Lavoro, accordo fatto (e separato)

19/06/2002

19 giugno 2002


1) Lavoro, accordo fatto (e separato) – prima pagina

2) Accordo separato sull’art.18pagina 4


Lavoro, accordo fatto (e separato)


E’ pronto l’accordo tra Cisl, Uil e governo sulla modifica dell’articolo 18. Domani l’annuncio ufficiale. Le imprese che passerano la soglia dei 15 dipendenti potranno licenziare liberamente

PAOLO ANDRUCCIOLI


La modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è cosa fatta. E si chiamerà «Patto per l’Italia». Aderiranno tutti i sindacati, meno la Cgil. Il passo formale dell’accordo verrà compiuto domani a palazzo Chigi dove il governo ha convocato le parti per un’accelerazione. La notizia è circolata ieri sera in modo informale quando era ancora in corso l’incontro tra il governo e le parti sociali sul Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria. La riunione ha preso però subito tutt’altra piega, anche perché il governo continua a brancolare nel buio quanto a previsioni economiche. In apertura dell’incontro con i sindacati il ministro Tremonti ha parlato di una previsione di crescita che oscillerà tra l’1.3% e il 2,3%. Un’ammissione che la crescita effettiva sarà più vicina all’1 piuttosto che al 2%. E l’ammissione di una sconfitta, dato che lo stesso ministro, solo qualche mese addietro, aveva lanciato cifre da capogiro, tipo il 3%. Nel frattempo però Cisl e Uil hanno già stretto accordi informali con alcuni ministri per «ritoccare», o revisionare lo Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970. Si scambiano così diritti dei lavoratori con promesse (a dire il vero molto vaghe) sulle risorse da destinare agli ammortizzatori sociali. Uno scambio tra i diritti dei giovani lavoratori e fumosi interventi in tema di ammortizzatori sociali, vale a dire soldi ai disoccupati e ai licenziati. Nonostante l’uso del linguaggio politichese che contraddistingue ormai anche il premier delle comunicazioni di massa, Silvio Berlusconi ieri sera è stato molto chiaro. Ci deve essere un confronto molto serrato sul Dpef che possa portare a un Patto per l’Italia in vista di scadenze molto impegnative per il governo, dal vertice di Siviglia al G8 in Canada. Per la riforma fiscale c’è tempo, dato che i primi effetti si vedranno solo nel 2003. Per il Mezzogiorno c’è tempo e così per gli ammortizzatori sociali per i quali il ministro dell’economia Tremonti al momento non è disponibile a concedere nulla. L’unica cosa che si accelera sarà dunque proprio la modifica dell’articolo 18, seppure ridotta dalla sua portata iniziale. Dalle tre fattispecie previste inizialmente dalla delega si passerà a una, l’innalzamento della soglia dei dipendenti. Sergio Cofferati ha detto che «se altri firmeranno un accordo, faremo attraverso la lotta e tutti gli altri strumenti disponibili il massimo del contrasto possibile perché quelle eventuali modifiche non diventino mai operative». E già da domani partiranno gli scioperi della Cgil in Lombardia e in Campania. Stiamo per cambiare l’articolo 18? Vedremo. E’ stata questa la mezza ammissione del segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta.

SINDACATI
Accordo separato sull’art.18


Cisl e Uil pronte a firmare. Domani l’incontro a palazzo Chigi. Dpef al buio

PAOLO ANDRUCCIOLI


L’incontro di ieri sera sul Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria, si è trasformato in un’accelerazione dei tavoli di trattativa tra governo e parti sociali. Cisl e Uil hanno accettato l’invito di Silvio Berlusconi a stringere con le riforme sul mercato del lavoro per arrivare preparati al vertici di Siviglia e del G8 in Canada. Tradotto: Cisl e Uil confermano di essere pronte al compromesso sull’articolo 18. Incalzati dai giornalisti al termine della riunione di ieri a palazzo Chigi i segretari di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, non hanno voluto dichiarare niente di formale. Ma non hanno neppure smentito la possibilità che si arrivi già domani a un primo accordo separato (ovvero senza la Cgil) sulle modifiche da apportare allo Statuto dei lavoratori. Il compromesso che tutti i sindacati, meno la Cgil, si stanno apprestando a firmare riguarda la sospensione dell’articolo 18 per una sola fattispecie rispetto alle tre inizialmente previste dalla legge delega sul mercato del lavoro. E’ ormai molto probabile che l’articolo 18 non si applicherà a quelle aziende che decidano di crescere oltre i 15 dipendenti. Ovvero i nuovi assunti che faranno scattare la soglia non potranno più beneficiare dell’articolo 18 in caso di licenziamento senza giusta causa. Se passasse questo «compromesso» sarebbe la traduzione del primo storico scardinamento della struttura dei diritti del lavoro in Italia. E sarebbe l’introduzione di un doppio regime di diritti, quello dei lavoratori già assunti, e quello dei nuovi assunti.

Il segretario della Cgil, Sergio Cofferati, alla fine dell’incontro di ieri sera a palazzo Chigi, ha dichiarato che il suo sindacato non accetterà mai alcuna modifica dell’articolo 18 dello Statuto. Anzi che se altre organizzazioni sindacali dovessero firmare un accordo in tal senso, la Cgil metterebbe in campo tutte le sue forze per respingere l’applicazione delle modifiche dell’articolo 18. La Cgil aveva già previsto una serie di scioperi regionali contro le leggi delega e già domani, in concomitanza la firma dell’eventuale accordo separato a palazzo Chigi ci saranno gli scioperi della Lombardia e della Campania. E’ anche probabile a questo punto che la Cgil debba decidere al più presto cosa fare a proposito dello sciopero generale nazionale che inizialmente era stato previsto per l’autunno.

Per quanto riguarda invece il Dpef ieri sera si è saputo solo che il governo potrebbe fra slittare di qualche giorno la data di presentazione ufficiale del documento di programmazione economica che preclude alla finanziaria 2003. Il ministro Tremonti ha fatto solo sapere che le cifre sono ancora tutte da definire e che l’unica cosa certa è la riduzione delle aspettative di crescita economica. Inizialmente il governo Berlusconi aveva infatti parlato di una crescita del 3%. Ieri il ministro dell’economia ha ammesso che la crescita potrebbe oscillare tra l’1,3% e il 2,3%. Per quanto riguarda le tasse ridotte se ne riparlerà nel 2003, mentre per quanto riguarda i 700 milioni di euro richiesti dai sindacati per gli ammortizzatori sociali siamo per ora ancora in alto mare.

Il premier Silvio Berlusconi, al termine dell’incontro di ieri a palazzo Chigi, si è voluto rifare della «tristezza» per l’eliminazione della nazionale italiana dai mondiali di calcio, parlando di un grande Patto per l’Italia che i sindacati starebbero ormai per firmare. Domani avremo quindi la formalizzazione della definita spaccatura del sindacalismo confederale italiano. Ormai in Italia ci sono solo due sindacati: il sindacato di governo e il sindacato di opposizione, dato che la Cgil si oppone da sola alle modifiche dello Statuto dei lavoratori, ma anche alla trasformazione del sindacalismo attraverso gli enti bilaterali. Qualcosa sta cambiando davvero in Italia, nel profondo della società e nel profondo delle istituzioni.