Lavoro e sviluppo, il sindacato «chiama» il governo

15/05/2006
    domenica 14 maggio 2006

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Lavoro e sviluppo,
    il sindacato �chiama� il governo

      Per Cgil, Cisl e Uil, Mezzogiorno e lotta alla precariet� devono essere al centro dell’azione dell’esecutivo

        di Bruno Ugolini / Roma

        CONFRONTO Concertazione, legge 30, Sud, cuneo fiscale. Sono i giorni del confronto serrato, a volte stucchevole, ma necessario, sui nuovi assetti ministeriali. Momenti certo da non sottovalutare. Sar� per� decisivo, una volta superate le difficolt� sugli organigrammi, affrontare i pi� urgenti impegni programmatici. Attorno ad essi potr� aprirsi il confronto vitale con i soggetti sociali: sindacati e imprenditori. Sono queste le ore in cui, lontano dai clamori dei mass media, si affilano le armi anche attorno a proposte, rivendicazioni, disponibilit�. Cerchiamo di fare una sintesi del men� che attende la neonata compagine del centrosinistra.

        Concertazione
        E’ una scelta preliminare fatta da Romano Prodi. Consiste nella volont� di ritornare ad un metodo affossato dal centrodestra. Le tre grandi Confederazioni sono sostanzialmente d’accordo. Qualche dissenso � presente nel sindacato di Guglielmo Epifani. Il recente Congresso confederale ha per� posto, ad esempio, l’esigenza di un patto fiscale, una nuova politica dei redditi. Sono tematiche impossibili da affrontare senza una discussione, un confronto, un dialogo tra le parti sociali interessate. C’� semmai da osservare come la Cisl appaia essere pi� interessata ad una specie di Patto per l’Italia onnicomprensivo. Mentre la Cgil sembra preferire accordi limitati. Una concertazione mirata, pragmatica.

        Riduzione del cuneo fiscale. � per molti il punto di partenza capace di dare fiato ai primi sintomi di ripresa economica. Si tratta in sostanza di diminuire le tasse sul lavoro. Un’opinione prevalente tra i sindacati punta su una manovra capace di beneficiare lavoratori e imprese, ma da estendere con criteri precisi e non attraverso un sistema “a pioggia”. Tra gli esempi di tali criteri? Diamo i soldi ad imprese che investono nell’innovazione e ricorrono a forme di lavoro stabile. Le risorse per effettuare una tale costosa operazione, secondo la Cgil, si possono rinvenire attraverso la sua proposta di patto fiscale.

        Legge trenta
        � un capitolo spinoso. Ancora ieri l’editoriale del Corriere della Sera individuava nel seno del centrosinistra due linee. Una distruttrice della legge e una pressoch� esaltatrice. Chi ha per� messo la parola fine a tali contrapposizioni � il programma dell’Unione. Esso chiama la legge 30 col nome del suo vero autore: il leghista Maroni. Il programma sostiene poi la contrariet� ai contenuti di quel provvedimento e propone di �coniugare flessibilit� e stabilit�, superando la precariet�. � una legge, come hanno spiegato a pi� riprese due autorevoli parlamentari ulivisti, Tiziano Treu e Cesare Damiano, da riscrivere. Le differenze tra Cgil e Cisl su questi aspetti non sembrano insanabili. La Cisl con Raffele Bonanni ora sostiene che i lavoratori flessibili dovrebbero avere gli stessi diritti dei lavoratori stabili. La sua preferenza va per� a misure ottenute tramite la contrattazione, non tramite una nuova legge. Come � stato osservato in casa Cgil la discussione dovrebbe partire dal tipo di modello di lavoro che si vorrebbe adottare per incentivare uno sviluppo basato sulla qualit� e l’innovazione. La scelta non potrebbe che cadere, allora, su un modello di sviluppo stabile, fondato sulla formazione permanente, non su rapporti di lavoro ballerini.

          Mezzogiorno
          Il segretario della Cisl ha chiesto, parlando il primo maggio a Locri, un New deal per il Sud. Epifani, cos� come Angeletti, hanno posto tra le priorit� del prossimo governo una nuova politica meridionalista, ponendo fine ad anni d’assenze. Tra le misure risaltano quelle relative ad una nuova programmazione, alla cosiddetta �fiscalit� di vantaggio� per le imprese che investono in queste regioni, nonch� gli strumenti per contrastare il lavoro nero, l’evasione fiscale, i fenomeni di criminalit�.

            Riforma dei contratti
            E’ uno dei temi cari alla Cisl che vorrebbe non una correzione ma una riscrittura dell’accordo del 1993. Il tutto nell’ambito di un patto complessivo, fondato sullo scambio. La Cgil teme di veder sgretolare in tal modo il contratto nazionale. Anche se rischia paradossalmente, in tal modo, di apparire come la nemica della contrattazione decentrata, cos� come successe nei lontani anni 50. C’� poi da osservare che immaginare uno �scambio� oggi risulta assai difficile. E’ possibile promettere, ad esempio, una moderazione nelle richieste salariali?

            Questi sono solo alcuni dei temi al centro della riflessione sindacale in vista dell’apertura del confronto col governo. Potremmo aggiungerne molti altri.

            L’elenco � infinito: una legge sulla rappresentanza sindacale cara alla Cgil; pensioni, previdenza e uso del Tfr; scuola e legge Moratti; trasporti (non c’� solo il caso Alitalia); le grandi opere bloccate comprese il Tav; il riordino televisivo… Senza contare scelte complessive che interessano i sindacati, come il ritiro delle truppe dall’Iraq o il referendum di giugno per abolire la legge sulla devolution. Sar� necessario fissare serie priorit�, programmare gli impegni, collegarli a quell’evento severo che copre l’orizzonte e che si chiama andamento dei conti pubblici.