Lavoro al bivio tra riforme e vecchi diritti

02/05/2002





Primo Maggio – Oggi Cgil, Cisl e Uil tornano in piazza: la manifestazione a Bologna anche per dire no a ogni forma di terrorismo
Lavoro al bivio tra riforme e vecchi diritti
Bocciata l’ipotesi di compromesso per spostare l’art.18 dalla delega a un Ddl – Ammortizzatori sociali e sommerso i temi veri del confronto
ROMA – Quest’anno il primo maggio non sarà solo una ricorrenza. Nelle piazze, la festa dedicata ai lavoratori, acquisterà toni diversi dal passato, condizionata com’è non solo dal dibattito sull’articolo 18 ma anche dal terrorismo. I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno infatti scelto di intervenire a Bologna, diventata città simbolo di una nuova frontiera anche per il sindacato. Bologna è stata la città di Marco Biagi, quella dove, a pochi passi dalla sua abitazione, è stato ucciso in un attentato rivendicato dalle Brigate rosse il 19 marzo scorso. Dunque, terrorismo e diritti diventano la inusuale combinazione di questa giornata: fermezza su un fronte ma anche polso deciso contro il Governo e il progetto di modifica delle norme sui licenziamenti. «Per la prima volta lo slogan del primo maggio avrà la parola "amore" e questo è un segno forte di cambiamento», ha detto il leader Cisl, Savino Pezzotta. Una ferma condanna al terrorismo ma anche la riaffermazione dei valori della democrazia, sono i temi di Sergio Cofferati, leader della Cgil: «Nella scelta di celebrare il primo maggio a Bologna c’è forte l’intenzione del sindacato di ribadire la più ferma condanna e lotta alla follia del terrorismo». E la festa diventa una scadenza ancora più simbolica perché legata ai tempi della trattativa sulle riforme del Welfare e del mercato del lavoro. Come annunciato dal Governo, il dialogo riprenderà superata la boa di questa giornata anche se gli spiragli per la ripresa di un confronto e l’approdo a un accordo sono ancora esili. L’Esecutivo infatti non intende fare marcia indietro, forte anche dei via libera che arrivano da istituti internazionali e da ultimo, anche dal G-8 per l’occupazione che ha ribadito la necessità di riforme strutturali per agganciare la ripresa. Tra vecchi e nuovi diritti si celebra quindi questa giornata mentre ogni ipotesi di mediazione apparsa in questi giorni è stata già affondata. Le esigenze di copione, alla vigilia del primo maggio, impongono le bocciature, come è accaduto ieri all’idea di traslocare le misure sui licenziamenti in un disegno di legge sul sommerso. «È un’ipotesi che non esiste», ha tagliato corto Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare. Il sommerso resta però l’altro tema forte dell’agenda del Governo. A ribadirlo, del resto, è stato lo stesso ministro del Welfare Roberto Maroni che nei giorni scorsi ha annunciato di voler chiedere un intervento alla Commissione europea. Il fatto però di trasportare di peso la deroga dell’articolo 18 a un Ddl sul sommerso non convince né le imprese né il sindacato. «La mediazione va fatta al tavolo di trattativa: tutte le ipotesi avanzate fuori dal negoziato sono destinate a bruciarsi. Invitiamo quindi tutte le parti ad accettare l’invito al dialogo», ha commentato il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi. A bocciare oltre che il metodo anche il merito è invece la Cgil. «Ogni giorno – ha commentato il numero due della confederazione, Guglielmo Epifani – c’è una proposta nuova e questo testimonia che da parte di alcuni settori del Governo ci si rende conto che si deve cambiare la linea seguita, ma non si ha il coraggio di farlo fino in fondo. Si cercano vie di uscita che talvolta paiono peggiori di quella che è stata posta con la delega sull’articolo 18». Anche dalla Uil e dalla Cisl arriva un chiaro altolà alla proposta bollata come «inaccettabile». Ma nella maggioranza e, fuori dal ministero, si continua a lavorare a più livelli per cercare una possibile via d’uscita al muro contro muro con i sindacati. A questo punto toccherà alla cabina di regia che verrà istituita a Palazzo Chigi fare sintesi, a livello politico, delle diverse anime della coalizione. Al momento, quello che sembra un orientamento certo del Governo è che le nuove misure non usciranno dal Parlamento: questo però non escluderebbe la creazione di un nuovo strumento parlamentare. L’altra via d’uscita è puntare solo su una fattispecie di deroga e, la più "gettonata", è quella per le imprese che assumano oltre la soglia dei 15 addetti. Accanto ai licenziamenti c’è il nodo ammortizzatori sociali: in attesa di trattare con l’Economia sulle risorse, il Welfare ha messo a punto uno schema di riforma che prevede in una prima fase il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione e poi la trasformazione dell’attuale sistema in uno a due pilastri, pubblico e imprese-lavoratori finanzieranno insieme l’estensione dei sussidi.

Lina Palmerini
Mercoledí 01 Maggio 2002