Lavoro al ritmo della Mc-suoneria – Manifesto giovedì 5 aprile 2001

Lavoro al ritmo della Mc-suoneria


Testata
: Manifesto Del: 04/05/2001


giovedì 5 aprile 2001



Lavoro al ritmo della Mc-suoneria
Viaggio in un McDonald’s, tra cronometri inflessibili e bacheche sindacali invisibili
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

"Driin". In cucina, dietro i sorrisi firmati Mac, è un continuo trillare di griglie. Devi mettere prima la fetta di pane, subito dopo l’hamburger, la fettina di formaggio e i cetriolini, "sparare" il Ketchup con le speciali pistole, poi un’altra fetta di pane, e via verso il banchetto che li tiene in caldo. Non possono sostare più di 10 minuti, dopo vanno buttati, come le patatine, che "reggono" al massimo per 7 minuti.
In tutti i 28.000 fast food McDonald’s del mondo, per circa 1.500.000 dipendenti, i pesi degli hamburger, il formato delle patatine, i tempi di cottura delle griglie, con i relativi squilli che richiamano all’ordine, sono standard. Derogare è un’eresia. A raccontare i ritmi e l’ambiente di lavoro, è D. T., un ragazzo di Salerno, 22 anni, che ha lavorato per quasi due anni in due McDonald’s di Milano, di fronte alla stazione centrale. Si era iscritto a giurisprudenza, voleva conciliare il part time con gli esami. I troppo flessibili Mc-orari non glielo hanno permesso: adesso è tornato in Campania, rinunciando al lavoro nella multinazionale e agli studi. In cambio – magra consolazione – nel settembre scorso ha avuto un assegno di 10 milioni. La Mac ha detto: tu rinunci a farci causa per i part time poco regolari, noi ti paghiamo questa cifra. Prendere o lasciare.
"Ho passato due anni d’inferno", spiega. "All’inizio stavo facendo carriera per diventare manager, ma il fatto che chiedessi di conciliare gli orari del mio studio con quelli del lavoro ha cominciato a dare fastidio. Sono stato trasferito e mi sono iscritto al sindacato (Fisascat Cisl) per essere più garantito". Nel locale milanese, il Duca D’Aosta 2, oltre a D., lavoravano 14 o 15 immigrati, originari delle Filippine, del Bangladesh, del Perù. "Qualsiasi mio tentativo di sindacalizzarli era osteggiato dalla direzione. Misero la bacheca sindacale sopra un rotolo di carta, in alto, in modo che gli altri avessero difficoltà a vederlo, e vicino agli uffici dei manager, per dissuadere da letture troppo prolungate. Cominciarono a mettermi orari impossibili, con molte albe. Ero costretto a contare un numero immenso di scontrini in una cantina, dicevano che ‘sentivano puzza’ quando passavo. Evidentemente, non potendomi licenziare, avendo un contratto di 21 mesi, volevano che me ne andassi da solo".
Eppure, per i banconisti più buoni, mensilmente è indetto il concorso "dipendente del mese". "Affiggono la tua foto, ti danno un premio di 100.000 lire, e un viaggio se diventi ‘dipendente dell’anno’". L’altra faccia della medaglia, è un computerino interno alle casse che fa il conto di quanti clienti servi al minuto. "Devi essere un robot: più ne servi, meglio è. In 2 minuti devi mettere panini, patatine, coca cola e ghiaccio, e se ritardi vieni rimproverato dai manager che ti tengono d’occhio continuamente". D. ha deciso di accettare l’assegno, l’avvocatolo ha dissuaso dal fare causa. Ma gli altri studenti che lavorano da McDonald’s riusciranno a laurearsi?