Lavoro e welfare: la sfida europea dei sindacati

26/05/2003

              lunedì 26 maggio 2003

              Lavoro e welfare: la sfida europea dei sindacati
              Domani vertice Epifani, Pezzotta e Angeletti, alla ricerca di nuovi rapporti unitari

              DALL’INVIATO Oreste Pivetta

              PRAGA Nei giorni peggiori dell’economia continentale, da Berlino a
              Roma, si ritrovano a Praga i sindacati della Ces, confederazione europea sindacale, per il loro decimo congresso, che avrà qualche rito da compiere e qualche elezione da tenere (salvo sorprese la segreteria verrà rinnovata per sei settimi e il nostro Emilio Gabaglio, segretario generale dal 1991, lascerà il posto all’inglese John Monks, leader delle battagliere Trade Unions) e molte questioni da discutere, questioni che riguardano il ruolo centrale del lavoro e dei lavoratori nel futuro della
              comunità europea. Un ruolo che un tempo era certo e adesso viene
              aggredito dai nuovi orizzonti finanziari e questioni che dividono, che
              propongono orientamenti diversi, visioni contrastanti, che potrebbero
              se non rompere minacciare una solida tradizionale unità. La Ces ad
              esempio è stata sempre concorde nel sostenere la pace, quando la
              guerra era ancora e soltanto una presentissima minaccia. Proprio
              Monks non ha mai esitato a schierarsi contro il belligerante Tony Blair
              (e fino all’ultimo aveva chiesto più tempo per gli ispettori dell’Onu)
              e gli spagnoli sono scesi convinti in piazza contro il loro Aznar.
              L’unità pacifista non è mai stata messa in discussione. La prova di
              tanta concordia sono state le manifestazioni prebelliche, comuni e globali, in tutte le capitali.
              La guerra è alle spalle, una pace vera per tutti è ancora lontana. Costruirla per oggi e per domani molto dipenderà dalla nuova Europa, a proposito della quale i progetti sono discordanti, anche se plausibili
              di qualche compromesso. Il terreno dovrebbe essere in fondo favorevole. Il clima praghese conforta. Non sarà un caso se persino le nostre Cgil, Cisl e Uil (solo tre tra i settantotto sindacati che fanno parte della Ces in rappresentanza di trentaquattro paesi) hanno scelto la città di Kafka per rivedere e ridimensionare le ragioni della loro ostilità: ne hanno chiacchierato l’altro giorno, concordando un incontro proprio martedì, secondo giorno del congresso. Per metter fine alle liti hanno scelto il campo neutro, probabilmente sperando nella serenità e nella tranquillità che Roma non può dare. Gioverà l’orizzonte europeo,
              che è quello che conta, lontano dai meschini conflitti Berlusconi- Maroni-Tremonti eccetera eccetera.
              Angeletti, Epifani e Pezzotta naturalmente interveranno, il segretario
              della Cisl per ultimo, giovedì in chiusura. Quali idee d’Europa si confronteranno (e si costruiranno) a Praga?
              I sindacati (che rappresentano sessanta milioni di lavoratori, un’autentica potenza) troveranno interlocutori di primo piano: intanto Romano Prodi, presidente della commissione europea, che interverrà all’inaugurazione, lunedì, subito dopo Valery Giscard d’Estaing, il vecchio politico presidente della convenzione europeo, il cui “statuto”
              di un’Europa forte, coesa, sovranazionale non piace a una serie di governi e di sindacati. La linea di divisione sindacale corre a metà del continente: sopra i sindacati del nord, sotto quelli “mediterranei” più i tedeschi, da una parte il modello leggero, che concede poco al “centro”, sotto il modello pesante; sopra l’idea di una somma di governi contro quella di un’ Europa “soggetto”. La spiegazione semplice starebbe nella paura un po’ egoista dei primi di vedere toccato un welfare storicamente consolidato, salendo sulla barca dei secondi: il timore dell’Europa allargata come occasione per l’eguaglianza al ribasso. La conseguenza vale molto sul terreno proprio
              dei sindacati, cioè quello contrattualistico: come armonizzare sotto il nuovo cielo trattamenti economici, garanzie, diritti, norme per milioni di lavoratori. Le strade sono diverse, gli ostacoli comuni. L’Europa
              non è mai stata un paradiso e adesso, malgrado l’euro che sale, lo
              è ancora di meno, tra sviluppo quasi piatto, produzione in calo, disoccupazione alta, di nuovo in aumento (record italiano con il nove per cento contro il 7,8 per cento della media Ue), sommerso in crescita (quasi primato dell’Italia, battuta solo dalla Grecia), attacco al welfare.
              Nella premessa al Programma d’azione, il documento che verrà discusso a Praga, si ritrovano le indicazioni di un risposta comune: ad
              esempio che l’Europa deve rafforzare la sua unità per sostenere, anche
              con l’esempio del suo processo di integrazione federale equilibrato e
              con il suo modello sociale, un ruolo guida nella riforma democratica del sistema multilaterale delle istituzioni internazionali (si parla dell’Onu
              per rivendicare «una crescita globale per tutti i popoli nel pieno rispetto dell’ambiente»… o ancora, per avvicinarsi ai temi del lavoro, che «la ricerca della competitività basata sulla deregolamentazione sociale, sulla riduzione dei diritti e delle protezioni dei lavoratori non solo è inaccettabile da un punto di vista sociale, ma nel lungo periodo è anche economicamente inefficace».
              Sembra la risposta unitaria (nel senso peraltro che il documento è sottoscritto da Cgil Cisl e Uil che hanno insieme introdotto una serie di
              emendamenti) e internazionale ai piani bassamenti neoliberisti del nostro governo di centrodestra.
              I sindacati italiani spingono per un rafforzamento della Ces, interlocutore delle istituzioni europee come il Parlamento e la Commissione europeo: più forte il sindacato, più forti i lavoratori che difendono qualità del lavoro e della vita (partendo dalle retribuzioni ma anche dalle norme).
              La dimensione oramai sarebbe questa: il globalismo europeo è
              comunque una realtà, il problema sarebbe tradurre nei singoli paesi le
              conquiste di un teorico “contratto europeo”, far valere qui quanto si è
              conquistato a Bruxelles. La Ces può per ora fornire solo indicazioni,
              non può indire scioperi. Ma alla fin fine è l’Europa è il vincolo di ogni
              mediazione e il punto di partenza.
              L’assemblea di Praga discuterà anche alcuni punti dello statuto e
              eleggerà la nuova segreteria. Con il segretario generale (da Gabaglio a
              Monks), cambieranno cinque membri su sei della segreteria: due donne
              (una olandese e una portoghese, l’unica confermata) e poi un tedesco,
              un polacco, un tedesco e un italiano, Walter Cerfeda, candidatura
              a nome di Cgil, Cisl, Uil.