Lavoro, emergenza continua. Sale ancora la disoccupazione

24/09/2010

A questo punto non si sa se siano più gravi i dati sulla disoccupazione o i relativi commenti degli esponenti del governo. Non si comprende, per intendersi, se occorra preoccuparsi di più per un tasso dei senza lavoro che nel secondo trimestre dell’anno ha raggiunto nuovi e tristissimi record, piuttosto che per le frasi surreali pronunciate da Maurizio Sacconi, che parla di «dato migliore della media Ue». Lo stesso ministro del Lavoro che evidentemente ignora, o preferisce dimenticare, come ad inchiodare l’Italia c’è, a monte di tutto, il dato sulla popolazione “inattiva”, comprendente coloro che non figurano nemmeno nelle liste di disoccupazione perché hanno persino rinunciato a segnalare la loro condizione, un numero, questo sì, ben diverso dalla media Ue,ma in senso peggiorativo.
NUMERI INEQUIVOCABILI Dunque, il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 è salito all’8,5%. Lo ha comunicato come d’uopo l’Istat, aggiungendo che si tratta dal livello più alto dal terzo trimestre del 2003. E sempre con riferimento al tasso di disoccupazione destagionalizzato (appunto l’8,5%) si registra un aumento di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre dell’anno in corso e di un punto percentuale nel paragone con il secondo trimestre 2009. Inoltre, nell’ultimo trimestre il numero delle persone in cerca di occupazione ha raggiunto (in termini destagionalizzati) 2,136 milioni di unità, il numero più alto dal 2001, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre (+24 mila unità). Nel raffronto con lo stesso periodo dell’anno precedente l’aumento e invece del 13,8%. Insomma, comunque li si rigiri il senso dei datinoncambia, espressione di un Paese nel quale gli effetti della crisi sono ben lungi dal potersi dire esauriti. Anzi, la bufera economica iniziata a metà del 2008 sta adesso facendo emergere le sue conseguenze di lungo periodi proprio nel settore più delicato, quello del lavoro. Piuttosto, scorporando i numeri emergono indicazioni preziose sulle dinamiche in atto. Ad esempio, prendendo in considerazione i dati non destagionalizzati (tasso di disoccupazione 8,3%), si nota come il tasso maschile cresca dal 6,3% del secondo trimestre 2009 fino al 7,6%. Mentre quello femminile registra un ancor più triste incremento, passando dal 8,8% al 9,4%. Ed ancora, nel nord l’innalzamento dell’indicatore (dal 5 al 5,9%) riguarda sia gli uomini sia le donne; nel centro, il tasso si porta al 7,1% (6,7% un anno prima) per una crescita dovuta solo agli uomini. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione risulta pari al 13,4% (dall’11,9% di un anno prima), con una drammatica punta del 16,4% per le donne. Inoltre, il tasso di disoccupazione degli stranieri aumenta per la sesta volta consecutiva, portandosi all’11,6% (10,9% nel secondo trimestre 2009). Un doloroso capitolo a parte riguarda poi i giovani. Infatti, la rilevazione relativa al secondo trimestre 2010 evidenzia come il tasso di disoccupazione giovanile (la fascia compresa fra i 15 ed i 24 anni d’età) è salito al 27,9%. Una percentuale, ha sottolineato l’Istat, che rappresenta il dato più alto dal lontano secondo trimestre del 1999. ESECUTIVO INERTE «I dati dell’Istat confermano una sciagura annunciata. Eppure il presidente Berlusconi e i suoi ministri continuano a sostenere che in Italia, contrariamente a quel che è avvenuto in altri Paesi, la crisi e la disoccupazione sono state arginate», ha dichiarato la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro.«Non è così e nessuna misura efficace è stata mai messa in campo da questo governo. Nel Collegato lavoro in discussione in Senato non c’è l’ombra di un intervento teso a rilanciare l’occupazione, stabilizzare i precari, sostenere le imprese in difficoltà e a riformare l’intero sistema degli ammortizzatori sociali. In questo quadro, il tasso di disoccupazione, purtroppo, è destinato a salire ancora». Per Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, «le rilevazioni Istat confermano il dato gravissimo dell’occupazione, cha arriva a colpire prevalentemente il lavoro a tempo indeterminato, e al quale va aggiunto il vasto bacino della cassa integrazione e del lavoro nero. Eppure, il ministro Sacconi non lascia trasparire dalla sue parole alcuna preoccupazione o volontà di agire, continuando ad affermare unicamente che stiamo meglio della media europea »