Lavoro Domestico: l’appello “Verso una democrazia della cura” un anno dopo

07/05/2021
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“Verso una democrazia della cura” è l’appello sottoscritto lo scorso anno da ricercatrici, docenti universitarie, studiose, associazioni e dalla Filcams Cgil Nazionale per chiedere una riforma del lavoro domestico e di cura, vista l’esclusione dal Decreto Cura Italia, di colf, assistenti familiari e babysitter per le quali non era prevista la cassa integrazione né il divieto di licenziamento.

A circa un anno di distanza dall’appello si impone una valutazione di quanto è stato fatto e di che cosa è attualmente previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: “Il lavoro di cura deve essere una questione di rilevanza pubblica mentre oggi nel nostro Paese è lasciato sulle spalle delle famiglie e distribuito in modo diseguale fra i generi” si legge nel documento , e visto che si considera “la casa come primo luogo di cura”, l’intento è quello di potenziare l’assistenza domiciliare, migliorando le prestazioni offerte alle persone vulnerabili e disabili, anche attraverso il ricorso a nuove tecnologie (telemedicina, domotica, digitalizzazione).

La Filcams condivide l’importanza della casa come primo luogo di cura, ma il Piano non tiene conto delle persone che svolgono lavoro alle dipendenze delle famiglie: “colf, badanti, baby sitter e assistenti familiari, figure essenziali per il sostegno alle famiglie di cui è indispensabile riconoscere la professionalità includendolo nel nuovo modello proposto.”

Altrettanto importante è l’inclusione delle lavoratrici immigrate, vuoto che la sanatoria per il lavoro irregolare varata nel 2020 non ha colmato.

A un anno dall’appello i promotori vogliono richiamare l’attenzione su un settore importante per la società; si prospettano all’orizzonte alcune riforme che sembrano andare nella direzione indicata ma permangono molte criticità: l’inclusione di cui molto si parla nel Piano sembra essere ancora parziale e sarebbe necessario apportare alcune correzioni riorientando il Piano e muovendosi più decisamente verso una vera “democrazia della cura”.

 Leggi l’appello