Lavoro e articolo 18, domani si torna a trattare

03/06/2002







(Del 3/6/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
OGGI CISL E UIL SI RIUNISCONO PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Lavoro e articolo 18, domani si torna a trattare
Il governo prepara una nuova proposta, la Cgil progetta altri scioperi

ROMA

I sindacati – sia chi parteciperà al negoziato, sia chi invece si sta organizzando per la protesta – faranno oggi il punto, in vista dell´appuntamento di domani, quando al ministero del Lavoro le parti sociali e il governo inizieranno a trattare. Non la Cgil, naturalmente, che si è chiamata fuori. Si entra subito nel vivo, con il confronto sul disegno di legge 848bis: vale a dire, le norme che dovranno prevedere una modifica della disciplina dei licenziamenti, l´arbitrato, gli incentivi all´occupazione e gli ammortizzatori sociali. Difficile immaginare però che sin dall´incontro di domani il governo metta sul tavolo proposte di merito sulle modifiche all´articolo 18. Non che le idee, nell´Esecutivo, non siano già abbastanza chiare in materia: si punta a ridurre a una o due le fattispecie di lavoratori cui si applicherebbe, in caso di licenziamento senza giusta causa, non più il reintegro nel posto di lavoro, ma una semplice indennità economica. La riforma dovrebbe riguardare così i lavoratori delle aziende che emergono dal sommerso, e verrebbe innalzata per almeno un biennio a 20 dipendenti (oggi è 15) la soglia oltre la quale scattano le tutele previste dall´art.18. Nel primo caso, si tratterebbe di poche centinaia di lavoratori, a guardare lo scarso interesse sollevato dalle norme governative sul sommerso. Nel secondo, sarebbero circa 500.000 i lavoratori che perderebbero la «tutela reale» del posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato: tanti sono gli occupati nelle imprese italiane che hanno tra i 16 e i 20 dipendenti. Una medicina difficile da mandar giù, anche per Cisl e Uil. In contropartita, il governo pensa a un modesto ampliamento dell´indennità di disoccupazione, all´abbozzo di una rete di protezione sociale per chi è fuori dal mercato del lavoro «stabile», al varo di enti bilaterali (con la presenza dei sindacati) per la gestione della formazione e degli ammortizzatori sociali, e a concessioni (di entità imprecisata) sul fisco. Come detto, oggi gli stati maggiori sindacali si riuniranno per fare il punto in vista del negoziato. Come ogni lunedì la Cgil ha riunito la sua segreteria, ma nel pomeriggio è prevista una riunione cui parteciperanno anche i segretari regionali e di categoria. Cofferati ascolta i suoi per poi mettere a punto nel direttivo della prossima settimana il calendario di mobilitazione, sciopero generale compreso. Ma l´intenzione è di partire con scioperi articolati nel territorio, anche per cercare di «trascinare» nella lotta contro le modifiche all´art.18 anche quadri e strutture di fabbrica di Cisl e Uil. Alla Cgil arriva la solidarietà dal movimento dei «Professori» di Firenze, tra i quali Francesco Pardi e Paul Ginsborg. Intanto, al «Tg3» Guglielmo Epifani – futuro numero uno Cgil – spiega che «Cisl e Uil dicono che l’articolo 18 è, di fatto stralciato; la Cgil non ci crede, e in questi casi il tempo è galantuomo. Si vedrà chi ha ragione». Anche per la Cisl sarà una giornata di discussione. Gli anticipi della segreteria che si è tenuta venerdì sera dopo l’incontro a Palazzo Chigi, le prime dichiarazioni di alcuni segretari, fanno capire che pur nella condivisione della linea del confronto necessario col governo, sussistono però molte perplessità di tenuta sull’articolo 18. Il segretario Pezzotta conferma che martedì sarà al tavolo per far cambiare opinione al Governo che ancora oggi, per voce del sottosegretario Sacconi conferma che di licenziamenti, al Welfare, si parlerà. Convinto che la responsabilità della rottura sia della Cgil è il ministro Marzano: «Se debbo dire la verità la mia sensazione è che sia stato Cofferati a spaccare il rapporto tra i sindacati», dice il ministro alle Attività produttive. Per quanto riguarda l’art.18, il ministro sostiene che «non c’è ancora un’idea su come sarà toccato», se sarà raggiunto un accordo. «Ci incontreremo con le parti sociali – afferma – e chiariremo ancora una volta quello che il governo vuole fare, che è più occupazione e meno precarietà».

Roberto Giovannini