituto di ricerca Demoskopea per la fondazione Debenedetti, la percentuale di bambini fino a tre anni che frequentano un asilo nido è intorno all´8 per cento. Le famiglie italiane giudicano infatti preferibile che le madri di bambini piccoli lascino il mercato del lavoro per due anni piuttosto che ricorrere all´asilo nido. «Il nodo vero è che bisogna modificare l´organizzazione della famiglia. Troppo spesso ci si dimentica che il problema della conciliazione lavoro-famiglia non deve pesare solo sulle spalle della donna, ma anche su quelle degli uomini», dice ancora la sociologa Chiara Saraceno. Una conclusione, questa, alla quale giunge, in un messaggio video inviato al convegno, anche il Commissario europeo agli Affari sociali Anna Diamantopoulou: «Il benessere delle famiglie europee è basato su un uguale diritto di entrambi i genitori al congedo di maternità o paternità».