Lavoro e unità, perchè quando la vita è dura personalismi e scontri diventano dannosi per molti. Parlano i dirigenti Cgil

02/03/2014


Seguendo gli usi, si potrebbe risolvere tutto in un twitter: "lavoro/unità". Al sindacato si chiede una battaglia per il lavoro e di abbassare i toni della polemica, di mettere da parte i personalismi, di andare oltre le "contrapposizioni identitarie". La "base" esprime un sentimento sincero: non capisce lo scontro, soffre le ingiustizie del presente e chiede un`iniziativa comune, temendo il peggio. Alla fine, nella crisi dell`economia e della politica, il sindacato rimane un riferimento. Perché organizza le lotte quando una fabbrica chiude, perché costruisce gli accordi che difendono il salario, perché pure ti aiuta nelle tue pratiche. "Mettiamo un punto e cominciamo a discutere di quanto davvero vale per chi ci guarda ancora con fiducia", dice Nino Baseotto, segretario lombardo della Cgil. La fiducia: senza trionfalismi, pare davvero che il sindacato non soffra di un calo di fiducia, là almeno tra quei lavoratori dove il sindacato arriva, perché non è facile arrivare ovunque, come nel commercio, nel terziario, anzi spesso è impossibile. "La nostra democrazia si rafforza nel rapporto quotidiano, che vincola a non eludere le domande: il sindacato – dice Baseotto – è sempre sotto esame". Ma le divisioni non sono una favola. Baseotto le ha viste materializzarsi in un attivo regionale di qualche settimana fa, attivo rivolto ai dipendenti di settori che non aderiscono a Confindustria e che del discusso accordo del 10 gennaio non potranno spartire nulla: tredici milioni di persone (su ventidue milioni di attivi in Italia). Franco Martini, segretario della Filcams, commercio e turismo, la vede così: "Rappresento il mondo in solitudine di chi presta la sua opera nelle case, negli alberghi, nei ristoranti, di chi vive in piccoli studi professionali, di chi non riesce a darsi nessuna rappresentanza sindacale": il mondo di chi neppure la cerca una rappresentanza, per il timore delle ritorsioni, il mondo del nero, del sommerso, delle casse integrazioni fasulle che servono a pagare impiego vero… "Il problema – spiega Martini – non sono i meccanismi della democrazia. Il problema è la difficoltà di contattare i lavoratori. Il rapporto si mantiene anche in virtù della tutela individuale che sappiamo assicurare al singolo dipendente. Quando si ha un problema, ci si presenta ai nostri sportelli: l`importante è per noi esserci". La Filcams ha pensato a un proprio modo per esserci: "La rete è diventata la via per entrare in tanti studi professionali. Le nostre consultazioni sulla piattaforma sindacale le abbiamo gestite attraverso internet, oltre che nelle sedi tradizionali, si è sviluppato un dibattito che ha posto in chiaro alcuni punti. Intanto, proviamo a non farci del male, cioè non smantelliamo l`impianto contrattuale. Secondo, se anche sappiamo bene che il tracollo dei consumi nasce dalla caduta dei redditi, se anche possiamo immaginare una ripresa, dobbiamo pure riflettere sul modello dei consumi, riflettere cioè se sia conveniente continuare a consumare così, con questi prodotti, con questa organizzazione del commercio. Terzo: il turismo. Mai immaginato un terziario alternativo al manifatturiero, ma il turismo in Italia, un paese di straordinari paesaggi e di straordinarie ricchezze artistiche, rappresenta una risorsa senza pari. Ma occorrono investimenti". Investimenti… figuriamoci se non è la parola che ricorre di più nella conversazione con Walter Schiavella, segretario della Fillea, dall`edilizia all`arredamento, poche grandi aziende, pochi grandi cantieri, una moltitudine di lavoratori autonomi (in gran parte falsi, come i muratori a partita-Iva), molti stranieri, moltissimo "nero". Una "tempesta perfetta", dove la crisi congiunturale si è aggiunta a quella strutturale di un sistema delle imprese fragile e frammentato, segnato dal crollo della spesa pubblica, dalla deregulation, da infiltrazioni criminali… "Malgrado questo- spiega Schiavella – si sono rinnovati i contratti, si sono difesi i lavoratori, si sono mantenuti rapporti unitari, abbiamo insomma provato a costruire un argine alla crisi e a certe politiche che hanno contribuito a deprimere il settore (a proposito di argine, a Bergamo nell`ultimo anno abbiamo firmato 659 accordi per cassa integrazione, per un totale di quasi 7.500 lavoratori). Siamo riusciti persino ad avere dalla nostra parte le imprese, quando siamo scesi in piazza: ricordo la manifestazione del dicembre 2010 a Roma, all`epoca del governo Berlusconi… Per questo contiamo di fronte ai nostri iscritti, quasi quattrocentomila, come i metalmeccanici della Fiom, per questo chiediamo un congresso che non sia il teatro di duelli all`ultimo sangue ma sia l`occasione per ascoltare le voci della nostra gente. A questo punto Schiavella ci rimanda alla natura, all`anima della Cgil, che è una "confederazione" e deve essere quindi momento di sintesi di storie diverse. Che cosa significa? Significa che non può essere solo la fabbrica dei grandi numeri, delle grandi assemblee a modellare e "forme della democrazia". "La democrazia diretta, per alzata di mano – dice Schiavella – va bene lì. Non funziona, se pensiamo a noi. E non posso immaginare la soluzione di internet". Torniamo alla Lombardia. Nino Baseotto pensa che si debba rilanciare la "contrattazione a tutti i livelli": nazionale, di secondo livello, territoriale. Ma rivendica anche il ruolo di servizio del sindacato.
"Rivalutarne il valore sociale". Smantellando l`insulto di chi a destra dipinge un sindacato succhia soldi dallo stato. "Prestiamo un aiuto a milioni di cittadini che il commercialista non se lo possono permettere. Anch`io sogno un paese nel quale non solo tutti paghino le tasse, ma dove sia anche facilissimo calcolarne l`entità. Non è così. Ed allora a chi dovremmo affidare tanta gente?". Dalla Lombardia al Sud, in Calabria. Di Calabria si parla sempre molto. Spesso per la criminalità. Nelle ultime settimane anche per le navi cariche di armi chimiche dirette a Gioia Tauro. C`è chi, dal sindaco di Gioia al presidente regionale Scopelliti, ha cercato di suscitare una rivolta: "Una stupidaggine. Si sono presentati in duecento – commenta Michele Gravano, segretario regionale della Cgil – Siamo attrezzati per questi compiti. Piuttosto Renzi prosegua nell`impegno di Letta che aveva aperto con il sindacato una trattativa per lo sviluppo della Calabria. Sviluppo che significa lotta alla criminalità e alla corruzione, rilanciare gli investimenti pubblici per la mobilità cominciando dalla modernizzazione delle ferrovie, valorizzare il patrimonio archeologico e ambientale, rivitalizzare la filiera agricoltura e foreste, sfruttare il valore scientifico e culturale dei nostri atenei". È un lungo abc che illustra le possibilità di una regione stimata sempre ai margini e ancor più ai margini nel mare della crisi, quando per lavoratori attivi, precari, disoccupati, di fronte all`inadeguatezza della giunta regionale e ai malanni della politica, resta appunto il sindacato: "Anche nelle situazioni di maggior pesantezza aggiunge Gravano – quando sospinto dalla disperazione potrebbe prevalere il ribellismo alla `distruggiamo tutto-. Vecchia storia: la rivolta di Reggio dei "boia chi molla". "Abbiamo predicato, uso proprio il verbo `predicare`, le ragioni – interviene Carla Cantone, segretaria dei pensionati – per cui la Cgil dovesse affrontare un congresso unitario. Sembrava che ci fossimo riusciti. Prima i nostri pensionati ci dicevano: parliamo di lavoro per gli attivi, parliamo di soldi, cioè di redistribuzione della ricchezza. Ora ci dicono: dateci un taglio, siamo tutti più poveri, la politica è un disastro. A proposito del governo, ricordo che l`ultimo ministro che abbiamo incontrato è stato Cesare Damiano. Quanti governi fa?". Questo è lo stato: dieci milioni di persone con meno di ottocento euro al mese di pensione, altri quattro milioni con meno di mille e quattrocento euro. Sono quegli stessi pensionati, attori trasversali delle lotte sindacali, che "aiutano" figli disoccupati, spuntando una conflittualità che potrebbe essere una "rivolta", come quella evocata da Michele Gravano. Politici di gran peso accusavano la Cgil di immobilismo dalla parte dei garantiti. Si può dire di un sindacato invece a sostegno di una democrazia diffusa, "corpo intermedio" contro le tentazioni del leaderismo e del populismo, con la cultura del progetto. Imperfetto, naturalmente, ma qualcosa che ha resistito alla disgregazione e all`impoverimento anche morale della società.