Lavoro, dopo i giudizi su Biagi trattativa in bilico

01/07/2002


1 luglio 2002



Lavoro, dopo i giudizi su Biagi trattativa in bilico nel momento decisivo

Lo studioso era stimato da Cisl e industriali Cofferati insiste nella posizione più dura

      ROMA – La bufera del caso Biagi crea incertezza sulla chiusura della trattativa tra governo e parti sociali su lavoro (articolo 18), fisco, Sud e sommerso. Al ministero del Welfare sono ottimisti e pensano di farcela entro questa settimana. Da ieri, però, si sono messe in moto spinte contrastanti. Da una parte il governo ha interesse a concludere al più presto il nuovo patto sociale con imprese e sindacati (tranne la Cgil) e incassare così un successo dopo lo scivolone del ministro degli Interni Claudio Scajola (le affermazioni su Marco Biagi che lo hanno costretto alle dimissioni, subito respinte dal presidente del Consiglio Berlusconi). Dall’altra il clima non è il più favorevole. Sia nei sindacati sia nelle associazioni imprenditoriali è forte l’irritazione per le frasi di Scajola nei confronti del consulente del Lavoro ucciso a marzo in un agguato terroristico. Biagi aveva collaborato anche con la Confindustria e la Cisl ed era stato uno dei protagonisti delle fasi che hanno preparato l’apertura della trattativa in corso. Cisl e Uil, infine, potrebbero approfittare della fretta del governo di chiudere per alzare il prezzo dell’intesa. Tanto più che la Cgil, dopo gli attacchi a Sergio Cofferati proprio sul caso Biagi, è ancora più determinata nel continuare, da sola, il programma di scioperi. Nel comunicato congiunto firmato ieri mattina per replicare alle affermazioni di Scajola, il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, e il sottosegretario, Maurizio Sacconi, promettono: «Ci impegniamo ad onorare la memoria di Marco Biagi concludendo nel più breve tempo possibile il negoziato per quel Patto per il lavoro tra governo e parti sociali che egli aveva tanto auspicato e per il quale aveva assiduamente lavorato». L’appuntamento è fissato per domani a Palazzo Chigi, impegni di Berlusconi permettendo (le opposizioni premono infatti perché il presidente del Consiglio riferisca al più presto in Parlamento sul caso Scajola). E dovrebbe essere un appuntamento decisivo per l’accordo, anche se difficilmente sarà quello conclusivo. Come ha detto sabato sera il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, potrebbe essere necessario qualche giorno in più. Ci sono infatti ancora un po’ di ostacoli da superare.
      Domani il governo illustrerà alcuni dettagli del Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) che verrà varato giovedì dal Consiglio dei ministri: il punto più delicato è quello del tasso d’inflazione programmata, che sarà il punto di riferimento per gli aumenti di retribuzione nei rinnovi contrattuali, a partire da quelli attesi da oltre 3 milioni di dipendenti pubblici. I sindacati chiedono il rispetto dell’accordo firmato a febbraio con Fini che prevede incrementi complessivi del 5,56% nel biennio 2002-2003.
      Poi si esamineranno i quattro capitoli del patto. 1) Mercato del lavoro. Il governo, accogliendo alcune preoccupazioni di Cisl e Uil, chiarirà che la sospensione del diritto al reintegro per chi è licenziato senza giusta causa (articolo 18) potrà essere utilizzata nelle aziende che, assumendo, superano i 15 dipendenti solo se le stesse non hanno ridotto l’organico nei 12 mesi precedenti. Verrà inoltre presentato un emendamento al disegno di legge delega sulla riforma del mercato del lavoro in discussione al Senato per impedire che ci possa essere una liberalizzazione selvaggia delle cessioni dei rami d’azienda (si seguiranno le direttive europee). 2) Fisco. L’esecutivo garantirà l’esenzione dalle imposte per i redditi fino a 10-11 mila euro e un robusto sistema di deduzioni per i redditi superiori. 3) Mezzogiorno. Berlusconi illustrerà un piano d’intervento su più fronti: infrastrutture, programmazione negoziata per rilanciare gli investimenti, agevolazioni fiscali (credito d’imposta e Tremonti bis). 4) Sommerso. Governo e parti sociali hanno già concordato di trovare, entro il 9 luglio, un «avviso comune» sugli interventi per favorire l’emersione delle imprese in nero, modificando anche la legge varata lo scorso anno che finora ha dato scarsi risultati.
      Se anche si dovesse chiudere la trattativa domani o, più probabilmente, in un incontro successivo, alla fine della settimana o nella prossima, la firma del Patto avverrà comunque dopo che Cisl e Uil avranno riunito e ricevuto il via libera dai rispettivi parlamentini interni. Poi la parola passerà al Parlamento per l’esame dei provvedimenti che il governo presenterà in attuazione del patto.
Enrico Marro


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