Lavoro, continua il braccio di ferro

13/05/2002








(Del 12/5/2002 Sezione: Economia Pag. 26)
ANGELETTI E COFFERATI: VIA L´ART.18. ROMITI: E´ STATO FATTO UN GRAN PASTICCIO
Lavoro, continua il braccio di ferro

        ROMA
        Un «pasticcio». Sulla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è stato fatto «un pasticcio»: parola di Cesare Romiti. Il presidente del gruppo Rcs Rizzoli, che partecipava a un dibattito nei pressi di Siena, al convegno «Crescere tra le righe» a Bagnaia (Siena), ha confessato di non leggere i giornali nelle pagine in cui parlano dell’articolo 18. «E questo perché – ha spiegato Romiti – i giornalisti, il governo, gli imprenditori hanno fatto un tale pasticcio, una tale noia di un problema che era piccolo e lo hanno esaltato». La pensa in modo diametralmente opposto il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, che ieri interveniva lla manifestazione organizzata dai «Riformisti per l’Europa». «È vero – ha detto il sindacalista – la questione dell’articolo 18 è un tema ideologico! Se lo si abolisce, il potere passa tutto all’impresa, e così da lavoratori ci si trasformerà in servi». Per Angeletti, «se milioni di persone hanno scelto di scendere in piazza, di manifestare, è perché hanno capito la valenza dello scontro, perché rivendicano un pari rapporto tra diritti e doveri, mentre c’è qualcuno che vuole solo i doveri e non i diritti. E ai primi vuol sostituire la benevolenza compassionevole e la concessione: questa è una politica che non ci convince e che la maggioranza degli italiani è convinta che debba essere battuta». Sulla stessa linea intransigente c´è il numero uno della Cgil Sergio Cofferati, che ribadisce come lo spostamento della modifica dell´art.18 in un apposito ddl – che verrebbe esaminato separatamente rispetto alla delega governativa oggi all´esame del Senato – non cambia di una virgola la posizione della Cgil. «Le condizioni – ha detto Cofferati – per la Cgil affinché riprenda il confronto sul mercato del lavoro sono note: devono scomparire dalle intenzioni del governo questioni che mirano alla modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Che queste intenzioni siano nella delega o in un ddl, non fa differenza. Se ci sono in campo ipotesi legislative di modifica dell’art.18, non ci sono per la Cgil le condizioni per riprendere il confronto». Speranzoso, infine, è il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno. «Il dialogo sociale prima riprende meglio è. L’importante è che riprenda prima della redazione del Dpef». Per il ministro, «è necessario che il dialogo avvenga su un quadro che abbia degli obiettivi precisi. Nel senso che dobbiamo stringere i tempi, ma avere un accordo quadro a livello di governo in maniera tale che ci sia una chiara definizione degli obiettivi altrimenti rischiamo di avviare il dialogo sociale, ma di avere un effetto di ritorno in negativo». Alemanno ha poi concluso sottolineando che «il sindacato ha fatto lo sciopero generale e ha celebrato il primo maggio con una base conflittuale. Credo che non possa avere questo disperato bisogno, nel giro di pochi giorni, di dover riprendere il dialogo».

        r. r.