Lavoro e pensioni, stretta sulle deleghe

18/03/2003





              Martedí 18 Marzo 2003

                    Lavoro e pensioni, stretta sulle deleghe

                    Via in commissione, priorità alla previdenza – Forza Italia vuole stabilizzare le modifiche sull’articolo 18


                    ROMA – Pensioni e articolo 18. La settimana della commissione Lavoro del Senato si apre con un calendario impegnativo: all’ordine del giorno per oggi è previsto sia l’esame del Ddl 848 bis (che contiene la deroga sperimentale dell’articolo 18), sia della delega previdenziale. Tra i due provvedimenti il Governo e la maggioranza hanno già deciso che daranno priorità alle pensioni. La ragione, spiegano, è semplice: la riforma previdenziale è alla seconda lettura in Senato ed è più di un anno che è all’esame del Parlamento. Insomma, dare la corsia preferenziale alle pensioni non sarebbe un modo per allontanare il dibattito sull’articolo 18 in attesa che si voti, il 15 giugno, il referendum promosso da Rifondazione (che punta invece all’estensione della tutela dei licenziamenti anche alle imprese con meno di 15 dipendenti). Per il disegno di legge che riguarda l’articolo 18, ma anche il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione e la proroga a 3mila mobilità lunghe, si tratta infatti del primo passaggio parlamentare anche se sul testo sono piovuti già circa 600 emendamenti. Il più importante è sicuramento quello proposto dal senatore di Forza Italia, Paolo Barelli, che chiarisce un punto importante della delega. Cioè, cosa accadrà alle imprese che avranno una deroga all’articolo 18 (quindi, non obbligo del reintegro ma risarcimento), dopo aver assunto nuovi dipendenti e superato la soglia dei 15 dipendenti, quando scadranno i tre anni di sperimentazione previsti? Secondo l’emendamento presentato dal senatore Barelli resteranno per sempre "virtualmente" al di sotto di tale soglia. In pratica, per queste aziende si azzerano gli effetti della scadenza della sperimentazione nel caso non dovesse essere rinnovata da un nuovo provvedimento rendendo, così, stabile la deroga all’articolo 18. Un orientamento in tal senso era già emerso all’indomani della firma del Patto per l’Italia (vedi anche il Sole-24 Ore del 9/7/2002) ma con il «sì» del Parlamento sarà più facile per il Governo che non dovrà assumersene la responsabilità scrivendo i decreti attuativi. Le ragioni sono presto spiegate. Se non ci sarà questa garanzia per le imprese, il rischio «è di incorrere in due effetti alternativi ma – spiega Barelli – entrambi negativi: da un lato i datori di lavoro potenzialmente interessati alla sperimentazione saranno disincentivati, oppure, coloro che si fossero avvalsi della norma sperimentale saranno indotti a risolvere i nuovi rapporti di lavoro in coincidenza con la scadenza del periodo di sperimentazione». In sostanza, se non si congelano gli effetti della norma di deroga all’articolo 18 rendendoli effettivi per sempre e non solo per i tre anni, gli esiti della sperimentazione potrebbero essere tutt’altro che positivi ai fini della crescita dell’occupazione. Il motivo addotto è che di fronte a un quadro normativo incerto che potrebbe cambiare in soli 3 anni, per di più su una materia così delicata, le imprese preferiranno non rischiare con nuove assunzioni. Altro emendamento importante dalla maggioranza (firmato dal relatore Oreste Tofani, An) è concedere la cassa integrazione straordinaria anche ai dependenti delle piccole imprese di subfornitura del settore automobilistico. Sulle pensioni, intanto, è la settimana decisiva per i sindacati. Oggi c’è un nuovo incontro tra Cgil, Cisl e Uil che stanno mettendo a punto un documento unitario da presentare al ministro Maroni: no alla decontribuzione (in alternativa puntare alla fiscalizzazione degli oneri sociali e impropri per ridurre il costo del lavoro); no al trasferimento obbligatorio del Tfr ma ricorrere al silenzio-assenso (su questo punto, però, i sindacati stanno ancora mettendo a punto la proposta); no alla parità tra fondi aperti e chiusi. Un altro passaggio, voluto fortemente dalla Cisl, è quello che riguarda i meriti del sindacato: cioè, grazie alla loro azione di contrasto non sono passati i disincentivi per allungare l’età pensionabile nè altre misure sulle anzianità. LI.P.