“Lavoro” Damiano: «Non sono il parafulmine del governo»

06/11/2006
    domenica 5 novembre 2006

    Pagina 4 – Economia/Oggi

    �Non sono il parafulmine del governo�

      Il ministro Damiano attaccato da Cobas e industriali: la mia linea � nel programma dell’Unione

        di Giampiero Rossiinviato a Venezia

        SOLO Cobas e sottosegretari manifestano, Confindustria attacca a testa bassa, Cisl e Uil si defilano, un collega ministro critica. In questo fine settimana si direbbe proprio che il ruolo del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sia diventato quello del parafulmine del governo. Sarebbero facili le battute allusive alla sua statura, se non fosse che lui – nonostante l’aplomb piemontese – non ha voglia di scherzare. Cos� da Venezia, dove ieri si � concluso il convegno sul “Futuro del lavoro”, dove all’ordine del giorno c’era proprio il grande disegno riformista per le politiche in favore dell’occupazione, Damiano ribadisce il suo progetto mentre a Roma i Cobas lo invitano a dimettersi.

        Ministro, l’assedio di venerd� da parte dei “disobbedienti” non � nulla a confronto di quello politico di queste ore. Lei � il bersaglio di critici molto diversi: dagli industriali ai Cobas, da Cisl e Uil a qualche collega della sua stessa maggioranza. Lei � diventato il parafulmine del governo?

          �Eh s�, forse � proprio cos�.

          E intende svolgere questo ruolo?

            �Decisamente no, non ci penso proprio�.

            Si aspettava qualche intervento del governo a sua difesa?

              �Non dico niente su questo punto. Per� mi ha fatto piacere ricevere la telefonata di solidariet� del presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Perch�, al di l� della conoscenza trentennale con Bertinotti, e soprattutto al di l� delle divergenze di opinioni che non ci siamo mai nascosti, Bertinotti e io riconosciamo una regola importante che � quella del rispetto�.

              Ma al ministro Ferrero che l’ha criticata esplicitamente avr� qualcosa da replicare…

                �Ribadisco che mi ha molto amareggiato leggere su Liberazione che un mio collega ministro criticasse il fatto che questo governo, a suo dire, abbia fatto poco per il lavoro e per la lotta alla precariet�. Ma, vede, al convegno sul “Futuro del lavoro” il ministro del lavoro spagnolo, che pure ci ha illustrato una lunga serie di riforme del suo governo, ha pronunciato pi� volte la parola “pazienza”. Ecco, io non mi sono mai permesso di dire che Ferrero non ha fatto nulla per le politiche per la casa o per l’immigrazione perch� immagino che anche lui debba fare i conti con la gradualit� dell’azione di governo. Non si pu� avere tutto e subito�.

                Quindi lei invita alla pazienza anche i 100mila manifestanti di Roma che chiedono una lotta incisiva alla precariet�?

                  �Io dico che ho pazienza ed � cos� che cerco di affrontare i problemi di mia competenza che sono davvero complessi e toccano una materia molto delicata come il lavoro. Per� io non faccio la politica degli annunci, non mi nascondo dietro ai “faremo” ma dico “abbiamo fatto”, perch� � cos�. Conosco benissimo la grave situazione dei precari e intendo affrontarla. Appena insediato il governo siamo intervenuti subito su due terreni simbolici del lavoro precario come i call center e i cantieri edili, e in finanziaria abbiamo inserito misure che introducono tutele mai viste per i lavoratori parasubordinati e, attraverso la riduzione del cuneo fiscale vincolata alla stabilizzazione del lavoro, mandano al sistema delle imprese il messaggio chiaro che questo governo intende favorire il lavoro stabile e a tempo indeterminato attraverso un sistema di incentivi e disincentivi, come quello che rende pi� costoso il lavoro flessibile. Quanto alle proteste, voglio dire che tra le aggressioni notturne a Padova e i toni di certi slogan dei Cobas dovremmo tenere tutti quanti gli occhi aperti, perch� mi pare di sentire un linguaggio violento simile a quello degli anni Settanta e Ottanta�.

                  Anche gli industriali sono scatenati contro di lei, proprio per la riforma dei contratti di lavoro a tempo determinato.

                    �Io lavoro per far corrispondere i fatti alle parole. Il progetto che ho annunciato gi� prima di diventare ministro � contenuto alla voce “lavoro” nel programma dell’Unione. Quindi chi vuol sapere in quale direzione intendo andare non ha che da leggere quelle pagine, quella � la mia stella polare. Per quanto riguarda, poi, le linee guida per la riforma dei contratti a tempo determinato, ricordo che si tratta di scelte ampiamente annunciate e comunicate in anticipo alle parti sociali. Si tratta di ragionare sulle percentuali di lavoratori a termine per ciascuna situazione produttiva e di valutare quali siano le causali che ne giustificano il ricorso e su questo rivolgo un invito alle parti sociali perch� approdino a un avviso comune perch� credo molto a una legislazione di sostegno e non invasiva. Seguiremo lo stesso metodo anche quando affronteremo la riforma del mercato del lavoro, della previdenza e degli ammortizzatori sociali�.