Lavoro, Cisl e Uil non hanno fretta

24/06/2002







Del 23/6/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
PEZZOTTA: PER LA FIRMA C´È TEMPO. FASSINO: LA SINISTRA SIA UNITA. RUTELLI CAUTO, CASTAGNETTI CONTRO LA CGIL
Lavoro, Cisl e Uil non hanno fretta
Tranquillo il governo. Tensione fra Ds e Margherita

ROMA

Per il governo, spiega il vicepremier Gianfranco Fini, la partita è chiusa: l´accordo complessivo – dall´articolo 18 al Dpef – dev´essere formalmente siglato il 2 luglio nel prossimo incontro plenario a Palazzo Chigi. I leader di Cisl e Uil Pezzotta e Angeletti sono evidentemente decisi a firmare l´intesa, nonostante i mal di pancia che emergono nelle loro organizzazioni e la forte pressione di Ds e Margherita. Una pressione, si direbbe, che non viene accolta dai due segretari generali, che non gradiscono affatto i reiterati inviti ad «alzare» il prezzo della firma di un´intesa che rappresenterà un chiaro successo per il governo Berlusconi. Allo stato delle cose, la stessa consultazione interna che le due confederazioni si accingono ad avviare appare poco più che un passaggio formale al termine del quale la firma ci sarà. È sicuramente così per la Cisl di Savino Pezzotta, dove anche i più critici sperano al massimo di portare a casa qualche modifica della proposta del governo su licenziamenti e ammortizzatori sociali, oltre a un Dpef e una riforma fiscale più «generosi» (specie dopo il via libera di Bruxelles all´allentamento del patto di stabilità). Qualche problema in più ci sarà in Uil, dove la consultazione della base potrebbe (sulla carta) dare qualche sorpresa al segretario generale. O almeno, esplicitare un dissenso che per adesso non trova ancora uno sbocco politico. Comunque, il vicepremier Gianfranco Fini lancia un chiaro altolà ad Angeletti e Pezzotta. «È giusto ci sia ancora qualche giorno di riflessione – ha detto a Milano – ma questa discussione non può non avere dei tempi precisi, e trovare quindi naturale compimento prima della presentazione del Dpef che avverrà il 2 luglio». Il leader cislino spiega che «firmeremo, se ci saranno le condizioni, quando l’insieme dei problemi verrà posto sul tappeto», ma non si dice preoccupato per il malcontento interno: «In tutte le organizzazioni democratiche di fronte a questioni di questa natura possono nascere delle differenze. Mi preoccupo però di più delle organizzazioni a pensiero unico», conclude, attaccando la Cgil e Cofferati. Più netta la posizione di Angeletti, che ne approfitta per lanciare una stoccata ai Ds: la proposta del governo sull´art.18 non intacca il sistema dei diritti, e i diessini dovrebbero stare più attenti, visto che «è la fotocopia di quella che l’attuale presidente dei Ds prospettò tre anni fa. Che anche D’Alema avesse voluto togliere diritti ai lavoratori?». Comunque, in casa Uil il dissenso c´è, e si cristallizza intorno alle posizioni del numero due Adriano Musi. Intervistato dal «Nuovo.it», Musi spiega che la proposta D´Alema era diversa: si limitava al Sud, ed era a termine, mentre quella del governo «non è la risposta adeguata alle posizioni che la Uil ha espresso e portato avanti in questa vertenza. Crediamo che ci debba essere una verifica e che la consultazione che stiamo per aprire tra gli iscritti darà voce a quelle che sono le nostre posizioni». Dello stesso avviso è il segretario confederale Paolo Pirani, mentre il suo collega cislino Pier Paolo Baretta ribadisce che la proposta del governo «per definizione dev´essere negoziabile». Sul fronte politico, le sollecitazioni di Cofferati – che continua ad assestare colpi all´Ulivo e ai suoi leader, sottolineandone l´incoerenza – creano forti tensioni. «Dobbiamo lavorare per tenere unito l’Ulivo e operare perché ci sia uno sforzo nel centrosinistra a non riprodurre meccanicamente le diversità del movimento sindacale», dice il segretario Ds Piero Fassino. «Non c’è collateralismo fra partiti e sindacati», afferma Francesco Rutelli, che evita di prendere posizione nella contesa tra Cgil e Cisl-Uil. L’ex ministro Tiziano Treu spiega di sperare «che Cisl e Uil non firmino la proposta del governo, almeno sull’art.18, ma non esageriamo nel buttare benzina sul fuoco. Cofferati moderi le parole». L´ex segretario dei popolari Pierluigi Castagnetti attacca Cofferati: «Usa toni di sfida nei confronti dell’Ulivo», dice, e nega che il testo del governo sia «un patto scellerato». Non la pensa così Rosi Bindi, che si schiera col leader Cgil, insieme ai leader di Verdi e Pdci, Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto.

Roberto Giovannini