Lavoro, al Senato tempi più lunghi

10/04/2002





Lavoro, al Senato tempi più lunghi

Sì dei centristi alla cabina di regia

Lina Palmerini

ROMA – Restano le code polemiche nella maggioranza sulla cabina di regia di Palazzo Chigi proposta dal vicepremier, Gianfranco Fini per far ripartire il dialogo sociale e rilanciata da Rocco Buttiglione. Anche ieri ci sono state dichiarazioni polemiche del capogruppo del Carroccio alla Camera, Alessandro Cè («secondo me la smantelliamo») ma il chiarimento è in corso nel Governo. L’altolà della Lega, ribadito anche da Umberto Bossi al premier, sembra sia servito soprattutto a mandare un messaggio chiaro ad An: la cabina di regia non deve avere connotazioni partitiche. Il ruolo di Fini, dunque, dovrà esprimere la posizione di Palazzo Chigi e non quella di Alleanza nazionale sui temi del lavoro e dell’articolo 18. Lo stesso ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha fatto sapere che una sintesi nel Governo è necessaria anche in vista della riforma degli ammortizzatori sociali per la quale è necessario il via libera dell’Economia, ma senza "fughe in avanti" solitarie sulla delega-lavoro e sui licenziamenti. Insomma, la mediazione dovrà essere gestita da tutti. «Nella cabina di regia ci devono essere tutti i leader della coalizione e il ruolo di coordinatore dovrà essere di Fini o di Berlusconi», ha detto Buttiglione. Un coordinamento nell’Esecutivo è necessario. Scegliere se e quanti soldi stanziare per aprire il tavolo di confronto con i sindacati sarà un passaggio politico delicato che creerà più di qualche attrito nella maggioranza. Si tratterà infatti di decidere su quali priorità il Governo intende puntare con il Dpef: sulla sicurezza e sulle tutele sociali come ha chiesto An dal palco congressuale oppure sui tagli fiscali su cui preme la Lega. Anche dai centristi è partita l’offensiva a Giulio Tremonti perché sblocchi con il Dpef gli stanziamenti necessari per gli ammortizzatori sociali. «A costo zero – ha detto ieri il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione – non si può fare una buona riforma, bisogna trovare un equilibrio tra nuove risorse e risparmi di fondi già stanziati». Ma il ministro centrista non ha escluso alcuna correzione alla delega-lavoro, incluse le attuali misure sui licenziamenti. «Nulla ci vieta – ha detto Buttiglione – di fare un’agenda del confronto in cui l’articolo 18 venga messo in fondo. E forse alla fine tutti scopriremo che ci sono cose più importanti dei licenziamenti». Intanto la commissione Lavoro di Palazzo Madama sta a guardare l’esito del dialogo sociale prima di affrontare gli articoli più caldi del provvedimento, in primis le modifiche all’articolo 18. È al momento accantonata la proposta di sospendere l’esame di alcune parti della delega (quelle sugli ammortizzatori sociali, sull’articolo 18 e sull’arbitrato): l’opposizione ieri si è messa di traverso chiedendo invece una sospensione totale del provvedimento e ribadendo la richiesta di stralcio delle nuove misure sui licenziamenti. I tempi del Senato sono comunque molto rallentati. Si andrà avanti fino alla prossima settimana, ma a stento si arriverà all’esame dell’articolo 2 visto che in votazione ci sono circa 200 emendamenti. Poi è prevista una sospensione dei lavori per due settimane, dunque, si ricomincerà solo il 7 maggio. Domani intanto il Consiglio dei ministri vara la riforma del collocamento (vedi anche Sole 24 Ore di sabato) mentre prende forma il nuovo Libro bianco di Maroni dedicato ai temi dell’assistenza: famiglia, anziani, minori, tossicodipendenza, disabilità, contrasto alla povertà saranno i temi affrontati.

Mercoledí 10 Aprile 2002