“Lavoro” «Chi fuma guadagnerà meno»

15/11/2006
    mercoled� 15 novembre 2006

    Pagina 17 -Cronache

    SIGARETTE IN UFFICIO I DIRETTORI DEL PERSONALE: �LA PRODUZIONE E’ CALATA DOPO LA LEGGE SIRCHIA, AVVIEREMO UNA TRATTATIVA CON I SINDACATI�

    �Chi fuma guadagner� meno�

      Le aziende: si perde tempo, potremmo ridurre gli stipendi di un’ora al giorno

        il caso
        Grazia Longo

          TORINO
          Avviso ai lavoratori fumatori: occhio a quella pausa sigaretta rubata tra una pratica e l’altra. Perch� oltre allo stress da infila il cappotto- corri in cortile- fuma pi� in fretta che puoi, le bionde, d’ora in poi, potrebbero costarvi un’ora di stipendio in meno al giorno. Giusto un’ora, � infatti il tempo medio calcolato per fumare da una ricerca della Gidp, l’associazione nazionale dei direttori del personale. Per l’esattezza: sei minuti per finire una sigaretta, altri quattro per raggiungere il cortile o la saletta fumatori. E considerato che in ufficio o in fabbrica anche il fumatore pi� incallito non si concede pi� di sei-otto sigarette, il totale � presto fatto. Da un’ora a un’ora e venti al giorno sottratti all’attivit� professionale.

            Interruzioni troppo lunghe
            �Un’enormit� di tempo sprecato – sentenzia il presidente della Gidp, Paolo Citterio – che non pu� incidere sulla redditivit� dell’azienda. Anch’io sono un fumatore e quindi so che non � facile smettere o anche solo ridurre il numero di sigarette, ma non � accettabile che si perda un’ora ogni giorno. L’attivit� intellettuale pu� anche essere recuperata in altri momenti, ma nelle imprese in cui si fabbricano oggetti concreti i ritmi devono essere tassativamente rispettati�.

            L’indagine Gidp (acronimo di Gruppo intersettoriale direttori del personale) � stata realizzata su un campione di 149 medie-grandi imprese (3.417 il numero complessivo) e dimostra come la met� dei quasi 4 milioni di dipendenti sia dedita al tabagismo. Con l’entrata in vigore della legge Sirchia, il 10 gennaio 2005, che vieta il fumo in tutti locali chiusi (posti di lavoro compreso), le abitudini dei nicotina-dipendenti hanno sub�to un inevitabile cambiamento. Addio al relax e alla possibilit� di concentrarsi meglio, scaricando la tensione con una sigaretta, l’unica consolazione possibile � oramai imprenscindibile da momentanee assenze dalla propria postazione di lavoro.

            �I direttori del personale potrebbero intervenire con una sanzione disciplinare – prosegue Citterio -, ma questo non rientra nei nostri obiettivi. Come peraltro dimostra la nostra analisi, da cui emerge che solo il 23 per cento delle aziende si pone in modo repressivo, mentre il 74 per cento preferisce la linea della comprensione, mentre il 3% non fornisce indicazioni�.

            Diritti e doveri
            Ma la decurtazione di un’ora quoTidiana dal salario non � una repressione? �Eh no, non pu� essere intesa cos�. � il passo dovuto nel bene dell’intera azienda e comunque non sar� certo un’iniziativa decisa sulla testa di impiegati o operai: avvieremo una trattativa con le organizzazione sindacali per valutare l’attuazione del provvedimento nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori fumatori, che non possono tuttavia prevaricare quelli dei non tabagisti�. Tra questi ultimi, del resto, non tutti manifestano tolleranza. I dati Gidp rivelano che il 37 per cento di chi non fuma in fabbrica o in ufficio protesta per chi lo fa attraverso mail, denunce individuali e ricorso al sindacato.

              La lotta al tabacco
              Tra le strategie adottate finora contro il tabagismo aziendale, spiccano i corsi di sensibilizzazione sui rischi del fumo, la collaborazione con la Lega italiana contro i tumori e colloqui con psicologi. Per evitare le corse in cortile, il 32,5 per cento delle imprese si � dotato di salette per fumatori, mentre prima della legge Sirchia vi aveva provveduto solo il 25 per cento. �Difficile che possano aumentare di molto – conclude il presidente Gidp Paolo Citterio – anche perch� il costo � piuttosto elevato: dai quattro agli ottomila euro per attrezzarle di aspiratori e ventole indispensabili ad ottenere l’autorizzazione dalle Asl�.