Lavoro, ancora stallo sull´art.18

04/03/2002


 
DOMENICA, 03 MARZO 2002
 
Pagina 37 – Economia
 
Il governo invita le parti sociali a trovare un accordo, ma Maroni attacca: ci sono norme "veterosindacali, antistoriche e dannose"
 
Lavoro, ancora stallo sull´art.18
 
Berlusconi:"Pronti a recepire un´intesa". Cofferati:"Non trattiamo"
 
 
 
 
DAL NOSTRO INVIATO
GIORGIO LONARDI

MANFREDONIA – «Il governo sull´articolo 18 ha già fatto un passo indietro». Silvio Berlusconi fa una breve pausa. Poi fissa dal palco Savino Pezzotta seduto in prima fila per ascoltarlo e aggiunge: «Abbiamo dato tempo alle parti di trovare un accordo. Se entro due mesi si raggiungerà un´intesa siamo pronti a recepirla». Sembra più disponibile alla mediazione, il presidente del Consiglio. Ma le «aperture» compiute a Manfredonia davanti a centinaia di imprenditori saranno gelate poche ore più tardi con un secco comunicato di Palazzo Chigi: «Nessun passo indietro sull´articolo 18. Il premier ha detto in maniera inequivocabile che il governo ha affidato alle parti il compito di trovare un´intesa».
Insomma, lo stallo è totale. Cofferati, infatti, ha confermato da Roma la sua opposizione al negoziato: «Dove non ci sono problemi oggettivi», ha detto, «e un interlocutore vuole procedere alterando diritti di civiltà, bisogna dire un no pacato e fermo. Sull´articolo 18 non c´è alternativa. Un sindacato che accetti modifiche dei diritti fondamentali poi non è credibile quando chiede diritti per chi non ne ha. Noi pensiamo di avere ragione».
A Manfredonia Berlusconi giocava in casa. Certo, il contratto d´area che aveva propiziato lo sbarco in Puglia di una ventina d´imprenditori veneti (duemila posti di lavoro a regime, 220 milioni di euro di investimenti) era stato voluto da Prodi. Ma la platea era visibilmente dalla parte del premier. E così il presidente si è rallegrato per la disponibilità al dialogo del leader della Cisl: «Dottor Pezzotta, con lei è molto piacevole discutere. Lei è sempre pronto a sedersi a un tavolo… che può anche essere una tavola. E questo è una cosa più positiva che andare allo scontro». Immediata la replica del leader cislino: «Non sono mai stato invitato a tavola da Berlusconi. Lo giuro sui miei figli. Forse il presidente del Consiglio si è confuso con la tavolata di Palazzo Chigi».
Successivamente lo stesso Pezzotta ha spiegato che la Cisl vuole il negoziato ma «il gioco non deve essere truccato». Quindi ha precisato che il suo sindacato è «pronto al dialogo e disponibile al confronto ma tutti sanno come la pensiamo sull´articolo 18. Noi andremo al tavolo sapendo che ci sono cose possibili da fare e cose impossibili da raggiungere».
Insomma, si alla trattativa ma tenendo bene a mente che la Cisl sul via libera ai licenziamenti non ci sta. Anche perche ad Assago il ministro del Welfare Roberto Maroni alzava i toni chiedendo il superamento di «norme vetero-sindacali, antistoriche, inutili, dannose per l´occupabilità e le opportunità di crescita lavorativa». Quanto al presidente della Confindustria Antonio D´Amato ha sostenuto che il dialogo tra le parti sociali è «irrinunciabile». Un confronto, sembra sostenere D´Amato che intanto si può fare con chi ci sta. Dice il leader degli industriali rivolgendosi a Savino Pezzotta: «Abbiamo qui un sindacato che è disposto a trattare dei problemi del Sud ed è con questo che vogliamo dialogare di Mezzogiorno, di infrastrutture e di riforme del mercato del lavoro. Abbiamo voglia di confrontarci sulle politiche dello sviluppo di cui il Sud ha necessità e di riforme del lavoro».