“Lavoro” Epifani: «una sconfitta anche per noi»

16/04/2007
    domenica 15 aprile 2007

    Pagina 2 – Cronaca

      I MORTI SUL LAVORO

        L’Intervista

          Guglielmo Epifani, segretario della Cgil: basta con le lacrime di coccodrillo

            "Una sconfitta anche per noi
            ora un tavolo con le imprese"

            VLADIMIRO POLCHI

            ROMA – «Ogni nuova morte è una sconfitta per il sindacato». Guglielmo Epifani riflette sulla lunga scia di lutti, che in questi giorni sta investendo il mondo del lavoro: «E´ un´emergenza ordinaria – commenta il segretario generale della Cgil – su cui il sindacato è sempre stato vigile, anche se deve interrogarsi su come può fare di più». All´orizzonte, l´ipotesi di organizzare «una manifestazione nazionale sul tema della sicurezza».

            Segretario, di chi è la colpa di tutte queste morti sul posto di lavoro?

              «Gli ultimi incidenti sono il frutto di un´organizzazione del lavoro che si preoccupa troppo poco della norme sulla prevenzione, della sicurezza dei lavoratori e degli orari troppo lunghi».

              Dopo le ultime vittime, la politica sembra accorgersi finalmente del problema.

                «E´ senz´altro importante che tutte le maggiori autorità del Paese si stiano interrogando sulla gravità di questa realtà. Ha iniziato il presidente della Repubblica, seguito poi dal capo del governo e dai presidenti di Camera e Senato. Hanno così raccolto una preoccupazione che il sindacato non ha mai smesso di esprimere. Ora, però, ci vuole un impegno vero e severo».

                Il presidente Napolitano ha chiesto che si discuta subito in Parlamento del disegno di legge sulla sicurezza varato venerdì dal governo.

                «Ha ragione. I tanti lavoratori morti in questi mesi ci hanno spinto a spronare l´esecutivo a licenziare questa legge in materia di sicurezza. Ora tocca alle Camere approvare immediatamente il testo e al governo procedere subito all´emanazione delle direttive applicative».

                Basteranno le nuove norme a porre un freno al susseguirsi delle morti bianche nei cantieri del nostro Paese?

                  «Guardi, sul tema della sicurezza sta montando una forte e legittima protesta nel mondo del lavoro. Basta vedere quello che sta succedendo in queste ore a Genova. E´ importante che questo sdegno si traduca in scelte e comportamenti, che affrontino davvero la gravità del fenomeno. Restano infatti vari problemi aperti».

                  Quali?

                    «Innanzitutto, quello degli appalti al massimo ribasso. I problemi nascono quando le società appaltanti e quelle appaltatrici risparmiano su tutto e sacrificano proprio la voce sicurezza».

                    Ma quanto costa garantire la sicurezza nei cantieri?

                      «Non lo so, ma certo la sicurezza non è un costo. Un costo è la perdita di una vita umana».-

                      Cosa possono fare le imprese per abbassare i rischi d´incidente?

                        «Le imprese devono lavorare con il sindacato, per approntare dei veri piani di prevenzione, altrimenti assisteremo alle solite lacrime di coccodrillo».

                        Quali altri problemi restano aperti?

                          «Quello degli ispettori del lavoro, del loro numero e della loro qualità. Poi serve avviare una dura lotta contro il lavoro sommerso».

                          E il sindacato cosa intende fare, affinché il problema delle morti bianche non passi ancora una volta in secondo piano?

                            «Il primo maggio sarà anche dedicato alla sensibilizzazione sul tema della sicurezza, perché non è più possibile tollerare il ripetersi di questi drammatici fenomeni. Poi, si può pensare ad organizzare una manifestazione nazionale contro gli incidenti sul posto di lavoro».

                            Il sindacato ha fatto tutto quello che poteva?

                              «Il sindacato è stato vigile sul problema, ma deve certo interrogarsi su come è possibile fare di più, prima di chiedere l´impegno degli altri. In fondo, ogni morte sul lavoro è una sconfitta per il sindacato».