“Lavoro” Cresce il posto fisso

05/01/2007
    venerdì 5 gennaio 2007

    Pagina 21 – Economia e Imprese

    Lavoro, in tre anni
    715mila occupati
    Cresce il posto fisso

      Serena Uccello

        MILANO
        Tre anni fa entrava in vigore la legge Biagi. Mentre è stato annunciato entro la fine di questo mese l’avvio del tavolo di confronto sulla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Due paletti temporali che permettono di tracciare qualche bilancio. Il risultato è che tra il terzo trimestre del 2003, quello in cui è appunto entrata in vigore la legge Biagi, e il terzo trimestre 2006 l’occupazione è aumentata di 715mila posti portando il numero complessivo di lavoratori oltre la quota dei 23 milioni. A rendere possibile il confronto sono gli ultimi dati diffusi dall’istat sulle forze di lavoro che segnalano, inoltre, come a permettere questa crescita sia stato soprattutto l’incremento della cosiddetta occupazione "standard", dipendente, permanente e a tempo pieno. Se da un lato infatti si è ridotta l’occupazione indipendente 8-226mila unità, 6.009.000 addetti in totale). dall’altra è aumentato il lavoro dipendente (+834mila uni6tà, 16.992.000 addetti). L’aumento dell’occupazione comunque si è concentrato al Nord e al Centro mentre al Sud si è avuta una crescita molto più contenuta: se al Nord si è registrato infatti un aumento di 448mila posti in tre anni (+4%) al centro l’Istat ha segnalato 187mila posti in più (+4,2%) e appena 8mila al Sud (+1,2%).

        Quanto alla qualità dei nuovi posti, i numeri rilevano che il lavoro in più è prevalentemente dipendente e " standard", ovvero fisso e a tempo pieno anche se in percentuale il lavoro a termine e quello part-time crescono molto velocemente. A fronte cioè di circa 124mila posti di lavoro in più a termine (da 2.125.000 del terzo trimestre 2003 a 2.249.000 del terzo trimestre 2006 con un +5,8%) i posti fissi sono cresciuti di 711mila unità (da 14.743.000 con un +5%). E così il lavoro a tempo pieno è cresciuto di 716mila unità contro un incremento del part-time in tre aani di 69mila posti.

        Ad influire su questi risultati, la regolarizzazione di crica 700mila stranieri tra il 2002 e il 2003, i cui effetti statistici hanno avuto naturalmente un impatto diluito nel tempo. Di conseguenza, l’aumento dell’occupazione si è concentrato nel Nord proprio grazie anche all’entrata nel mercato del lavoro di stranieri e di manodopera femminile. Al tempo stesso la riduzione della disoccipazione si è concentrata al Sud anche a causa dell’effetto scoraggiamento e dell’uscita dal mercato delle fasce più deboli. Su 372mila persone in cerca di occupazione in meno complessivamente in Italia tra il terzo trimestre 2003 e lo stesso periodo del 2006, nel Mezzogiorno i disoccupati sono scesi in tre anni di 309mila unità (appena 28mila in meno al Nord e 33mila in meno al Sud).

        «La legge Biagi è entrata in vigore nell’ottobre 2003 – spiega il responsabile mercato del lavoro dell’Isfol, Marco Centra – ma la normativa secondaria non è completamente operativa e gli effetti della riforma non sono ancora completamente visibili». Ragione per cui sebbene «In presenza – spiega Centra – delle buone performance del mercato del lavoro osservate a livellocongiunturale, permangono comunque le difficoltà nel mercato per alcune fasce di popolazione, in particolare i giovani, le donne e i lavoratori del Sud». Tuttavia, e in questo caso si tratta di un trend positivo, prosegue per gli anziani la tendenza alla crescita del tasso di occupazione.

        L’altra faccia della medaglia è invece l’allungamento per i giovani del percorso verso la stabilizzazione professionale. «I giovani cioè – spiega il ricercatore dell’Isfol – più spesso e più a lungo vivono in situazioni lavorative precarie anche a seguito, come dimostrato da numerose ricerche, della riforma del lavoro a termine del 2001. Per le donne il nuovo part-time non sembra invece essere stato in grado di dare grande incentivo ai tassi di attività femminile che mantengono il trend di crescita del passato».

        A questo punto le aspettative maggiori si concentrano sull’apprendistato, «unico canale per l’inserimento professionale con percorso formativo dei lavoratori più giovani e nello stesso tempo conveniente per le imprese».