Lavoro e diritti, chi ci salverà dall’abisso?

08/06/2004

      7 Giugno 2004

      Lavoro e diritti, chi ci salverà dall’abisso?
      «Rapporto diritti globali 2004» di Cgil, Arci, Legambiente & co. Epifani: è il prezzo della spirale guerra-terrorismo-guerra

      Wanda Marra

      ROMA «Nel riflettere sui fatti trascorsi, da quelli più tragici, le guerre il terrorismo, a quelli più complessi, lo stato dei rapporti commerciali fra i Paesi, a quelli che riguardano l’Europa e la sua difficile costruzione statuale, fino ai problemi che si incontrano nelle politiche del nostro Paese (in modo particolare sulle politiche sociali, della scuola, della casa e della sanità e sui diritti di libertà delle persone) sono arrivato alla conclusione che in questi ultimi dodici mesi lo stato generale dei diritti sia in realtà peggiorato». L’affermazione è del Segretario Generale della Cgil, Guglielmo Epifani e si può leggere nella prefazione al Rapporto sui Diritti Globali 2004. Un volume di oltre 1000 pagine, edito da Ediesse, giunto alla sua seconda edizione, a cura dell’Associazione SocietàINformazione, promosso dalla Cgil, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (Cnca), Arci, Legambiente e Antigone, che fotografa lo stato dei diritti economico-sindacali, sociali, umani, civili e politici ed ecologico-ambientali, e che sarà presentato oggi nella sede nazionale della Cgil.
      Partendo da un presupposto «militante»: è necessario uno sguardo cosmopolita per incidere sulla realtà dentro la quale si opera. Dal declino economico, alla precarizzazione del lavoro, dal progressivo smantellamento del welfare alle controriforme in chiave neo-autoritaria (la legge Bossi-Fini, la Fini sulle droghe, il progetto neomanicomiale della Burani-Procaccini), dall’impoverimento nazionale al degrado delle carceri, dalla guerra preventiva al conflitto israelo-palestinese, dalle torture, al terrorismo: nella realtà globalizzata la progressiva perdita dei diritti è legata da fili che uniscono realtà locali a realtà internazionali. «Le strategie a livello globale, messe in atto dal G8 e da agenzie come il Fondo Monetario Internazionale, tendono ad allargare il fossato tra la parte povera e ricca del mondo. Anche i problemi relativi alle politiche del welfare, alla crisi sociale sono l’onda lunga e il riverbero di queste strategie», spiega Sergio Segio, il curatore del Rapporto. Se in Italia – come ha esplicitamente denunciato Sergio Billè – c’è il rischio di «deriva argentina», per evidenziare la situazione mondiale, basta qualche numero: 3 miliardi di persone vivono con 1 dollaro al giorno, 1 miliardo senza acqua potabile. E ancora: il reddito medio nei 20 paesi più ricchi del mondo è 37 volte maggiore di quello dei paesi poveri, una proporzione raddoppiata dal 1970 ad oggi (la fonte è il Rapporto 2003 della Banca Mondiale). Tutto questo dipende da scelte ben precise: basti pensare che tra le strategie fissate dal Wto, c’è la privatizzazione di servizi essenziali come acqua, gas, luce, oppure al protezionismo del potere economico di Usa e Europa.
      L’altro nodo centrale è l’uso delle risorse: oltre 800 miliardi l’anno sono investiti in spese militari, mentre solo 56 miliardi annui vanno in aiuti allo sviluppo. «Per fare un esempio, in Italia il mercato tessile viene attaccato dall’arrivo di prodotti molto convenienti e concorrenziali dall’Asia, che provengono da posti dove non esistono diritti e c’è uno sfruttamento massiccio – spiega Titti di Salvo, segretaria confederale Cgil, Politiche internazionali – Quindi, l’impegno dev’essere doppio: difendere la qualità e l’innovazione in Italia, e estendere i diritti del lavoro e umani in tutto il mondo».
      Come scrive Epifani, il peggioramento della situazione dei diritti nel mondo nell’ultimo anno, si può legare ad alcuni avvenimenti cardine, tra i quali sono centrali la guerra in Iraq e il conflitto in Medio Oriente, il terrorismo, la spirale guerra-terrorismo-guerra. In particolare la cosiddetta «guerra preventiva» ha fatto cadere la distinzione tra diritto e violenza, come spiega Sergio Anastasia, Presidente nazionale di Antigone: «La rottura dell’equilibrio giuridico internazionale che si è avuta con la guerra all’Iraq ha portato anche al cambiamento dei rapporti interni nei singoli stati. Quando si afferma lo stato d’emergenza, si aprono una serie di falle che possono scivolare anche nella legittimazione di alcune pratiche. Basta fare l’esempio dell’emendamento passato nel nostro Paese alla Camera, che stabilisce che una tortura è tale, solo se reiterata». E va oltre: «In tutti i paesi occidentali si assiste a un impoverimento delle politiche sociali dell’integrazione. Si torna a forme coattive, la lettura del fenomeno migratorio in chiave di sfruttamento del lavoro, l’ampliamento a dismisura delle forme di controllo coatto e penale, con il conseguente sovraffollamento penitenziario non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, con un incremento impressionante negli Usa».
      Ma questa fotografia non vuole essere solo strumento di informazione. «Affrontare i temi del sociale significa fronteggiare il tema cruciale del cambiamento. Questo rapporto richiama l’esigenza di un progetto per affrontare le questioni poste e altre ancora. Speriamo che i partiti, a cominciare da quelli del centrosinistra che si propongono di governare questo paese, sappiano dare delle risposte», e questa richiesta del Presidente dell’Arci, Tom Benettollo, suona come un appello.