Lavoro, arriva il curriculum vitae «europeo»

08/04/2002






LA NOVITA´ PUBBLICATA SULLA GAZZETTA UFFICIALE DELLA COMUNITA´
Lavoro, arriva il curriculum vitae «europeo»
Hobby, cultura e personalità saranno decisivi per la conquista del posto

BRUXELLES

Non risolverà da solo il problema dei sedici milioni di disoccupati in Europa, ma il modello europeo di Curriculum Vitae, un formulario uguale per tutti i paesi dell’Unione, appena approvato dalla Commissione europea, contribuirà a facilitare la mobilità dei lavoratori in Europa. Pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee» lo scorso 11 marzo e disponibile sul sito della Commissione in tutte le lingue, il modello europeo di CV è adesso una realtà e, seppure applicabile su base volontaria, c’è da giurarsi che in poco tempo diventerà un riferimento per studenti, datori di lavoro e giovani alla ricerca di un impiego. Si presenta come qualunque Curriculum, sotto forma di caselle, facilmente leggibili da un computer, in cui inserire i propri dati personali, i titoli di studio, la conoscenza delle lingue straniere e le esperienze professionali. Ma i burocrati di Bruxelles non hanno tralasciato delle caselle vuote, da riempire con quelle doti apprese sul campo, non legate a un titolo di studio, quei «tratti del carattere» o competenze «umane» che possono diventare determinanti nella selezione per un posto di lavoro. Così il modello prevede una parte destinata alle capacità relazionali, utili in un lavoro di squadra, come il saper lavorare e vivere insieme ad altre persone, in un ambiente multiculturale, parlando possibilmente varie lingue. La sezione «competenze organizzative» riguarda la capacità di coordinare e gestire le persone, i progetti e i bilanci, acquisita al lavoro o nel volontariato o anche, soltanto, a casa. Non manca altresì la casella «attitudini e competenze artistiche» e, forse per compiacere i paesi del sud dove il «mi manda…» è spesso di primaria importanza, in basso al formulario europeo si possono indicare nomi di persone conosciute, che possono garantire per le doti del candidato. Il modello di CV europeo è stato preparato dal «Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale» (Cedefop), l’agenzia della Commissione europea responsabile del lavoro, con sede a Salonicco, in Grecia. Nel sito del Cedefop (http://cedefop.eu.int/transparency) si possono trovare degli esempi di curricula di cittadini provenienti da vari paesi europei con titoli e formazioni professionali diverse. Il curriculum unico per tutti i Paesi della Ue è una delle iniziative proposte al vertice di Lisbona due anni fa, dove i Capi di Stato e di Governo s’impegnarono a far diventare in diec’anni l’Europa «l’economia più competitiva del pianeta». Per cominciare a recuperare i ritardi accumulati, soprattutto rispetto agli Stati Uniti, bisogna aumentare la mobilità dei lavoratori da un Paese all’altro. Le cifre sono sconcertanti: nel 1999 solo l’1,2% dei cittadini europei ha cambiato regione di residenza contro il 5,9% degli USA; nel 2000 solo il 16,4% dei lavoratori comunitari era alle dipendenze del proprio datore di lavoro da meno di un anno, contro il 30% negli Stati Uniti. Certo, in America non esistono le stesse barriere linguistiche dell’Unione europea, dove sono registrate ben 11 lingue ufficiali, ma, come ripete spesso la Commissaria all’educazione Viviane Reding, per aiutare la mobilità e offrire più chances a chi cerca lavoro, «bisogna aumentare la trasparenza delle qualifiche da un Paese all’altro». «Il CV europeo è una delle tappe per presentare in maniera chiara e comparabile le competenze e le esperienze», dice la Reding, che invita adesso Stati membri, insegnanti, datori di lavoro, sindacati e centri d’orientamento a divulgare il modello europeo di curriculum. Le altre tappe proposte dalla Reding con la collega greca responsabile per le politiche sociali, Ana Diamantopoulou, sono contenute in un piano per la mobilità portato sul tavolo dei Capi di Stato nel vertice di Barcellona, lo scorso marzo. Tra i punti del piano europeo, si trova naturalemente in cima la necessità di armonizzare i diritti sociali e di trasferire i diritti maturati per la pensione. Ma una parte importante è dedicata alla formazione e al riconoscimento dei titoli, senza i quali il CV europeo non ha alcun valore. Perchè se è vero che con l’arrivo del mercato unico, dovrebbe esistere il riconoscimento dei titoli professionali, è anche vero che la Corte di Giustizia europea condanna spesso gli ordini professionali per non aver accettato dei professionisti stranieri. L’esecutivo Ue invita così gli Stati membri a definire le materie prioritarie nella riforma del sistema educativo, inserendo per esempio l’informatica e le lingua straniere per tutti. Oltre al CV europeo, la Commissione ha approvato degli strumenti utili a rendere più chiare le esperienze svolte all’estero, come «Europas’s Formation», un passaporto che indica tutti i luoghi dove si sono svolti degli stage professionali o il «Supplemento dei diplomi», un formulario con la traduzione dei propri titoli di studio in altre lingue straniere.

Maria Maggiore