Lavoro, duello tra Maroni e Cofferati

28/05/2002





Welfare – Il ministro: sconfitto dalle urne chi punta allo scontro sociale – L’esponente sindacale rilancia: mobilitazione generale
Lavoro, duello tra Maroni e Cofferati
D’Amato: dispiaciuti se la Cgil si tira fuori – Uil e Cisl contrarie a un altro sciopero – In arrivo la convocazione del Governo alle parti
ROMA – «La posizione dei sindacati e della sinistra, che hanno puntato tutto sullo scontro sociale, è stata sconfitta. Dai primi dati elettorali, da prendere con cautela, emerge che la strada del Governo sulle riforme è quella giusta». A dirlo è il ministro del Welfare, Roberto Maroni che continua a duellare a distanza con il leader della Cgil, Sergio Cofferati, mentre il Governo è pronto a convocare le parti sociali già questa settimana. Un "invito" che partirà dal premier anche se dopo il primo incontro a Palazzo Chigi si lavorerà su tavoli di negoziato paralleli: fisco, mezzogiorno e welfare. La sintesi politica sarà di nuovo affidata a Palazzo Chigi vista anche la contiguità tra questa trattativa e quella che si aprirà sul Dpef. Saranno in prima battuta Silvio Berlusconi e Gianni Letta a tenere le fila del dialogo anche se nella maggioranza la "concorrenza" tra i partiti non è sopita, nonostante l’offensiva del ministro Maroni contro le invasioni di campo degli altri colleghi di Governo e, in particolare di An. «È il Governo che ha messo in campo delle politiche economiche e sociali che portano allo scontro», ha detto ieri Sergio Cofferati replicando al ministro che lo ha accusato di usare toni da «guerra calda». Ma anche il ministro Antonio Marzano ieri ha puntato il dito contro la Cgil: «Se dovessimo avere la sensazione che in qualche ambiente c’è un conflitto di interessi tra la tutela degli interessi dei lavoratori e la tutela di qualche parte politica, a maggior ragione andremo avanti e le riforme le faremo». Il leader della Cgil, oltre accusare il Governo di voler rallentare i tempi di approvazione della delega per impedire il referendum abrogativo sulle nuove modifiche all’articolo 18, ha anche riproposto lo sciopero generale su cui però, ancora ieri, Cisl e Uil si sono dette contrarie. «Non vedo per ora un motivo per tornare in piazza», ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti. In realtà, quello che temono le imprese e il Governo è che dal sindacato partano rincorse salariali: in questo senso, è decisivo il tavolo sul fisco che diventa un test altrettanto importante dell’articolo 18. A commentare il «no» di Cofferati al negoziato sul mercato del lavoro, è stato ieri il presidente degli industriali, Antonio D’Amato. «Ci auguriamo – ha detto il numero uno di Confindustria – che il sindacato venga al confronto, che speriamo il Governo convochi al più presto, con responsabilità e la volontà di confrontarsi nel merito. Se la Cgil continua a tenersi fuori, siamo francamente stupiti e dispiaciuti». Ma D’Amato ha replicato anche alla "promessa" di un nuovo sciopero. «Il primo è già costato parecchio alle imprese, al Paese e soprattutto ai lavoratori e ha comunque avuto un tasso di successo abbastanza modesto rispetto alle grandi cifre proclamate dal sindacato. Non credo che un altro sciopero sia quello che vogliono i lavoratori, sicuramente non è quello che serve al Paese e non credo sia utile per creare qul clima di confronto responsabile che serve a creare sviluppo, lavoro e quindi equità sociale». Sui licenziamenti la proposta di mediazione del Governo gira sempre intorno a una riduzione a due delle tre fattispecie di deroga all’articolo 18 (soglie dimensionali e sommerso) e trasferimento su un altro provvedimento, insieme alla riforma degli ammortizzatori. In caso di un accordo, il Governo vuole accelerare al massimo l’iter della delega-lavoro: si punta a contingentare i tempi e non si esclude di mettere la fiducia in presenza dell’ostruzionismo dell’opposizione. Oggi riprenderà l’esame della delega in commissione Lavoro del Senato e l’opposizione si divide sul ritiro degli emendamenti per non "bruciare" i tempi necessari per il referendum abrogativo. Ma nel Centro-sinistra un’altra spaccatura potrebbe configurarsi: se, cioè, ci sarà un accordo separato con il Governo che tenga fuori la Cgil. Non solo, anche l’altro referendum, quello promosso da Rifondazione, Socialismo 2000 e Verdi, sull’estensione dell’applicazione dell’articolo 18 alle imprese con meno di 15 dipendenti (oggi verrà firmato da Bertinotti, Salvi e Pecoraro Scanio) crea più di qualche imbarazzo nella coalizione di centro-sinistra. La Cgil, invece, deciderà ufficialmente nel direttivo convocato per l’11 e 12 di giugno, ma l’orientamento prevalente è quello di non sostenerlo.

Lina Palmerini
Martedí 28 Maggio 2002