Lavoro domenicale e più welfare scambio utile in tempi di recession

05/03/2012

Potrà sembrare paradossale ma nel momento in cui c`è fame di lavoro ieri i sindacati italiani del commercio e un network di associazioni civili/religiose (la European Sunday Alliance) hanno indetto una giornata di iniziative pubbliche contro il lavoro domenicale e le liberalizzazioni del commercio, che pure concorrono a creare nuova occupazione. Slogan: <da domenica non ha prezzo». Gli addetti del commercio non sono i primi a lavorare di domenica, da tempo immemore altre categorie già assicurano il turno dei giorni di festa in servizi come trasporti, telefoni, giornali e via di questo passo. Da sempre questi lavoratori hanno negoziato il sacrificio richiesto con maggiorazioni salariali e riposi compensativi. Qual è dunque la novità? Nel commercio è diversa la composizione della forza lavoro, le donne impiegate nei supermercati sono un numero molto maggiore di quelle che lavorano nei trasporti. I sindacati sostengono, non senza ragione, che l`obbligo di lavorare la domenica altera un corretto profilo familiare, rende impossibile celebrare la festa insieme e quindi penalizza la coesione genitori-figli. Accanto a questa considerazione, in casa Cgil ha guadagnato campo anche un`elaborazione critica nei confronti delle
liberalizzazioni del commercio giudicate inutili. Si sostiene che l`offerta è già ricca e non c`è bisogno di prolungare le aperture alla domenica. Si aggiunge che un allungamento degli orari porta sulla strada di un consumismo esasperato e di una «società dello spreco». Ma hanno senso questi discorsi in una stagione di recessione? E accanto alla giusta difesa dei modelli familiari di coesione perché Cgil-Cisl-Uil non sviluppano una nuova cultura della contrattazione? La strada sarebbe tutto sommato semplice e potrebbe passare attraverso uno scambio tra le domeniche lavorative e il welfare aziendale. In molte aziende italiane si sono raggiunti accordi che in qualche maniera estendono tutele e bonus ai figli dei dipendenti. Perché non legarli alle liberalizzazioni? Anche la fantasia, oltre alla domenica, non ha prezzo.