“Lavoro” Bonanni: «La deregulation non aumenta il Pil ma solo le vittime»

27/11/2006
    luned� 27 novembre 2006

    Pagina 13 – Politica

    Intervista a Raffaele Bonanni
    Raffaello Masci

    �La deregulation
    non aumenta il Pil
    ma solo le vittime�

      Di fronte a fatti come quelli di Perugia s’invocano la legge e il suo rigore, affinch� sia evitato il ripetersi di eventi simili.

      Lei, Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, non � di questo avviso?

        �No. Per niente. Il problema non sono le leggi, che ci sono, sia a tutela del lavoro che della sicurezza. Ma la politica che ha deciso che si potesse chiudere un occhio o anche tutti e due, e che bastasse rispondere ai problemi solo con l’ipertrofia legislativa�.

        Troppo generico.

          �No, concreto. E le spiego subito: perch� in questo paese abbiamo tanti morti sul lavoro come se fossimo in guerra? Perch� per molti anni � passato il principio che bisognava fare la deregulation, non si doveva essere pignoli e fiscali, bisognava dare mano libera alle aziende purch� facessero ricchezza. E poi si � visto come � andata: il Pil non l’abbiamo fatto e i morti invece s�.

          Una politica connivente con il lavoro nero?

            �In linea di principio no, � evidente. Ma nei fatti � stata una politica miope, che ha creduto che la competizione non si facesse con la ricerca, l’innovazione, la qualit� del prodotto, ma che servisse invece essere elastici sulle sicurezze, risparmiare sulle tutele, puntare sui bassi salari. Veramente pensiamo che si possa essere concorrenziali con questi sistemi? Andiamo.�

            Fin qui la protesta. E la proposta?

              �Poich� la questione del lavoro � seria, riguarda lo sviluppo e il futuro di questo paese e non � di destra o di sinistra, io chiedo come Cisl, ai presidenti di Camera e Senato, di istituire una commissione bicamerale sul lavoro, in spirito di cooperazione istituzionale al di l� degli schieramenti. Se affrontiamo l’anima sommersa del lavoro noi affrontiamo, al tempo stesso, la sicurezza, il lavoro nero e l’evasione fiscale e contributiva�.

              In quest’ottica come vede il piano delle liberalizzazioni che Rutelli ha annunciato per l’inizio del nuovo anno?

                �Ho un’indole liberale e – in linea di principio – le vedo con grande favore. Ma vorrei dire alla nostra classe di governo che prima di avviare altre privatizzazioni faccia un esame di coscienza su quelle fin qui effettuate. Si liberalizzino quei settori che non vanno bene, ma perch� svendere quello che funziona? Pensare che possa essere il mercato l’unico regolatore � una sciocchezza: serve invece una politica economica fatta di scelte, come � avvenuto in tutti i paesi capitalisti seri, come Francia e Germania�.

                Una ricetta in concreto per il governo?

                  �Indicherei tre punti. Primo: norme che garantiscano una concorrenza vera e non edulcorata. Secondo: un antitrust lontano dalla politica: se � gatto deve prendere i topi. Terzo: proporre una legge sull’azionariato collettivo dei lavoratori, che possa approdare anche a una responsabilizzazione nella governance dell’impresa�.

                  Rutelli ha anche parlato di pensioni. Senza approfondire il tema, come replica alla sua proposta di allungamento dell’et� pensionabile?

                    �Se il governo vuole parlare di pensioni mi va bene. Se per� mette avanti come pregiudiziale l’allungamento dell’et� pensionabile, allora di pregiudiziale ne abbiamo una anche noi: rivalutino le pensioni, che da quando sono state scorporate dai salari, 14 anni fa, hanno perso il 34% del potere di acquisto. Vogliamo parlarne, ministro Rutelli?�.