Lavoro e Welfare: No del sindacato

29/01/2001

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Sabato 27 Gennaio 2001
italia – politica
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Lavoro e Welfare: No del sindacato Guidi: lo Statuto è da riscrivere

ROMA Lo Statuto dei lavoratori è come il codice di Hammurabi. Il paragone è di Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni sindacali, che giudica più che sorpassata la legge del ’70. «Alla luce dei cambiamenti drammatici del sistema — ha detto Guidi — lo Statuto va riscritto radicalmente». Insomma, la legge non dimostra solo 30 anni, cioè la sua età anagrafica, ma sembra arrivare da un altro mondo, vecchio di millenni. «La competizione globale — ha aggiunto — l’euro, la fine delle svalutazioni, l’inflazione hanno costretto le imprese a una marcia diversa spingendole verso logiche adesso molto lontane». Ma anche i lavoratori non sembrano più somigliare a quelli tutelati dallo Statuto.

«Vedo — ha detto Guidi — una differenza tra padri e figli: ora per i giovani il lavoro subordinato è una fase, un passaggio che non dà le gratificazioni che invece dava ai padri. E vedo anche molti più lavoratori autonomi, atipici, vedo crescere il lavoro nero e ancora di più il lavoro parzialmente nero». Non c’è una ricetta pronta e anche quella lanciata ieri da Renato Brunetta attraverso il centro studi Free, lascia perplessi. «Nessuno vuole, nè tenta avventurismi — ha aggiunto Guidi — ma non so se questo tentativo di trovare una via di mezzo possa assecondare la mutazione genetica di fare impresa. La realtà di oggi è fatta anche di aziende con alta redditività e senza sindacato: anche questo c’è nell’universo e bisogna tenerne conto». La reazione è arrivata puntuale: da parte della Cgil il commento è stato secco, «la Confindustria straparla», e anche Cisl e Uil hanno accusato le imprese di «estremismo».

Ma il dibattito ieri è stato soprattutto sul "Manifesto del lavoro" di Brunetta. Sono risuonati i dubbi della Cisl che, anche se nel documento ha ritrovato ricette "care" come il decentramento della contrattazione o la partecipazione dei lavoratori all’impresa, ha bocciato alcuni passaggi. «Non ci piace l’apertura sulla contrattazione individuale — ha commentato Savino Pezzotta, leader della Cisl — mentre sul resto c’è la nostra disponibilità a discutere. Se diventasse il programma del prossimo governo, non avrei problemi a confrontarmi sui contenuti». Certo, confermare il valore del sindacato e poi "smontare" l’articolo 18 trasformando l’obbligo di reintegra in indennizzo non deve essere piaciuto molto. Così come ha lasciato perplessi la conferma al dialogo sociale da un lato e l’apertura alla contrattazione individuale dall’altro. Insomma, il risultato è un’alchimia fatta di concessioni e sottrazioni che però ha incassato la disponibilità al confronto sia di Cisl che di Uil.

«La concertazione centralizzata — ha detto Brunetta — mortifica i salari e non fa bene alla produttività. Ci vuole invece un reale decentramento e un percorso riformista sui temi della flessibilità e della competitività». Due passaggi su cui si è soffermato il sottosegretario al Lavoro, Raffaele Morese, ma con una sua ricetta. «È inutile continuare a proporre misure diverse di flessibilità — ha detto Morese — quando la vera competizione si gioca sui costi. Fin quando avremo aliquote contributive che vanno dal 12% delle collaborazioni a oltre il 30% per del lavoro subordinato, non arriveremo a un equilibrio. Quello che occorre è un progressivo percorso verso un’aliquota unica».

E il tema del Welfare e del sistema pensionistico accanto alle regole del mercato del lavoro è stato al centro dell’intervento di Fiorella Padoa Schioppa: «Nel 2001 avremo un incremento di 400mila posti di lavoro mentre lo scorso anno siamo andati su un più 388mila. La flessibilità introdotta quindi ha avuto i suoi effetti mentre siamo ancora in ritardo sui temi della flessibilità salariale, su cui il Manifesto è poco generoso, e su un maggiore avvicinamento del divario tra tipici e atipici». Il "padre" della legge sulle flessibilità, Tiziano Treu, ieri ha posto un altro problema, quello della rappresentanza sindacale: «È una sfida per il sindacato che deve avere un ruolo ma dimostrando la propria rappresentatività».

—firma—Lina Palmerini