Lavoro e articolo 18, intesa a portata di mano

21/06/2002



(Del 21/6/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
GIUDIZI POSITIVI DOPO L´INCONTRO TRA GOVERNO E SINDACATI. MA LA MARGHERITA ORA FRENA
Lavoro e articolo 18, intesa a portata di mano
Cisl e Uil prendono tempo. Maroni: è il primo capitolo della nuova carta sociale

ROMA
Per il governo, il più è fatto: la ben nota proposta sull´articolo 18 e gli ammortizzatori sociali – messa a punto in queste settimane con le parti sociali «dialoganti» – è stata presentata, non è modificabile, ed ora si attende che venga firmata un´intesa il 2 luglio, contestualmente alla presentazione del Dpef. A caldo, i leader di Cisl e Uil Pezzotta e Angeletti danno un giudizio positivo dei testi consegnati ieri a Palazzo Chigi. Ma lasciano intendere che per avere la firma dell´accordo separato – definito un «patto scellerato» dalla Cgil – che modifica sia pure limitatamente l´art.18, l´Esecutivo dovrà ancora portare pazienza. E forse accettare qualche emendamento, e mettere mano al portafoglio per aumentare gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali. Ma il passo sembra compiuto. Tanto che ieri il premier Berlusconi ha fatto notare «l´isolamento della Cgil, voluto per motivi politici da Cofferati». La proposta del governo è contenuta in due documenti: uno prefigura una riforma degli ammortizzatori sociali, l´altro contempla i ritocchi alle norme sui licenziamenti. Sull´articolo 18, come anticipato, si è scelto di ridurre l´ambito di applicazione delle modifiche, con l´obiettivo dichiarato di spingere un aumento dell´occupazione nelle imprese minori. In pratica, se un imprenditore di un´azienda con meno di 15 dipendenti supererà questa soglia per aver assunto personale a tempo indeterminato o con contratti di formazione, potrà essere esentato dall´obbligo di reintegro di un dipendente licenziato senza giusta causa, e applicare quanto previsto dalla legge 108/91 per le piccole imprese. Al lavoratore licenziato andranno dalle 2,5 alle 6 mensilità di stipendio. La riforma durerà tre anni, ma tra 24 mesi si avvierà una verifica del suo andamento. Scompare (di fatto è abbandonata) la norma sull´arbitrato, che verrà affidata al confronto delle parti sociali. Di sommerso non si parla, ma è noto che a novembre (quando Tremonti modificherà il provvedimento per l´emersione) si riparlerà di art.18. Quanto agli ammortizzatori sociali, via libera a 700 milioni di e per l´aumento dell´indennità di disoccupazione. Dopo il 2004 nascerà un secondo livello (integrativo, pagato da lavoratori e imprese, e gestito dagli enti bilaterali) di cassa integrazione per i settori e le aziende oggi esclusi. I ministri, ieri, al termine dell´incontro mostravano un´evidente soddisfazione. «Il governo ha confermato la sua ferma volontà riformista», ha detto il vicepremier Gianfranco Fini. Per il titolare del Welfare Roberto Maroni, «è stato scritto il primo capitolo del nuovo patto sociale». Giudizio molto positivo anche dal presidente di Confindustria Antonio D’Amato, che pur giudicando «parziale» e «una base di partenza» la modifica al «18», ha detto che «è una proposta per far crescere le imprese e l’occupazione». Favorevoli anche i commenti delle altre associazioni imprenditoriali. In conferenza stampa, il leader Uil Luigi Angeletti ha dato via libera alla modifica all´art.18, poiché «non ne modifica l´attuale campo di applicazione». «Noi riteniamo – ha spiegato – che il 18 non sia un ostacolo all´aumento della dimensione delle piccole imprese. Il governo dice di sì, e questa è una scommessa che si può concedere per una fase di sperimentazione». Poi, però, il numero uno Uil ha detto che «difficilmente» la firma arriverà il 2 luglio: serve una consultazione degli iscritti, e poi bisogna capire che risultati daranno i tavoli su Fisco e Mezzogiorno, oltre ai contenuti del Dpef. Meno entusiasta è apparso Savino Pezzotta, che pure prende tempo per consultare gli organismi Cisl e per valutare l´insieme delle proposte del governo. Sui licenziamenti, il leader Cisl cerca di vedere la parte mezza piena del bicchiere: «una modifica strutturale dell´art. 18 non c´è, non dimentichiamo da dove siamo partiti». In casa Cisl e Uil il passaggio che porterà alla (secondo molti, inevitabile) firma dell´accordo separato col governo non sarà affatto facile. Oggi si riunisce la direzione Uil, martedì l´Esecutivo Cisl. In queste organizzazioni non mancano le perplessità, considerando che la firma di un accordo che di fatto crea le premesse per l´abbandono dell´articolo 18 (come afferma D´Amato) sarà un boccone molto amaro. Dubbi ci sono anche sul merito: sei mesi di stipendio come indennità sono pochi, c´è la questione dei Cfl, pochini anche 700 milioni di e sugli ammortizzatori sociali, incerte le contropartite su fisco, Sud e Dpef (a cominciare dall´inflazione programmata). In queste ore, è proprio la Cisl a mostrare qualche tentennamento in più, che potrebbe tradursi in richieste di emendamento ai testi presentati dal governo. «Un accordo non è negoziabile, una proposta invece sì», dice il cislino Pier Paolo Baretta. Anche perché la Margherita – che aveva invitato Pezzotta a trattare – ora tira il freno a mano, e invita alla massima cautela. Enrico Letta «sospende il giudizio» sulla proposta del governo», mentre Tiziano Treu spiega che il partito di Rutelli «suggerisce di non correre: anche perché sul piatto non ci sono né riforme sostanziose né risorse importanti».

Roberto Giovannini