Lavoro, anche la Cgil nei comitati anti-sommerso

07/11/2002

7 novembre 2002



La confederazione non aveva firmato l’avviso comune sull’emersione

Lavoro, anche la Cgil nei comitati anti-sommerso

      ROMA – La Cgil non ha firmato l’accordo sul sommerso, figlio del Patto per l’Italia, ma è entrata nei Cles, i comitati locali per l’emersione (101, uno per provincia), previsti dallo stesso accordo. «Partecipiamo – spiega il segretario confederale Giuseppe Casadio – per vedere quello che succede. Siamo un sindacato impegnato nella lotta al sommerso e siamo interessati a stare in tutte le sedi dove si discute di questo problema, ma noi non parteciperemo ad alcun atto di votazione dei Cles». Comunque sia, la successione dei fatti è questa. Il 24 luglio scorso il governo, tutte le associazioni imprenditoriali e tutti i sindacati, tranne la Cgil, hanno sottoscritto l’«avviso comune» per la lotta al sommerso. L’accordo era previsto dal Patto per l’Italia concluso dagli stessi soggetti il 5 luglio. L’allora segretario della Cgil, Sergio Cofferati, che aveva bocciato il Patto, bocciò anche l’intesa sul sommerso. «Firmare l’avviso comune – disse Cofferati – equivale a dare un copertura politica al governo: è un errore che la Cgil ha deciso di non compiere». Nel merito, secondo la Cgil, gli impegni contenuti nell’accordo non erano «né praticabili, né realizzabili» e comportavano il rischio di «uno snaturamento del sindacato», che avrebbe dovuto gestire i processi di emersione attraverso i Cles e gli enti bilaterali. L’avviso comune è stato tradotto in legge con un decreto approvato l’altro ieri dalla Camera in seconda lettura (ma deve tornare al Senato). Il decreto prevede la costituzione dei Cles presso ogni direzione provinciale del lavoro. Ogni comitato è composto di 16 membri indicati dal governo, dall’Inps, dall’Inail, dagli enti locali e dalle associazioni imprenditoriali e sindacali. Ai sindacati «più rappresentativi» spettano 4 posti. Ai Cles devono rivolgersi gli imprenditori in nero che vogliono mettersi in regola. I comitati approvano i piani di emersione e quindi hanno un grande potere. Dispongono anche di un finanziamento pubblico per il loro funzionamento di 500 mila euro per quest’anno e di 2,6 milinoi di euro per il 2003.
      Sono già stati costituiti 84 Cles, ha annunciato con soddisfazione Maroni. Per tutti la Cgil ha indicato i propri rappresentanti. Commenta Raffaele Bonanni (Cisl): «Non mi porrei tanto un problema di coerenza della Cgil. La battaglia di Cofferati era tutta politica. Per la Cgil stare fuori sarebbe come fare harakiri, rinunciare cioè a fare sindacato in intere aree del Paese. E a noi fa piacere che ci siano perché così il sindacato conterà di più nei Cles». «La Cgil – aggiunge Paolo Pirani – sta da sempre con noi e la Cisl nelle casse edili e negli enti bilaterali di formazione. Se vuole continuare a fare sindacato, deve stare anche nei Cles. Ha semplicemente dovuto prendere atto della realtà».
Enrico Marro


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