Lavoro, caccia aperta al venditore

08/02/2005

    martedì 8 febbraio 2005
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      Lavoro, caccia aperta al venditore
      Ricerca di Assores sulle domande delle imprese alle società di selezione e ricerca del personale. Le figure commerciali fra le più richieste dalle aziende (42%)

        di Luigi Dell’Olio

          Direttori di produzione, addetti alle vendite, responsabili delle attività import-export: sono le figure più cercate dalle aziende italiane che si rivolgono alle società di ricerca e selezione del personale. Lo rivela una ricerca realizzata da Assores, l’associazione di settore che riunisce circa 180 società specializzate nella fornitura di personale qualificato.

            Le preferenze del mercato

              Nello specifico, le figure commerciali occupano il 42% delle richieste totali. Ben distanziata, al 28%, l’area della produzione che presenta dei tratti comuni con la precedente. Si ferma al 13%, invece, l’amministrazione. Un dato che sorprende lo stesso presidente di Assores. ´L’esito della ricerca’, commenta Roberto Corno, ´offre lo spaccato di un mercato italiano della selezione e ricerca piuttosto fermo. Sempre più spesso si parla di una tendenza dell’economia italiana verso la terziarizzazione, con un incremento dell’intermediazione, ma la ricerca smentisce l’assunto’.

                Sarà per una competizione globalizzata o solo per contrastare l’attuale negativa congiuntura per quel che riguarda i consumi. Fatto sta che le imprese cercano figure capaci di far crescere i fatturati, incrementare le relazioni con potenziali clienti, rinforzare le vendite.

                  Ancora più indietro in graduatoria (7%) ci sono gli addetti alla direzione generale, ma questo dato non sorprende visto che si tratta di professionalità molto specifiche che perciò faticano a raggiungere valori complessivi elevati. Una quota residuale (il 4%) occupano, infine, gli addetti all’Edp e al personale, entrambi ferme al 4%. Sembra, dunque, essersi interrotto il trend avviato nel corso degli anni 90 che aveva portato le aziende a rinforzare le fila degli addetti alla gestione delle relazioni umane. Una figura, quest’ultima, particolarmente diffusa nelle società di servizi e nelle organizzazioni complesse. E che, pertanto, risente anche del particolare tessuto produttivo italiano, caratterizzato per il 90% da imprese di piccole o medie dimensioni, che spesso preferiscono gestire i rapporti tra le persone internamente.

                    Gli operai si cercano altrove

                      Poche sorprese riserva anche il quadro delle posizioni ricercate. Nel 59% dei casi si tratta di impiegati, nel 21% di quadri, nel 9% di dirigenti e nel 3% di operai. Resta fuori un 8% indicato con la dicitura ´vuoto’, che comprende qualifiche non identificate secondo i parametri indicati dalla ricerca. Confrontando i risultati con le proporzioni del mercato del lavoro in generale emerge una sovraesposizione delle figure più qualificate, a danno degli operai. ´Ma bisogna stare attenti ad attribuire il giusto peso alla ricerca’, avverte lo stesso presidente di Assores, ´le aziende che si rivolgono alle società di ricerca e selezione del personale lo fanno soprattutto per individuare le figure già in grado di fornire una prestazione qualitativamente medio-alta, senza particolarità necessità di formazione sul campo. Negli altri casi, invece, preferiscono ricorrere direttamente al mercato o servirsi dell’intermediazione delle società di somministrazione del lavoro. Pertanto’, prosegue, ´l’indagine sottopesa il valore complessivo che assumono i lavoratori dei call center e gli operai’.

                        Dello stesso avviso Nicola Bertin, presidente della società padovana Ehr (Evaluation human resources), specializzata nel recruiting delle risorse umane. ´In particolare nel Nordest in cui operiamo maggiormente’, spiega, ´c’è una forte carenza di operai specializzati che, quando individuati, vengono retribuiti a livelli di gran lunga superiori rispetto alla media, spesso al pari dei quadri. Ma non si tratta di una figura che le società come la nostra sono in grado di individuare’.

                          Quanto vale la laurea

                            Per quanto riguarda il titolo di studio, i laureati ricercati ammontano al 47% del campione, contro il 40% dei diplomati e il 13% dei possessori del solo diploma della scuola dell’obbligo. ´Rispetto a precedenti rilevazioni’, aggiunge Roberto Corno, ´registriamo un progressivo posizionamento verso l’alto delle figure ricercate. Ne consegue che, in un mercato del lavoro sempre più competitivo, conseguire la laurea diventa importantissimo per superare la concorrenza’.

                              A livello di classi di studio, invece, emerge una netta prevalenza di lauree nelle discipline giuridiche-economiche-politiche sociali; le risorse diplomate risultano essere il 40%, con una discreta predominanza dei periti e dei tecnici diplomati.

                                Le preferenze dei giovani

                                  Ma il possesso di un titolo di studio accademico non basta a trovare la posizione in linea con le proprie ambizioni.

                                    Infatti, a guardare le preferenze dei neolaureati, emerge chiaramente l’esistenza di un divario rispetto a quello che offre il mercato.

                                      Secondo una ricerca realizzata dalla società di consulenza Cesop communication, il 25,8% dei neolaureati sogna di lavorare nel settore della ricerca&sviluppo e solo il 15,4% nella macroarea che comprende amministrazione, finanza e controllo. ´Molto gettonato’, sottolinea il presidente della società, Eugenio Amendola, ´è, invece, il settore delle risorse umane, che attrae il 14,8% dei giovani laureati, poco dietro il 15,2% della produzione e davanti ai settori personale e organizzazione (6,7%), comunicazione (5,4%) e sistemi informativi (4,5%)’.

                                        Le donne restano indietro

                                          Tornando alla ricerca di Assores, il 26% delle risorse inserite in azienda è femminile, contro il 74% degli uomini. ´Ma non è un segno di discriminazione’, precisa Corno, ´piuttosto, rispetto alle rilevazioni passate, si assiste a una maggior capacità di attrattiva da parte delle donne, che sempre più spesso puntano a occupare posizioni aziendali medio-alte’.

                                            L’81% delle risorse è stato inserito in azienda come impiegato, quasi il 13% come quadro, il 2% come dirigente, l’1% come operaio.

                                              Uno sguardo al futuro

                                                A giudicare dalle impressioni raccolte in questo primo scorcio del 2005, la situazione non è destinata a cambiare sensibilmente nel breve termine.
                                                ´Per quest’anno saranno ancora le figure commerciali a monopolizzare l’attenzione delle aziende’, pronostica Bertin, ´anche se, a livello di microlettori, vi sono delle novità rispetto al passato. In particolare’, aggiunge, ´assistiamo a una crescita di attenzione verso i manager della distribuzione. Il paventato ingresso di grandi colossi stranieri nel settore della gdo (grande distribuzione organizzata, ndr) sta rendendo il mercato più dinamico, trascinando al rialzo le quotazioni anche dei capi-area e dei gestori di grandi superfici’.

                                                  Occasioni sono attese anche nel settore finanziario. ´La figura emergente del momento’, spiega Tiziano Briguglio, amministratore delegato di Teg Research, ´è il private bunker. A lungo la gestione dei grandi risparmi è stata affidata ai consulenti finanziari. Oggi si assiste, invece, a una crescente specializzazione nel settore. Per questo vi sono aziende ”affamate” di professionisti con una solida formazione economica, esperienza nel campo finanziario e preferibilmente nell’asset management, oltre che dotati di una grande capacità di adattamento alle continue evoluzioni dei mercati. E l’attenzione crescente alla responsabilità sociale e all’etica d’impresa rende facile immaginare una crescita di questi professionisti anche nel medio-lungo termine’. (riproduzione riservata)